18 giugno 2018

Storie di cronopios e di famas - Julio Cortázar {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti lettori,

e bentornati sul blog. Oggi vi racconto di un libro che mi aspettava in libreria da più di un anno, e che si è rivelato una perla rara e unica. Non avevo mai letto niente del genere, mai, ed è stata un'esperienza inedita ed emozionante; anche molto stramba in effetti.
Ecco la mia recensione di Storie di cronopios e di famas di Julio Cortázar

Storie di cronopios e di famas - Julio Cortázar {Recensione no-spoiler} felice con un libro

Titolo: Storie di cronopios e di famas
Autore: Julio Cortázar
Editore: Einaudi
Data pubblicazione: 1962/ 1971
Pagine: 142

Storie di cronopios e di famas è uno dei libri più strani che io abbia mai letto. 
Non c'è una trama, non c'è un filo conduttore ben delineato, e per metà del tempo non si sa nemmeno di cosa si stia parlando.

Calvino, nella prefazione all'opera, ci guida un po' e ci permette di capire anticipatamente a cosa si riferiscano le due strane parole del titolo: cronopios e famas. Essi incarnano due aspetti contrapposti dell'essere, di Cortázar e, direi, di ognuno di noi. 
I famas rappresentano la ragione, l'efficienza, l'ordine. I cronopios invece sono i sogni, la poesia, la spontaneità

Da essi scaturiscono immagini, brevissimi racconti, a volte lunghi qualche riga, a volte un paio di pagine. Sono stralci di storie assurde, spesso senza capo ne coda, senza un senso preciso. Alcune, come le Istruzioni per piangere, o quelle per salire le scale, sono talmente metodiche da diventare bizzarre. Altre, come Perdita e recupero del capello o Cammello dichiarato indesiderabile, sono fatte di simboli e metafore. Altre ancora, come Storia di un orso morbido sembrano non avere alcun senso.

Quello che penso io è questo:
Leggere Cortázar è come guardare un quadro che non si sa che cosa rappresenti, ma che comunque in fondo a noi stessi ci sembra di comprendere e ci suscita un'emozione fortissima.
È come leggere una poesia di cui non si può cogliere il senso totale alla prima lettura, ma che ci rimane stampata nel cuore.


Quello che l'autore scrive può assumere significati diversi a seconda della personalità o dell'umore di chi lo sta leggendo. Può assumere significati diversi anche ad una seconda o una terza rilettura.
Cercare di capire questo libro è un po' come tentare di spiegare un sogno assurdo, diverso.
Io sono rimasta affascinata dalla polifonia di quest'opera, dalla sua capacità di contenere interpretazioni diverse e di variare al variare del lettore. E infatti, nonostante Storie di cronopios e di famas sia un libriccino molto corto, io me lo sono gustata piano piano, con concentrazione. Ho riletto quasi tutti i capitoli almeno due volte, alcuni anche tre o quattro.
Ho scavato un po', per fare in modo che mi arrivasse quanto più possibile da questa lettura.

Alcuni racconti mi hanno messo i brividi, altri mi hanno fatta ridere, altri mi hanno fatto male e altri non li ho capiti proprio (!).

Quello che sicuramente risulta dalla lettura comunque, è che cronopios e famas (che in realtà compaiono fisicamente nel libro solo nell'ultima parte) non sono poi tanto contrapposti e diversi come si potrebbe pensare. Come dice Calvino, "presto si vede che le due anime sono in fondo una sola, che un confine tra immaginazione incontrollata e immaginazione metodica è impossibile tracciarlo... Del resto osservando bene, si vedrà che è una determinazione degna dei famas che i cronopios mettono nell'essere cronopios, e che nell'agire da famas i famas sono pervasi da una follia non meno stralunata di quella cronopioesca." 

VOTO: 🌞🌞🌞🌞 e mezzo
4,5 

Credo che la bravura e il genio di Cortázar siano evidenti. Non ho idea di come egli abbia fatto a concepire un'opera del genere ma sono felice che l'abbia fatto, perché ci ha regalato qualcosa di diverso e speciale.

Concludo questa recensione con l'incipit del libro, che è davvero uno dei più belli che io abbia mai letto.

"Il lavoro di ammorbidire il mattone tutti i giorni, il lavoro di aprirsi un passaggio nella massa appiccicosa che si proclama mondo, ogni mattina inciampare nel parallelepipedo dal nome ripugnante, con una canina soddisfazione che tutto è al suo posto, la stessa donna accanto, le stesse scarpe, lo stesso sapore dello stesso dentifricio, la stessa tristezza delle case di fronte, della sporca scacchiera delle persiane con la scritta Hotel de Belgique.
Puntare la testa come un toro svogliato contro la massa trasparente al cui centro prendiamo il caffè latte e apriamo il giornale per vedere quel che è successo in un qualsiasi angolo del mattone di cristallo, rifiutarsi a che il delicato gesto di tirare la maniglia, gesto grazie al quale tutto potrebbe trasformarsi, avvenga con la fredda efficacia di un riflesso quotidiano. A presto cara. Buona giornata.
Stringere un cucchiaino fra le dita e sentire il battito del suo polso di metallo, il suo diffidente ammonimento. Come fa male negare un cucchiaino, negare una porta, negare tutto ciò che l'abitudine lecca fino a dargli una soddisfacente levigatezza. Tanto più semplice accettare la facile sollecitudine del cucchiaio, usarlo per girare il caffè. E non che sia brutto che le cose ci trovino ogni giorno di nuovo e siano sempre le stesse. Che accanto a noi ci sia la stessa donna, lo stesso orologio, e che il romanzo aperto sul tavolo inforchi di nuovo la bicicletta dei nostri occhiali, perché dovrebbe essere brutto? Ma come un toro triste bisogna abbassare la testa, dal centro del mattone di cristallo spingere verso il fuori, verso l'altro tanto vicino a noi, inafferrabile come il picador tanto vicino al toro. Castigarsi gli occhi guardando quella cosa che si muove nel cielo e che sornionamente accetta il nome di nuvola, la sua risposta catalogata nella memoria. Non credere che il telefono ti dia i numeri che cerchi. Perché dovrebbe? Verrà soltanto quel che hai preparato e deciso, il triste riflesso della tua speranza, questa scimmia che si gratta su una tavola e trema di freddo. Spaccale la testa, alla scimmia, corri dal centro verso il muro e apriti un passaggio. (...)
Non appena aprirò la porta e mi affaccerò alle scale, saprò che sotto inizia la strada; non lo stampo ormai accettato, non le case che sappiamo, non l'albergo di fronte: la strada, la viva foresta ove ogni istante può piovermi addosso come una magnolia, ove i volti nasceranno man mano che li guarderò, quando andrò avanti ancora un poco, quando con i gomiti e le palpebre e le unghie andrò a fracassare minuziosamente contro la pasta del mattone di cristallo, e mi giocherò la vita avanzando un passo dopo l'altro per andare a comprare il giornale all'angolo."

Spero, nonostante scrivere di questo libro sia difficilissimo, che la mia recensione vi abbia incuriositi e che proverete a leggerlo.
Se volete acquistare il volume potete farlo al mio link di affiliazione Amazon qui.

Come sempre, fatemi sapere cosa ne pensate,
io vi mando un bacione,

Silvia 💝 

11 giugno 2018

7 - Tristan Garcia {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti lettori,

bentornati sul blog! Come vi sarete accorti, spesso su questo sito vi recensisco titoli che sono sul mercato da diversi anni, molti li leggo su consiglio vostro o seguendo le tante recensioni positive, molti li ho nella mia wishlist da tempo immemore. Ci sono dei casi però in cui un libro può colpire a primo impatto. È quello che è successo a me con 7 di Tristan Garcia, nuova uscita di NN Editore.
Avete presente quando un libro vi chiama? Ecco. Questo titolo l'ho scoperto in occasione del Salone del Libro di Torino e ho deciso che dovevo leggerlo a tutti i costi. NN mi ha resa felice dandomi la possibilità di farlo e oggi ve ne parlo qui! Spero che questa recensione non sia troppo ingarbugliata, e soprattutto che vi piaccia. 

7 - Tristan Garcia {Recensione no-spoiler} felice con un libro

Titolo: 7
Autore: Tristan Garcia
Editore: NN Editore
Data pubblicazione: 05/2018
Pagine: 513

Una copertina superlativa. Questa è stata la prima cosa che mi ha colpita, seguita subito dopo dal titolo: 7. Sintetico e misterioso, un solo numero che potrebbe voler dire tante cose.
7 è un numero primo. 7 è il numero atomico dell'Azoto.
7 è il numero dei colori dell'arcobaleno.
7 sono i giorni di una fase lunare.
7 sono le virtù e 7 sono i peccati capitali.
A cosa si riferisce il 7 di Garcia?
I numeri mi hanno sempre affascinata e, con questa domanda nella testa, mi sono decisa a leggere la trama del libro.
Sono rimasta incantata.

Sappiate che non vi dirò niente che non sia scritto nella quarta di copertina, perché una delle cose belle di questa lettura è proprio scoprirla via via, sviscerarla pian piano, provare a collegare i pezzi del puzzle, capire se effettivamente devono essere collegati oppure no, fare teorie.

Ecco quel poco di trama che posso dirvi, dunque: tutto inizia con una storia che racconta dell'Alice. Alice non è una persona, tutt'altro: è il nome di una nuova droga che permette di riportare il proprio sé del passato in vita, nel presente.
Esempio: a 25 anni eravate sempre felici e propositivi, pronti a spaccare il mondo? Un po' di Alice e quella bella persona potrà viversela ancora un po'.
Siete ricchi ma vi ricordate che a 15 anni il vostro più grande desiderio era prendere un aereo per le Maldive? Un po' di Alice e il voi 15enne realizzerà il suo sogno.

Ora capirete perché, appena ho letto ciò, mi si è accesa una vocina nel cervello che diceva "leggiloleggiloleggilo".
L'idea è originale e affascinante, e in più quando si inizia a parlare di tempo, età, passato, presente, futuro, cosa pensa di me la me del passato, cosa pensa di me la me del futuro, e così via, è difficile non rimanere in uno stato a metà tra il curioso e l'elettrizzato.

Ma non è finita qui, perché questa è solo una parte della storia. La quarta di copertina promette tante altre belle cose: oggetti provenienti dal passato, alieni, mondi paralleli, fede, dèi, intrecci di tempi e spazi diversi e via dicendo.
Questo romanzo è un mix stupefacente ed eclettico. È un romanzo che contiene tanti romanzi: quello fantascientifico, quello storico, la favola nera, la favola distopica. Ce n'è un po' per tutti i gusti. È per questo motivo che, pur essendo un bel mattonazzo, non se ne percepisce per niente la lunghezza.
E inoltre, essendo un libro che cambia e si rinnova continuamente, non viene a noia mai. Ne risulta una lettura avvincente e varia.

Storie favolose e idee geniali a parte però, la cosa fondamentale, a parer mio, di questa lettura è una:
7 è un libro che sa essere appassionante ma anche filosofico. Garcia ha inserito nella sua opera tante questioni e teorie filosofiche, le ha spiegate al lettore attraverso le sue storie e ha creato un libro cervellotico, uno di quei romanzi che spingono a pensare tantissimo.

È cervellotico nella trama e nella struttura, che come ho già accennato, devono essere scoperte via via. È un libro pieno di simboli e intrecci, che spingono ad analizzare ogni storia, alla ricerca di dettagli, segnali che Garcia semina qua e là e strizzano l'occhio al lettore. Indizi che, se sanno essere interpretati, possono portare alla formulazione delle giuste ipotesi.

Ma 7 è cervellotico anche, e soprattutto, nei temi trattati. 
È un romanzo mondo: l'autore riesce a parlare praticamente di tutti i più importanti, e controversi, aspetti della vita. A volte attraverso metafore, altre volte esplicitamente. Ma sempre, in continuazione, spinge il lettore a riflettere, a porsi delle domande a cui è difficile dare risposta.
Si parla di politica, di società, di ideali; si parla di fede, di fiducia, di speranza e di destino; si parla di arte, di ricordi, di passato e presente; si parla di bellezza, di pazzia, di piacere e di malvagità.

Credo che i libri come questi, che portano a esplorare se stessi e le proprie opinioni, siamo importanti per prendere coscienza delle proprie idee e per capire meglio la realtà che ci circonda.
Quando l'ho finito sono rimasta per molto tempo a pensare a ciò che avevo letto e avevo quasi la voglia di ricominciarlo da capo. Probabilmente più avanti lo farò, perché credo sia uno di quei libri che sanno regalare qualcosa di diverso ad ogni rilettura.

VOTO: 🌞🌞🌞🌞 e mezzo
4,5


E visto che, mentre continuavo a porre interrogativi a me stessa, mi è venuta la curiosità di sapere cosa potessero pensarne gli altri..
..ho deciso di rigirare alcune di queste domande ai miei lettori: voi!!
E così mi sono ritrovata a riflettere insieme a tante belle persone che amano leggere.
🠋🠋🠋🠋

È venuto fuori che un buon 70% conserva un bel ricordo di un periodo passato, e farebbe tornare volentieri il sé di quell'epoca nel presente per qualche ora. Spesso è la spensieratezza della giovane età quella che manca di più. 
È venuto fuori che poco più della metà di voi pensa che il processo di creazione di un'opera d'arte sia soprattutto scoperta, capacità di guardare e capire il mondo esistente in modo nuovo. Altri pensano invece che sia pura invenzione, puro genio.
È venuto fuori che la stragrande maggioranza crede che la bellezza esteriore, l'aspetto del nostro corpo influenzi il nostro modo di essere. E che la colpa sia soprattutto della società, che ci obbliga a fare i conti con dei canoni ben precisi, che ci stanno troppo stretti.
È venuto fuori che il 70% delle persone cambierebbe più che volentieri la storia politica del nostro paese. Il 30% invece sarebbe preoccupato delle conseguenze di tali cambiamenti e preferirebbe non correre il rischio.
È venuto fuori che moltissimi di voi hanno a cuore la questione dell'esistenza di forme di vita aliene: esiste all'incirca un pianeta per ogni granello di sabbia presente sulla Terra, l'Universo è troppo vasto per pensare che siamo soli. Sono comunque tanti, anche se in minoranza, coloro che pensano che gli alieni non esistano: se esistessero, dove sono??
È venuto fuori che molti preferiscono rifiutare le etichette che il mondo ogni giorno vuole affibbiarci e vivere in completa libertà astenendosi da qualsiasi giudizio. Sono un po' più numerosi invece quelli che decidono di prendere tali etichette e farle proprie, usarle per difendere e diffondere degli ideali nei quali si identificano.
È venuto fuori, infine, che più del 65% delle persone apporterebbe dei grandi cambiamenti alla propria vita se potesse riviverla daccapo. Solo il 35% seguirebbe più o meno la stessa via.

Questo è tutto ciò di cui abbiamo parlato in questi giorni, e ragazzi, è stata la settimana in cui ho avuto più discussioni serie e filosofiche di tutta la mia vita! 

Il consiglio scontato ma importante che sento di dare a voi e a me stessa alla fine è questo: siamo sempre in tempo per cercare di rendere il nostro mondo un posto migliore e la nostra vita un po' più luminosa.

Spero, con questo lunghissimo sproloquio, di avervi incuriositi sul romanzo e, se doveste leggerlo, dovete assolutamente farmi sapere cosa ne pensate!

Voglio dire grazie a tutti coloro che hanno risposto ai domandoni (per chi se li fosse perso, li trovate ancora su Instagram, qui, con le percentuali di risposte), a chi ha avviato discussioni stimolanti e a chi mi ha consigliato titoli sui vari argomenti. È stato bellissimo condividere le nostre idee!!

Se volete acquistare il romanzo potete farlo al mio link di affiliazione Amazon qui.

Vi mando un bacione,
Silvia 💕

4 giugno 2018

L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello - Oliver Sacks {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti lettori!

Bentornati sul blog. Oggi vi parlo di una lettura un po' diversa dalle altre, una raccolta di microsaggi, che però possono essere considerati anche racconti, a tema medico. Ne ho sentito parlare in lungo e in largo, ma non mi ero mai decisa a leggerla perché sono abituata ai romanzi e in più avevo paura di non comprendere bene l'argomento, nonostante tutto il mio percorso di studi sia stato di tipo scientifico. L'autore di questo libro è stato un importante neurologo e Adelphi ha pubblicato da poco la sua ultima opera. Insomma avete capito, sto parlando di Oliver Sacks e del suo famosissimo L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello. 

l'uomo che scambiò sua moglie per un cappello oliver sacks recensione no spoiler felice con un libro

Titolo: L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello
Autore: Oliver Sacks
Editore: Adelphi
Data pubblicazione: 1985
Pagine: 287

Un titolo che sa catalizzare l'attenzione, L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello, derivante da uno dei tanti microsaggi contenuti in questa raccolta, il quale racconta di un uomo che non riesce più a distinguere persone, oggetti, figure, nella loro interezza e quindi si ritrova proprio a scambiare sua moglie per un cappello, tirandole la testa per poterselo infilare! E pensate che si tratta di una storia reale e che queste sono solo una quindicina di pagine delle quasi 300 che occupano il libro.

Tanti microsaggi quindi, ma non fatevi spaventare da questa parola: non sono assolutamente testi accademici, che mirano ad insegnarvi termini tecnici o a darvi lezioni di neurologia. Tutt'altro. Io direi che sono più dei microsaggi/racconti, perché la loro caratteristica principale è quella di essere alla portata di tutti ed estremamente godibili. Sacks ha la capacità di raccontare storie a sfondo medico con la semplicità con cui racconterebbe cosa ha mangiato a colazione, probabilmente perché la neurologia fa talmente parte di lui da non risultargli difficile spiegarla limpidamente, rendendo i propri testi accessibili a tutti. Non a caso egli è stato a lungo Professore in una prestigiosissima università: la Columbia!!

Qualche termine tecnico c'è, è inevitabile, ma niente che possa rendere pesante o difficoltosa l'esperienza di lettura.

Ma di cosa parlano questi racconti? Sono a tema neurologico, come ho detto, e ognuno di essi ha al centro un paziente (qualche volta più d'uno). Un paziente singolare, che si è distinto per la sua particolare patologia o magari per il suo unico modo di reagire ad essa, e che quindi si è guadagnato un posto nello scrigno dei ricordi (e anche nel cuore) di Sacks. Ci sono varie sezioni nel libro, che raggruppano tali pazienti a seconda della tipologia del loro disturbo, ma la cosa fondamentale secondo me, e che mi ha stupita di più, è che l'autore pone sempre in risalto l'unicità di ogni singolo malato, inteso come persona.
Le stesse patologie possono manifestarsi in individui talmente diversi da necessitare cure diverse, esami diversi, accortezze diverse.

Con Sacks la semplice medicina non basta più. I manuali teorici, che descrivono malattie, sintomi e cure non sono sufficienti nella realtà varia e vastissima che ci circonda. Ogni individuo deve essere considerato nella sua unicità, con le sue caratteristiche fisiche ma anche comportamentali, con le sue passioni, i suoi desideri, le sue esperienze, il suo passato.
In tutto il libro Sacks non smette mai di dirlo, e quando lo fa si percepisce tutto il suo amore per la scienza e per la medicina, che si riversa nell'amore per i suoi pazienti. Egli riesce a cogliere i dettagli necessari che fanno la differenza nella cura, nel percorso di guarigione, perché riesce a vedere tali pazienti come le persone uniche che sono.

Descrivendo i casi clinici con cui ha avuto a che fare, Sacks descrive la meraviglia del mondo.
E proprio per questo motivo non è raro che, nel raccontare, l'autore utilizzi nei confronti dei malati un tono affettuso, o ironico, a volte triste.
Ci sono malattie di cui Sacks riesce a cogliere il lato positivo e altre che suscitano la sua compassione.

Come dicevo, il libro è diviso in diverse parti, quattro per la precisione; ve ne do qui un brevissimo accenno:

In Perdite l'autore parla di persone affette da deficit di alcune funzionalità neurologiche. Hanno delle mancanze quindi, e devono imparare a farvi fronte.
In questa parte, spesso, è come se Sacks riuscisse a intravedere l'aspetto affascinante della malattia. Pur rimanendo consapevole dello stato fisico ed emotivo del paziente e dei disagi (e delle sofferenze) che una patologia porta con sé, egli ci mostra che se vogliamo possiamo vedere il bicchiere mezzo pieno invece che mezzo vuoto.
Un deficit può portare il corpo a reagire, cercando di compensarlo con un surplus, con una capacità più sviluppata rispetto al resto degli uomini.

Come i ciechi che si orientano con l'udito. Come un uomo che trasforma ogni gesto in una melodia, perché solo così può comprenderlo.

In Eccessi vengono trattati pazienti che hanno invece il problema opposto. In questo caso essi hanno quindi un approccio diverso: stavolta la malattia è seducente, perché porta a provare una sensazione di benessere, di pienezza, di totale capacità.

Ci sono coloro che non vogliono guarire del tutto, perché la patologia apporta dei miglioramenti nel loro carattere (ad esempio li rende più spigliati e più ironici), e poi ci sono persone in cui la patologia è talmente avanzata da diventare essi stessi l'incarnazione della loro malattia.

In Trasporti si prendono in considerazione disturbi più difficilmente identificabili, che riguardano alterazioni nella percezione, nell'immaginazione e nel sogno. Visioni ad esempio, causate da stimolazioni del cervello.
Esse spesso, più che patologie, vengono considerate come qualcosa di diverso, profetico a volte, riguardante la psicologia più che la medicina.
C'è chi ricorda vividamente immagini e esperienze perdute dell'infanzia, c'è chi ricorda fatti orribili che la mente aveva dimenticato. Per alcuni è una pace per altri un incubo.

Questo è il mio capitolo preferito, perché è il più umano, quello che attinge di più alle emozioni, e al contempo il più misterioso. Dà un'idea di quanto siamo complicati, di quanto comprendere appieno la mente e il cervello umani sia difficile, praticamente impossibile. A volte sembra quasi di avere a che fare con qualcosa di magico.

Nell'ultima sezione, Il mondo dei semplici, Sacks si occupa di coloro che hanno un modo diverso di vedere il mondo e relazionarvisi, come ad esempio gli autistici. In essi è pressoché inesistente il pensiero astratto, mentre prevale quello concreto. A loro l'autore si approccia in modo ancora diverso, mostrando quanto possano essere interessanti e quanto sia importante cercare di comprenderli.

Spero che questo breve sguardo ai temi affrontati da Sacks vi abbia trasmesso la capacità di fascinazione che questo libro ha.
Per quanto mi riguarda, ritengo che gli autori come Oliver Sacks siano importanti, perché permettono di vedere la scienza per quello che è: una disciplina affascinante ma soprattutto fondamentale per la vita.

Rendersi conto di quanto l'autore avesse a cuore i suoi malati, di come riuscisse a vederli per quello che erano e non come semplici casi clinici, e di conseguenza di come spesso (anche se non sempre) riuscisse ad aiutarli, è un'esperienza che riempie di meraviglia e scalda il cuore.

VOTO: 🌞🌞🌞🌞
4

Come avrete capito, vi consiglio davvero questo titolo e spero che possa affascinare anche voi. Io l'ho letto in maniera piuttosto frammentaria, intervallando tra una sezione e l'altra altre letture. Potete fare come me o leggerlo tutto di seguito, è un libro che si presta ad entrambi gli approcci.

Se volete acquistarlo, potete farlo su Amazon al seguente link, così facendo riceverò una piccola commissione dal sito, che mi aiuterà a portare avanti il blog (per voi tutto rimarrà uguale). Grazie infinite!
(Tra l'altro, fino a fine Giugno tutti i tascabili Adelphi sono in sconto al 25%!!!!!)



Se invece lo avete già letto, fatemi sapere il vostro parere!

Vi mando un bacione,
Silvia 💘

28 maggio 2018

Una cosa divertente che non farò mai più - David Foster Wallace {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti lettori,

bentornati sul blog e buon lunedì. Oggi vi racconto la mia iniziazione ad un autore amatissimo: David Foster Wallace. Ho rimandato la lettura per tanto tempo e alla fine ho deciso di iniziare dal titolo per me più rischioso: Una cosa divertente che non farò mai più.
Perché rischioso? Perché i libri che dovrebbero far ridere spesso non mi piacciono, mi annoiano e non mi lasciano niente. Mi sono resa conto però che in questo caso non si tratta di un libro comico, ma invece di una satira feroce contro la società contemporanea. Ho scoperto uno scrittore brillante e mi sono effettivamente fatta delle sane risate! Vi consiglio davvero di recuperarlo.

Una cosa divertente che non farò mia più David foster wallace recensione no spoiler felice con un libro

Titolo: Una cosa divertente che non farò mai più
Autore: David Foster Wallace
Editore: Minimum Fax
Data Pubblicazione: 1997
Pagine: 149

Immaginate di venir pagati per scrivere un report giornalistico riguardante una crociera extralusso ai Caraibi. Crociera che ovviamente dovete sperimentare in prima persona e che quindi vi verrà pagata dalla stessa prestigiosa rivista che vi commissiona l'articolo.
Ecco, questo è ciò che è successo a David Foster Wallace nel 1995. Il fatto è che ciò che ne è scaturito è stato un resoconto assai geniale e spassoso, che oggi è diventato un famosissimo libro: Una cosa divertente che non farò mai più.

Un titolo che è già un programma, l'esperienza dell'autore si è rivelata infatti il pretesto perfetto per muovere una forte critica alla società americana contemporanea. A coloro che si illudono di potersi liberare da ogni pensiero e preoccupazione, a coloro che si omologano alla massa, a coloro che amano viziarsi, giudicare, seguire convenzioni che stabiliscano come ci si deve comportare. Una critica al falso buonismo, alla falsa gentilezza e alla falsa compostezza.

Wallace è una persona brillante, con un'intelligenza sopra la media, per di più in funzione di giornalista in questo caso, con un occhio critico più vigile e attento. Cosa ci si può aspettare, inserendolo in uno dei contesti più lussuosi e vacanzieri che si possano immaginare? 

Taccuino di DFW

Egli ci descrive la nave, i ponti, le cabine, i ristoranti, nonché il personale e gli altri passeggeri; ci spiega come è organizzata la crociera e le attività che si svolgono; confronta gli opuscoli pubblicitari con la realtà dell'esperienza. Ma, nonostante la bellezza dell'ambiente e del paesaggio, egli coglie subito l'essenziale, lo scopo della famosa crociera extralusso 7NC: l'opulenza e l'esagerato sfarzo servono per dimostrare che solo lì la perfezione esiste, al contrario della vita vera; i mille tipi di intrattenimento che ogni giorno vengono organizzati servono per non pensare, per eliminare preoccupazioni e desideri dalla mente e delegare ogni decisione a qualcun altro. In poche parole: spegnete il cervello e fate quello che è previsto, vi sentirete meglio.
La solitudine? Non esiste, guardate da quanta bella gente siete circondati.
La vecchiaia? Non pensateci, ci sono un sacco di attività divertenti a cui potete dedicarvi. 

"Perché è proprio questa -la promessa di appagare la parte di me che, sempre e soltanto, vuole- l'illusione fondamentale che la brochure vende. È da notare che la vera illusione, qui, non è che questa promessa sarà mantenuta, ma che sia possibile mantenerla. Questa è una grande gigantesca menzogna. E naturalmente io voglio crederci, fa***lo a buddha, voglio credere che magari questa vacanza dell'eterna illusione mi vizierà a sufficienza, che il lusso e il piacere saranno somministrati in maniera così completa e impeccabile che la mia parte infantile si sentirà finalmente appagata."


Una realtà amara purtroppo, ma Wallace ce la mostra in modo diverso: immersa in un resoconto troppo ironico per non ridere.

Provate a rimanere impassibili quando vi racconta della giovane domestica che riesce ad essere invisibile mentre pulisce e di come egli si sia appostato vicino alla sua cabina per capirne il trucco. Oppure quando vi spiega il fascino che esercita su di lui il water a risucchio. O quando vi racconta della maglia con stampata sopra una camicia che indosserà per la serata formale...

Ma il meglio di sé Wallace lo dà nelle note a piè di pagina. Note spesso lunghissime, a volte più lunghe del capitolo stesso (!!).
Qui l'autore abbandona ogni tipo di remora e parla al lettore come se fosse un suo amico, un confidente, su cui riversa tutti i suoi arguti pensieri, i suoi commenti sarcastici, spesso autoironici, a volte cattivelli.
E fa ridere davvero perché è un'ironia spontanea e intelligente. 
"Lo conoscete questo sorriso, la strenua contrazione dei muscoli peribuccali con il parziale coinvolgimento degli zigomi, un sorriso che non ce la fa ad arrivare agli occhi e che non è altro che un tentativo calcolato di favorire gli interessi personali di chi sorride facendo finta che gli piaccia colui che riceve il sorriso. Perché i datori di lavoro e superiori costringo il loro inferiore ad allenarsi nel Sorriso Professionale? Sono forse l'unico cliente in cui grandi dosi di sorrisi del genere producono disperazione?"

Leggere questo libro è un po' come stare al bar a bere insieme lui e ad ascoltarlo parlare. 

In mezzo al lusso, alla vita patinata e inoppugnabile dei passeggieri della Nadir, con il suo stile colloquiale l'autore ci racconta tanti episodi singolari, e con le sue sagaci riflessioni ci riporta alla vita vera e autentica e ci permette di capire che per vivere bene non serve spegnere il cervello, basta sapersi fare una sana risata.

VOTO: 🌞🌞🌞🌞-
4-

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A voi piace David Foster Wallace?
Cos'altro mi consigliate di suo?

Un bacione,
Silvia 💓

21 maggio 2018

Sulla strada - Jack Kerouac {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti lettori,

bentornati sul blog. Qualcuno di voi forse già lo sa, la scorsa settimana sono stata al Salone del libro di Torino, e quindi non ho potuto scrivere nessun articolo. In ogni caso oggi è di nuovo Lunedì e stavolta non può mancare la consueta recensione. Vi parlo di un libro molto particolare, uno di quei titoli che secondo me vanno letti nel momento giusto per essere apprezzati. Una di voi me lo ha consigliato dicendomi che è una lettura che parla di libertà, io quando l'ho scelta avevo appena finito gli esami universitari, avevo qualche giorno di dolce far niente e mi sentivo un po' ad una svolta. Ho seguito il consiglio e ho fatto bene: era effettivamente il periodo migliore per leggerlo. Da molti amato, da molti altri disdegnato, ecco la mia recensione di Sulla strada di Jack Kerouac.

Sulla strada Jack Kerouac Recensione no spoiler felice con un libro

Titolo: Sulla strada
Autore: Jack Kerouac
Editore: Mondadori
Data pubblicazione: 1957
Pagine: 362

Sulla strada racconta la folle vita di Sal Paradise negli anni della sua giovinezza, e di alcune tra le persone a lui più care, soprattutto l'ancòra più folle Dean Moriarty.
Ma Sal e Dean non sono altro che Kerouac stesso e il suo amico Neal Cassady.
Siamo davanti quindi ad un romanzo autobiografico, e lasciatemelo dire, credo che Kerouac non potesse esprimere meglio il suo modo di vivere.

Jack Kerouac e Neal Cassady

Come il titolo promette, l'autore ci racconta i suoi viaggi, le sue scorrazzate su e giù per l'America. Partenze improvvisate, organizzate in una giornata: pochi spiccioli, tanti autostop e ogni volta una mèta da raggiungere.
Denver, New York, San Francisco, Detroit, Sal non riesce a star fermo, lui e la sua compagnia sono animati da una frenesia incontrollabile, conseguenza delle infinite possibilità che l'America promette di offrire.
E le vogliono sfruttare tutte queste possibilità, vogliono accumulare più esperienze possibili: droga, donne, concerti, alcool, piccoli furti e decine e decine di lavori diversi per tirare avanti, per continuare ad andare, andare, andare.
Questo è Sulla strada: un romanzo che segue sempre lo stesso ritmo, quello della strada appunto, che scorrendo veloce sotto i piedi dei protagonisti è uno dei pochi mezzi che riesce a farli sentire vivi.

Nessuna trama quindi, nessun colpo di scena: semplicemente il racconto di una giovinezza segnata più o meno sempre dagli stessi eventi. Inizialmente ci vuole un po' di tempo per entrare nel romanzo, bisogna stare attenti a non farselo venire a noia subito, ma una volta capito l'andamento e preso il ritmo, il libro diventa magnetico.
Si sente davvero la voglia di partire, l'aria di libertà, il vento, il sole, la fatica, durante le decine di folli viaggi che ci troviamo a vivere. Sembra di essere lì con lui, Sal, e i suoi amici. Di far parte della banda.

Ma chi sono Sal, Dean e tutti gli altri? Dei giovani scapestrati con la voglia di conquistare il mondo. Sicuramente non il tipo di ragazzi che mi piacerebbe frequentare, anzi, forse esattamente il tipo di persone da cui oggi i genitori intimano di stare lontani.
Troppi vizi, troppi rischi, troppa pericolosa esuberanza. Sono la Beat Generation dell'America degli anni cinquanta, la cosiddetta "gioventù bruciata": gruppi di ragazzi che disdegnano le regole, animati da un disagio che li spinge a sperimentare droghe, riti religiosi o spirituali ed esperienze estreme. Spesso sono artisti, musicisti, scrittori. Hanno un certo fascino (Kerouac è stato fonte di ispirazione per Bob Dylan) ma sono persone fuori dalle righe.
C'è chi è stato ricoverato in un ospedale psichiatrico, chi è diventato tossicodipendente, chi si è sposato più volte e non ha riconosciuto i propri figli, addirittura uno di loro, Burroughs ha ucciso la moglie, forse accidentalmente, e un altro, Lucien Carr, uccise a coltellate, probabilmente per difendersi, un suo amante.
Kerouac stesso è stato in carcere, lui era uno di loro, anzi uno dei fondatori del movimento, e Sulla strada ne è il manifesto. Il manifesto della Beat Generation.

Hal Chase, Jack Kerouac, Allen Ginsberg e William Burroughs

Come è possibile che un libro che parla di questo tipo di gioventù non dia, in un certo senso, fastidio durante la lettura?
È grazie allo stile di scrittura dell'autore, che, come vi ho già accennato, è ritmico, magnetico. Kerouac stesso la chiama prosa spontanea.
Per apprezzarla bisogna lasciarsi trasportare, adattarsi ed entrarci dentro, bisogna astenersi da giudizi e provare a vedere il mondo dalla folle prospettiva dei protagonisti. La cosa che mi ha sorpresa di più è che, incredibilmente, io ci sono riuscita, e il merito non può che essere di Kerouac stesso.

La Beat Generation non mi piace, Jack Kerouac come persona non mi piace, i suoi amici tanto meno, ma questo libro mi è piaciuto.

VOTO: 🌞🌞🌞🌞
4

L'unica cosa che posso fare è quella di rigirare a voi il consiglio che è stato dato a me: leggetelo quando avete voglia di un libro che parli di libertà. E, se deciderete di farlo, fatelo senza alcuna aspettativa.
Potrebbe annoiarvi, potrebbe non fare al caso vostro, ma se invece sarà la lettura giusta, allora vi stregherà.

Se volete acquistare il romanzo, potete farlo su Amazon al seguente link, così facendo riceverò una piccola commissione dal sito, che mi aiuterà a portare avanti il blog (per voi tutto rimarrà uguale). Grazie infinite!



Vi mando un bacione,
Silvia 💘

7 maggio 2018

Ragazze Elettriche - Naomi Alderman {Recensione no-spoiler}

Buongiorno lettori,

bentornati sul blog. Non so bene come sia successo ma siamo già a Maggio! Questo si prospetta un mese impegnativo ma anche molto bello, ci sono tanti eventi letterari a giro e ad alcuni parteciperò anche io (SalTo vi dice qualcosa?). Il libro protagonista dell'articolo di oggi è un romanzo distopico pubblicato dalla casa editrice Nottetempo: Ragazze Elettriche di Naomi Alderman.
Appena è uscito ho deciso che avrei dovuto leggerlo e per di più è stato scelto anche dal gruppo di lettura di Emma Watson, Our Shared Shelf, che ogni due mesi seleziona un libro collegato al tema del femminismo. In realtà ho sentito pareri contrastanti su questa lettura, ma io sapevo che mi sarebbe piaciuta perché è esattamente il genere che fa per me. Diciamo pure che stavolta ero nella mia comfort zone.

Titolo: Ragazze Elettriche
Autore: Naomi Alderman
Editore: Nottetempo
Data pubblicazione: 2017
Pagine: 446

Siamo in un futuro imprecisato ma non troppo lontano e improvvisamente alcune ragazze acquisiscono la capacità di emettere scariche elettriche attraverso le mani. Prima sono poche, poi sempre di più; il fenomeno si estende a quasi tutte le donne e impedirlo sembra impossibile. Quali cambiamenti porterà?

Una trama chiara e semplice, ma anche brillante. Un'idea geniale quella della Alderman, di rappresentare una società che viene sconvolta e ribaltata: quello che ancora oggi viene chiamato "il sesso debole", improvvisamente diventa il sesso forte. Le donne adesso sono in grado di difendersi fisicamente, e anche di fare del male; inizialmente sono spaventate: da dove proviene questa elettricità? È possibile controllarla?
Pian piano però, con il passare dei mesi e degli anni, una nuova normalità si instaura: le donne sono sicure di se, determinate, perché sanno che adesso hanno il potere di fare, e di far fare agli altri, quello che vogliono.

"Non conta la consapevolezza che non dovrebbe, che non lo farebbe mai. Ciò che importa è che potrebbe farlo, se volesse. Il potere di fare del male è uno stato di benessere."

Ed è proprio il potere il centro di tutto il romanzo, il cui titolo originale è infatti The Power.
All'inizio la capacità del sesso femminile di produrre energia elettrica sembra quasi un fatto positivo: niente più soprusi contro di loro, niente più rapimenti né stupri. Un mondo liberato da un bel po' di ingiustizie.
Ma ben presto la situazione inizia a farsi critica: più della metà della popolazione mondiale adesso può uccidere con un semplice movimento, come può questo non portare ad una catastrofe?

Con il passare del tempo, attraverso le storie di personaggi diversi, vediamo l'evolversi della situazione: ci sono paesi in cui le donne si ribellano agli abusi che hanno sempre subìto, dando il via a rivolte e colpi di stato, il risultato dei quali non può essere che la guerra; ci sono ragazze che vengono cacciate perché considerate pericolose, e trovano rifugio in una nuova Chiesa, basata sul culto della Madre; c'è chi si sente tanto potente da creare un nuovo stato indipendente fondato sul potere delle donne; c'è chi vuole inseguire l'ascesa politica, chi non riesce a controllare la propria energia, chi vuole trovare un modo per ristabilire il vecchio ordine.

Il messaggio di Naomi Alderman è forte e chiaro: il potere è pericoloso, se non viene controllato ha la capacità di distruggere l'umanità delle persone. È come un tarlo che cresce piano piano: all'inizio permette una vita migliore, più sicura e tranquilla, ma poi iniziano a farsi strada nella mente le possibilità che esso comporta. È come una droga, una volta che lo hai provato ne vuoi sempre di più.

La Alderman crea così nella sua storia un mondo speculare al nostro, dove i ruoli di uomini e donne sono ribaltati ma, spesso, ugualmente compromessi.
Ingiustizie, abusi, violenza, non sono affatto scomparsi, si è solo modificato l'oggetto principale verso cui sono diretti: gli uomini.

Con il suo libro l'autrice vuole farci porre molte domande. Uomini e donne sono così diversi? Esiste davvero un sesso che merita il potere più dell'altro?
Direi di no.

Eppure bisogna ammettere che questo è un argomento spinoso per tutti. È difficile, a volte, mettere da parte la rabbia, il risentimento e la voglia di riscatto.
C'è una frase che mi ha fatta riflettere molto perché ha suscitato in me pensieri contraddittori, si riferisce ad un giovane ragazzo, un giornalista che cerca di documentare ciò che sta accadendo:

Nel suo diario aveva scritto: " Oggi, per la prima volta, camminando in strada ho provato paura". Aveva fatto scorrere le dita sull'inchiostro, mentre si asciugava. Sul foglio, la verità era più semplice che nella vita vera.

La prima cosa che ho pensato d'istinto è stata: "Beh, almeno così si renderebbero tutti conto di cosa significa per una ragazza tornare a casa da sola la sera."
Poi mi sono sentita subito in colpa, perché ho realizzato che era un pensiero sbagliato.

Quello a cui dobbiamo mirare è il rispetto e l'uguaglianza fra tutti e verso tutti gli esseri viventi. Eliminare la voglia di potere, di dominio, che pare essere insita negli umani e che porta ad una disparità di genere non più accettabile in una società all'avanguardia come la nostra.

È un dato di fatto, purtroppo, che la posizione della donna al giorno d'oggi non sia ancora alla pari di quella dell'uomo. Però è anche vero che sono stati fatti tantissimi passi avanti nel corso della storia e dobbiamo continuare a lottare per continuare a farne.

Ma torniamo al romanzo. 
La storia si svolge all'incirca in un arco temporale di 10 anni, solo che è scandita a ritroso: si parte da "10 anni prima", per poi passare a "8 anni prima" e così via, avvicinandoci sempre di più a qualcosa che non sappiamo cosa sia e che contribuisce ad accenderci di curiosità.
Ma c'è anche qualcos'altro di davvero sorprendente in questo libro: l'espediente narrativo che la Alderman decide di utilizzare, e che si rivela a noi solo nel finale. Ovviamente non vi dirò qual è, ma sappiate che rende ancora più potente il messaggio che l'autrice vuole lasciare a tutti noi. È geniale.

Un libro avvincente quindi, sicuramente fluido e scorrevole, che non spicca per lo stile di scrittura quanto per le riflessioni che riesce a stimolare, per la capacità di farci prendere coscienza della situazione sociale in cui ci troviamo.

VOTO: 🌞🌞🌞🌞 e mezzo
4,5

Sono molto soddisfatta di questa lettura e, se anche a voi è piaciuta, vi consiglio di recuperare anche Il racconto dell'ancella di Margaret Atwood (Qui la recensione).

Se vi ho incuriositi e desiderate acquistare Ragazze Elettriche potete farlo su Amazon al seguente link, così facendo riceverò una piccola commissione dal sito, che mi aiuterà a portare avanti il blog (per voi tutto rimarrà uguale). Grazie infinite!





Vi mando come sempre un bacione,
Silvia  💗

30 aprile 2018

La confessione di Roman Markin - Anthony Marra {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti lettori,

bentornati sul blog! Oggi vi parlo di un libro che ho deciso di leggere a scatola chiusa: lo vidi nel catalogo Feltrinelli con una breve descrizione e mi attirò subito. A volte mi manca scegliere letture di getto, senza stare a pensare a recensioni, pareri di altre persone e via dicendo. Probabilmente infatti molti di voi non conosceranno questo titolo, ma quello che posso dirvi è che stavolta ho fatto centro: ve lo consiglio davvero. Ecco la recensione de La confessione di Roman Markin di Anthony Marra.

La confessione di Roman Markin - Anthony Marra Recensione no-spoiler Felice con un libro

Titolo: La confessione di Roman Markin
Autore: Anthony Marra
Editore: Frassinelli
Data pubblicazione: 2016
Pagine: 310

Nella Russia di Stalin, a Roman Markin è stato assegnato l'incarico di censore: deve cancellare da foto e dipinti tutti coloro che sono stati dichiarati nemici del regime. Ogni giorno egli si trova ad eliminare centinaia e centinaia di volti, inizialmente con una semplice macchia d'inchiostro, poi modificando intere porzioni di opere d'arte, in modo da far scomparire la figura del traditore ed inglobarla nel paesaggio. Roman, che aveva studiato per realizzare il sogno di diventare un pittore, è bravissimo nel suo lavoro, ma ha un segreto: in ogni quadro che modifica egli aggiunge una figura sullo sfondo, mescolata al resto dell'opera. È l'immagine di suo fratello, condannato e ucciso proprio dal regime staliniano.
Quello di Roman Markin è un atto sovversivo, una rivolta silenziosa, ma anche un modo per conservare il legame con tutto quello che ha perso, con la sua umanità.

Tra i vari quadri su cui Roman pone la sua firma invisibile, ce n'è uno del famoso pittore Zacharov, che raffigura un paesaggio ceceno. Noi seguiamo il destino di questo dipinto tra passato e futuro, lo vediamo cambiare e assumere significati diversi, e guardiamo così lo svolgersi della storia russa e le sue conseguenze da un prospettiva diversa.

Forse avrete già capito che la struttura narrativa di questo libro è molto particolare. La vicenda di Roman Markin che vi ho accennato sopra è solamente il punto di partenza di tantissime altre storie, diversissime tra loro sia per ambientazione, che per periodo storico, che per stile narrativo. Si parte dal 1937, per poi passare in un colpo solo al 2013 e in seguito tornare al 2000 e poi al 1990 e così via.
Si potrebbe accostare questo libro ad una raccolta di racconti, ma in realtà non è proprio così: ogni capitolo, estrapolato dal romanzo, potrebbe essere considerato un racconto a se stante, ma all'interno dell'opera essi sono tutti collegati da un filo invisibile che i personaggi non vedono, la cui conoscenza è prerogativa del lettore. Non solo inoltre ci sono continui salti temporali e spaziali tra un capitolo e l'altro, ma anche all'interno dei capitoli stessi.
La confessione di Roman Markin è uno dei libri più frammentati che io abbia mai letto: Anthony Marra non si preoccupa di confondere il lettore, egli vuole mostrare la varietà dei gesti, dei comportamenti, dei destini delle persone, vuole mostrare le conseguenze della storia sull'umanità e quanto diversamente ognuno si trova a farvi fronte. È un romanzo che fa girare la testa: passato, presente, futuro, persone ricche, persone povere, persone condannate e persone impaurite, vecchi, giovani, bambini, uomini, donne, soldati, artisti, città inquinate, campi di sterminio e campi sterminati.
Ne La confessione di Roman Markin c'è un concentrato di vita impressionante. Marra ci mostra il cosiddetto effetto farfalla: quello che succede ad un capo del mondo, può avere conseguenze al capo opposto.

Vi confesso che in alcuni momenti non è facile seguire il filo, che ci sono capitoli e personaggi più riusciti di altri, ma comunque nel complesso il romanzo è estremamente originale e ben riuscito.

Il capitolo iniziale che fa da incipit al libro è uno dei più belli che io abbia mai letto, una storia da brividi che dà l'idea di quale sarà l'impronta principale del romanzo: la rappresentazione del dolore, delle ingiustizie, delle assurde conseguenze della storia. La Seconda Guerra Mondiale è un po' il fulcro di tutto, Marra ci fa vedere quello che ha provocato e facendolo critica aspramente una grossa fetta della storia russa.

Un autore che è stata una scoperta per me, perché non mi aspettavo una tale capacità di introspezione, di farci entrare nella mente di persone problematiche e tutt'altro che positive e farci provare empatia per loro.

Questa è la testimonianza che ogni tanto fa bene leggere qualche titolo meno conosciuto che, semplicemente a pelle, ispira. Si potrebbero scoprire delle perle.

VOTO: 🌞🌞🌞🌞
4

Se pensate che possa piacervi, vi consiglio di recuperare questo romanzo. So che è difficile fidarsi quando si ha davanti un libro poco conosciuto e quindi poco chiacchierato, ma se vi andrà di farlo fatemelo sapere e ne discuteremo insieme.

Se volete acquistare La confessione di Roman Markin potete farlo su Amazon al seguente link, così facendo riceverò una piccola commissione dal sito, che mi aiuterà a portare avanti il blog (per voi tutto rimarrà uguale). Grazie infinite!




Spero che la recensione vi sia piaciuta,
come sempre vi mando un bacione,

Silvia 💙