21 maggio 2018

Sulla strada - Jack Kerouac {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti lettori,

bentornati sul blog. Qualcuno di voi forse già lo sa, la scorsa settimana sono stata al Salone del libro di Torino, e quindi non ho potuto scrivere nessun articolo. In ogni caso oggi è di nuovo Lunedì e stavolta non può mancare la consueta recensione. Vi parlo di un libro molto particolare, uno di quei titoli che secondo me vanno letti nel momento giusto per essere apprezzati. Una di voi me lo ha consigliato dicendomi che è una lettura che parla di libertà, io quando l'ho scelta avevo appena finito gli esami universitari, avevo qualche giorno di dolce far niente e mi sentivo un po' ad una svolta. Ho seguito il consiglio e ho fatto bene: era effettivamente il periodo migliore per leggerlo. Da molti amato, da molti altri disdegnato, ecco la mia recensione di Sulla strada di Jack Kerouac.

Sulla strada Jack Kerouac Recensione no spoiler felice con un libro

Titolo: Sulla strada
Autore: Jack Kerouac
Editore: Mondadori
Data pubblicazione: 1957
Pagine: 362

Sulla strada racconta la folle vita di Sal Paradise negli anni della sua giovinezza, e di alcune tra le persone a lui più care, soprattutto l'ancòra più folle Dean Moriarty.
Ma Sal e Dean non sono altro che Kerouac stesso e il suo amico Neal Cassady.
Siamo davanti quindi ad un romanzo autobiografico, e lasciatemelo dire, credo che Kerouac non potesse esprimere meglio il suo modo di vivere.

Jack Kerouac e Neal Cassady

Come il titolo promette, l'autore ci racconta i suoi viaggi, le sue scorrazzate su e giù per l'America. Partenze improvvisate, organizzate in una giornata: pochi spiccioli, tanti autostop e ogni volta una mèta da raggiungere.
Denver, New York, San Francisco, Detroit, Sal non riesce a star fermo, lui e la sua compagnia sono animati da una frenesia incontrollabile, conseguenza delle infinite possibilità che l'America promette di offrire.
E le vogliono sfruttare tutte queste possibilità, vogliono accumulare più esperienze possibili: droga, donne, concerti, alcool, piccoli furti e decine e decine di lavori diversi per tirare avanti, per continuare ad andare, andare, andare.
Questo è Sulla strada: un romanzo che segue sempre lo stesso ritmo, quello della strada appunto, che scorrendo veloce sotto i piedi dei protagonisti è uno dei pochi mezzi che riesce a farli sentire vivi.

Nessuna trama quindi, nessun colpo di scena: semplicemente il racconto di una giovinezza segnata più o meno sempre dagli stessi eventi. Inizialmente ci vuole un po' di tempo per entrare nel romanzo, bisogna stare attenti a non farselo venire a noia subito, ma una volta capito l'andamento e preso il ritmo, il libro diventa magnetico.
Si sente davvero la voglia di partire, l'aria di libertà, il vento, il sole, la fatica, durante le decine di folli viaggi che ci troviamo a vivere. Sembra di essere lì con lui, Sal, e i suoi amici. Di far parte della banda.

Ma chi sono Sal, Dean e tutti gli altri? Dei giovani scapestrati con la voglia di conquistare il mondo. Sicuramente non il tipo di ragazzi che mi piacerebbe frequentare, anzi, forse esattamente il tipo di persone da cui oggi i genitori intimano di stare lontani.
Troppi vizi, troppi rischi, troppa pericolosa esuberanza. Sono la Beat Generation dell'America degli anni cinquanta, la cosiddetta "gioventù bruciata": gruppi di ragazzi che disdegnano le regole, animati da un disagio che li spinge a sperimentare droghe, riti religiosi o spirituali ed esperienze estreme. Spesso sono artisti, musicisti, scrittori. Hanno un certo fascino (Kerouac è stato fonte di ispirazione per Bob Dylan) ma sono persone fuori dalle righe.
C'è chi è stato ricoverato in un ospedale psichiatrico, chi è diventato tossicodipendente, chi si è sposato più volte e non ha riconosciuto i propri figli, addirittura uno di loro, Burroughs ha ucciso la moglie, forse accidentalmente, e un altro, Lucien Carr, uccise a coltellate, probabilmente per difendersi, un suo amante.
Kerouac stesso è stato in carcere, lui era uno di loro, anzi uno dei fondatori del movimento, e Sulla strada ne è il manifesto. Il manifesto della Beat Generation.

Hal Chase, Jack Kerouac, Allen Ginsberg e William Burroughs

Come è possibile che un libro che parla di questo tipo di gioventù non dia, in un certo senso, fastidio durante la lettura?
È grazie allo stile di scrittura dell'autore, che, come vi ho già accennato, è ritmico, magnetico. Kerouac stesso la chiama prosa spontanea.
Per apprezzarla bisogna lasciarsi trasportare, adattarsi ed entrarci dentro, bisogna astenersi da giudizi e provare a vedere il mondo dalla folle prospettiva dei protagonisti. La cosa che mi ha sorpresa di più è che, incredibilmente, io ci sono riuscita, e il merito non può che essere di Kerouac stesso.

La Beat Generation non mi piace, Jack Kerouac come persona non mi piace, i suoi amici tanto meno, ma questo libro mi è piaciuto.

VOTO: 🌞🌞🌞🌞
4

L'unica cosa che posso fare è quella di rigirare a voi il consiglio che è stato dato a me: leggetelo quando avete voglia di un libro che parli di libertà. E, se deciderete di farlo, fatelo senza alcuna aspettativa.
Potrebbe annoiarvi, potrebbe non fare al caso vostro, ma se invece sarà la lettura giusta, allora vi stregherà.

Se volete acquistare il romanzo, potete farlo su Amazon al seguente link, così facendo riceverò una piccola commissione dal sito, che mi aiuterà a portare avanti il blog (per voi tutto rimarrà uguale). Grazie infinite!



Vi mando un bacione,
Silvia 💘

2 commenti:

  1. L'ho letto tanti anni fa e non mi aveva entusiasmato. Forse ero troppo giovane. Dovrei cimentarmi nella rilettura! Complimenti per la foto, proprio bella!

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    1. Ciao Zelda, grazie mille ho fatto non poche figuracce per scattarla!! :) Non sei l'unica che non lo ha apprezzato, non so dirti se c'è un età in cui è più adatto leggerlo, penso sia più lo stato mentale a fare la differenza.. Comunque non è un libro per tutti, magari non è dello stile adatto a te! :)

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