19 febbraio 2018

Memorie di una geisha - Arthur Golden {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti lettori,
bentornati sul blog. Oggi vi recensisco un libro che ho letto grazie ai consigli di molti di voi, che mi siete venuti in aiuto quando ero sommersa di titoli e non riuscivo a decidere quale iniziare.
Con mia grande sorpresa mi avete straconsigliato Memorie di una geisha di Arthur Golden, che tra l'altro mi aspettava sullo scaffale da ben due anni! Anche per questo ho deciso di seguire il consiglio; risultato: ho scoperto un libro bellissimo, affascinante e perfetto per ogni tipo di lettore.

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Titolo: Memorie di una geisha
Autore: Arthur Golden
Editore: TEA
Data pubblicazione: 1997
Pagine: 563

Sayuri, un'importante geisha di Kyoto, ci racconta in questo libro la sua vita, dall'infanzia fino alla vecchiaia. Quando inizia il suo racconto, la protagonista è una bambina di otto anni con una caratteristica molto inusuale: i suoi occhi sono di un grigio trasparente, quasi impossibili da trovare in Giappone (e anche nel resto del mondo direi). In seguito ad alcuni importanti problemi familiari essa viene venduta e portata a sua insaputa a Kyoto per essere affidata alla famiglia Nitta e addestrata a diventare una geisha.

Attraverso la storia di Sayuri, Arthur Golden ci spalanca davanti le porte di un mondo misterioso e semi sconosciuto. Scopriamo cosa significhi vivere a Gion, il quartiere delle geishe di Kyoto e in particolare in una okiya, un'abitazione in cui si ricrea una sorta di famiglia artificiale, nella quale ogni componente ha uno scopo e un dovere ben preciso. Veniamo a conoscenza dell'esistenza della scuola per geishe, che dura tutta la vita, nella quale insegnano, tra le altre cose, a suonare e danzare. Scopriamo che il cammino per le apprendiste desiderose di diventare geishe è duro e faticoso, fatto di sacrifici e obbedienza, ma ci rendiamo anche conto che in Giappone ci sono geishe molto potenti e ben più ricche di gran parte della popolazione.

Ma cos'è una geisha? La storia di Sayuri risponde ampiamente a questa domanda e lo fa con un racconto commovente e affascinante.
Sayuri non è una geisha come tante, è una ragazza che proviene da un piccolo paesino, cresciuta con i valori della famiglia e dell'amore; per lei è molto difficile seguire le regole e le imposizioni di Gion, perché è incapace di nascondere i propri sentimenti. Ed è proprio questo aspetto a far si che questo libro, narrato da lei in prima persona, risulti avvincente e toccante: raccontando la sua storia e il mondo delle geishe Sayuri ci confessa il suo spaesamento, il suo dolore, la sua determinazione e il suo coraggio. In mezzo alle descrizioni di Gion, delle cerimonie del te e degli spettacoli teatrali quindi, ci racconta anche la forza delle sue emozioni, ci parla di amore, di affetto, di speranze e desideri.

Arthur Golden riesce a creare un romanzo dosato perfettamente: da un lato le avvincenti avventure della protagonista rendono il lettore curioso e desideroso di proseguire, per scoprire cosa succederà; dall'altro egli rimane affascinato, quasi estasiato di fronte alle decine e decine di cose nuove che apprende, di fronte ad un mondo completamente nuovo ed estraneo. In ogni capitolo c'è qualcosa di diverso da scoprire, e la scrittura fluida di Golden rende la lettura estremamente interessante.

Memorie di una geisha è uno di quei romanzi che riesce ad assorbire completamente il lettore: ci si perde in mezzo alle strade di Kyoto, ai ricevimenti, alle feste, alle lezioni. La vita della protagonista ci scorre davanti insieme ai capitoli senza che ce ne accorgiamo. E si arriva alla fine delle quasi 600 pagine per poi domandarsi: come, e adesso? Perché non se ne ha abbastanza di quelle atmosfere, di quel racconto esaltante che ci fa evadere dalla quotidianità che conosciamo e ci immerge in una realtà completamente nuova.

Memorie di una geisha è un romanzo fittizio che però sembra reale, tanto da chiedersi a fine lettura se l'autore si sia davvero inventato tutto, se non esista da qualche parte quella dolce Sayuri a cui tanto ci si affeziona durante la narrazione.
La risposta è: forse, ma probabilmente no.
L'autore nei ringraziamenti cita una geisha come fonte delle sue informazioni: Mineko Iwasaki.
Risulta però che, in base agli accordi stabiliti, Golden non avrebbe dovuto esplicitarne il nome; per questo motivo ha ricevuto una denuncia dalla geisha stessa, che afferma che il romanzo è inventato.
La verità non possiamo saperla, probabilmente sta nel mezzo.

Una cosa però è certa: la storia di Sayuri mi è rimasta nel cuore e la porterò sempre con me.

VOTO: 🌞🌞🌞🌞🌞
5

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E voi avete letto Memorie di una geisha? Cosa mi sapete dire del film?
Un bacione,

Silvia 💗

12 febbraio 2018

Sylvia - Leonard Michaels {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti lettori,
bentornati sul blog. Come forse sapete, da qualche settimana e fino al 15 Febbraio gli Adelphi sono scontati del 25% nella maggior parte delle librerie fisiche e online. Approfittando di questa offerta ho comprato alcuni libri, tra cui quello che vi recensisco oggi: Sylvia di Leonard Michaels.
Non è tra i titoli più conosciuti ma mi ha incuriosita molto la copertina, nonché la quarta di copertina. Ve ne parlo qui.

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Titolo: Sylvia
Autore: Leonard Michaels
Editore: Adelphi
Data pubblicazione: 1992 / 2016
Pagine: 129

Sylvia è un romanzo narrato in prima persona sotto forma di memoir, ispirato alla storia vera del suicidio della prima moglie dell'autore. Leonard Michaels ci racconta all'incirca tre anni della sua vita: dal 1960 fino al 1963. Quando inizia a raccontare l'autore è un ventisettenne in crisi, incerto sul proprio futuro, incapace di trovarsi un lavoro; ha appena lasciato un corso post universitario e coltiva un unico desiderio: scrivere.
È in questo periodo che Leonard conosce Sylvia, la Sylvia del titolo che sarà il fulcro di tutta la storia.
Sylvia è Sylvia Bloch, la prima moglie di Michaels, e nel 1960 è una ragazza di diciannove anni con lunghi capelli neri che vive in uno squallido appartamento del Greenwich Village di New York. Tra lei e Leonard scatta un colpo di fulmine, trascinante e totale, e in poco tempo i due si ritrovano legati l'uno all'altro in una storia d'amore turbolenta e distruttiva.

La prima metà di questo libro è un concentrato di atmosfere e sensazioni particolari. Leonard Michaels ci presenta Sylvia senza tanti preamboli, con i suoi comportamenti strani e le sue manie che mettono in chiaro sin da subito che c'è qualcosa che non va, che questa non sarà una relazione tradizionale. Sylvia è paranoica, ossessiva, esagerata, ai limiti dell'isteria. L'autore racconta i fatti così come sono, non cerca di giustificare o giustificarsi, né di addolcire la pillola.
Utilizza uno stile diretto e conciso, fatto di frasi brevi e continui segni di interpunzione, come se ricordare troppo a lungo o con troppa nitidezza fosse eccessivamente doloroso.
Tutto ciò di cui Michaels parla però, è occasione per riflettere su qualcosa
C'è un contorno alla storia, tanti particolari, tanti elementi su cui l'autore si sofferma: ci sono le descrizioni dell'ambiente Newyorchese degli anni 60, l'effetto catartico dei cinema, le droghe, la musica e i concerti, c'è il desiderio di scrivere e il rapporto con la scrittura, la frenesia, la paura del futuro. 

"C'era stata un'evoluzione della sensibilità, un contagio visionario derivato forse dalle droghe - marijuana, eroina, stimolanti, tranquillanti-, la poesia della conversazione corrente. Un bizzarro delirio aleggiava nell'aria ed emanava dai corpi indolenti e sensuali che si accalcavano in MacDougal Street."


È per questo motivo, per i continui spunti di riflessione e l'inserimento della storia in un preciso contesto sociale, che la prima metà della mia copia del libro è quasi tutta sottolineata.

A parer mio c'è invece un evidente scarto tra questa prima parte e la seconda.
C'è un momento in cui Sylvia prende il sopravvento su tutto, la narrazione si focalizza quasi esclusivamente su di lei e diventa un'incessante ripetizione di liti, urla, paranoie, scenate incomprensibili, seguite da notti di sesso compulsivo.
Non ci sono quasi più le riflessioni verso l'esterno, e se ci sono, sono in relazione a lei.
Il lettore viene trascinato in questo vortice senza sapere quando finirà o se finirà e la lettura prosegue più lenta e sempre più cupa.
Lo stile si fa ancora più asciutto e sembra che Michaels in alcuni momenti si limiti ad elencare gli eventi in modo meccanico. Ho percepito un certo distacco dell'autore, come se non avesse riversato tutto se stesso in queste pagine.

Immagino che scrivere una storia del genere sia stato molto difficile e doloroso, ma in questa seconda parte si sente che manca qualcosa.
Quando iniziamo a leggere sappiamo già quale sarà il tragico epilogo della storia, ce lo dice la quarta di copertina, ce lo dice la realtà dei fatti. Quello che spinge il lettore a leggere il romanzo è quindi la volontà di capire quali eventi, quali situazioni, hanno portato a questa orribile conseguenza. E cosa significhi per l'autore affrontarla.

Per quanto mi riguarda questo viene spiegato solo a metà. La narrazione in prima persona non permette di comprendere appieno i comportamenti e i pensieri di Sylvia, che quindi rimane una ragazza ossessiva e disturbata, che vive nel proprio inferno personale, di cui però non sappiamo quasi niente. Vediamo solo gli effetti che i suoi comportamenti hanno sul marito, il quale però non esprime fino in fondo i suoi sentimenti. La narrazione di Michaels non mi sembra quella di un diario, ma piuttosto di una lista in cui appuntare gli avvenimenti della propria vita per analizzarli, per dare loro un ordine, un senso forse, per liberarsi di ricordi che pesano troppo.

"A volte Sylvia era felice e spiritosa, ma è più facile ricordare i brutti momenti. Erano più clamorosi; e, rispetto a ciò che amavo, ora fa meno male ricordarli."

Se alla prima parte avrei dato cinque stelline, alla seconda ne avrei date tre.

Questo non significa che il libro non mi sia piaciuto in generale.
Sylvia è la storia di un amore malato, ossessivo, ma in mezzo alla spirale di eccessi e paranoie che l'autore ci descrive, si possono comunque riconoscere, anche se molto amplificati, i comportamenti di tutte le coppie moderne: la gelosia, il possesso, le ripicche, piccole incomprensioni che si trasformano in liti furiose.

Non c'è dubbio però che in questo caso la relazione tra i due giovani sia folle. Sylvia è una persona malata che ha bisogno di cure e assistenza, e un po' mi fa arrabbiare pensare a quante volte problemi del genere vengano presi sottogamba, considerati passeggeri o addirittura normali, giusti. È per questo che il libro può risultare anche un po' disturbante, fastidioso, in certi punti. È normale porsi delle domande: Leonard continua a stare con Sylvia per compassione o perché la ama? E se la ama perché non fa qualcosa per aiutarla?
Questo non sono riuscita a spiegarmelo, il comportamento dell'autore non è chiaro fino in fondo, o almeno non per me.

Lungi da me comunque giudicare, non posso neanche immaginare cosa Michaels possa aver provato a vivere e poi a mettere su carta questa situazione. Sylvia era stato scritto in forma di racconto poco dopo il tragico evento del suicidio, e nei trenta anni successivi è stato ampliato e riadattato in forma di romanzo. Mi viene un po' il magone a immaginare Leonard Michaels così, intento a scrivere e rimuginare per tanti anni.

VOTO: 🌞🌞🌞e mezzo
3,5

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Voi avete letto questo libro? Vi incuriosisce?
Io non escludo di rileggerlo un giorno, per capire se ci sono delle sfumature in più da cogliere.

Vi mando un bacio,
Silvia 💘

5 febbraio 2018

Il porto proibito - Teresa Radice, Stefano Turconi {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti lettori,
bentornati sul blog! Non so se lo sapete ma, per far fronte alla sessione invernale, a Gennaio ho fatto scorta di graphic novel in biblioteca. Ne ho prese alcune tra le più consigliate in assoluto e infatti mi sono piaciute tutte!
Dopo la recensione di The moneyman (qui), che racconta la storia dei fratelli Disney, oggi vi parlo de "Il porto proibito" di Teresa Radice e Stefano Turconi. Vi preannuncio che a fine lettura avevo il cuore provato, rischiava di rompersi! Ecco la mia recensione.

il porto proibito teresa radice stefano turconi recensione no spoiler felice con un libro

Titolo: Il porto proibito
Autori: Teresa Radice e Stefano Turconi
Editore: BAO Publishing
Data pubblicazione: 2015
Pagine: 309

Inghilterra, 1807. Un ragazzino viene ritrovato tramortito sulla costa del Siam in seguito ad un naufragio, non ricorda niente della sua vita eccetto il suo nome: Abel. Nel tentativo di scoprire il suo passato, tra flashback e ricordi nascosti, il giovane dovrà affrontare molte avventure avvincenti e pericolose. Ma non è l'unico protagonista.
Rebecca è una donna bellissima con un trascorso difficile, gestisce un bordello e si occupa delle ragazze che vi lavorano con amorevole cura. Adora i libri e la poesia, ma nasconde un enorme segreto.
Nathan è il capitano di una delle più veloci navi inglesi, omone coraggioso e intraprendente, ama la vita in mare e sente di non poterne fare a meno. Ma il destino ha qualcosa di grande in riservo per lui.

Le storie di questi tre personaggi si intrecciano e si uniscono l'un l'altra in una graphic novel dai toni misteriosi.
Il porto proibito ci viene presentato quasi come un'opera teatrale: è un fumetto in quattro atti. Esso inizia come una storia di mare, tra velieri e battaglie navali, canti marinareschi e tempeste.
Poi si trasforma in qualcos'altro e ci ritroviamo a Plymouth, una cittadina inglese con una caratteristica particolare: dalla costa qualcuno afferma di riuscire a vedere un porto, immerso nella nebbia, e invisibile a tutti gli altri.

La narrazione oscilla tra mare e città, e così facendo alterna momenti di eccitanti avventure ad altri di romantica e profonda riflessione.
Il porto proibito è un perfetto mix di tanti elementi: la gentilezza di un ragazzino speciale, una storia d'amore singolare e struggente, un enorme segreto da svelare, una verità da scoprire.

Come avrete capito dall'accenno al misterioso porto, la narrazione non è sempre realistica: c'è una vena di sovrannaturale in questa storia, che all'inizio potrebbe lasciare un po' spiazzati ma che vi garantisco si rivela più concreta di quello che potrebbe sembrare.

Il porto proibito è una storia avvincente ma soprattutto toccante. Un libro che parla di gentilezza, amore, desideri, destino, ma anche di perdita, dolore e gelosia.
È un'opera che insegna che le nostre azioni si riflettono sul mondo, hanno delle conseguenze. È necessario fare del bene per vivere bene. Anche se a volte il fato ci sembra incomprensibile, ognuno di noi è prezioso ed ha uno scopo.

Un'altra caratteristica di questa storia è la grandissima importanza che viene attribuita alla poesia. La narrazione è già di per se molto poetica, sia nei temi trattati che nello stile degli autori. Ma c'è di più.
Frammenti delle poesie di Coleridge, Blake e Wordsworth sono sparsi in tutto il libro, e non solo vengono letti o declamati, ma assumono un loro significato all'interno della storia, diventano parte di essa.
Non sono mai stata un'appassionata di poesia, ma sento che questo libro mi ha permesso di avvicinarmici un po'.
È sempre bello trovare in un'opera un inno alla letteratura, e in questa graphic novel esso è particolarmente evidente.

Insomma lettori un libro bellissimo.

Il mio atto preferito è il quarto, che è il momento in cui i tre precedenti trovano compimento e significato. E che mi ha straziata. Le emozioni fortissime che ho provato finendo la lettura mi hanno convinta ad attribuirle cinque stelline, perché si sa, al cuor non si comanda.

VOTO: 🌞🌞🌞🌞🌞
5

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E voi avete avete letto questa graphic novel?
Avete alcuni titoli da consigliarmi?

Vi mando un bacione,
Silvia 💗

29 gennaio 2018

Pietr il Lettone - Georges Simenon {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti lettori,
bentornati sul blog! Oggi recensione molto particolare, perché vi parlo di un libro che ho letto in compagnia. Io e altre tre avide lettrici abbiamo creato un piccolo gruppo di lettura su instagram, per iniziare a leggere i romanzi sul famoso commissario Maigret di Georges Simenon. Vorremmo leggerne uno al mese, impegni ed esami permettendo, e se volete unirvi a noi siete ovviamente i benvenuti: potete usare l'hashtag #ossessionesimenon, che abbiamo ideato per l'occasione e che parla da solo. Intanto siamo partite dal primo, Pietr il lettone, e ora ve lo racconto qui.

Pietr il lettone georges simenon recensione no spoiler maigret felice con un libro

Titolo: Pietr il Lettone
Autore: Geroges Simenon
Editore: Adelphi
Data pubblicazione: 1931/1993
Pagine: 163

Pietr il Lettone è un noto criminale, molto abile nello sfuggire alla polizia. Il commissario Maigret è sulle sue tracce perché vuole finalmente riuscire ad incastrarlo, ma il compito si rivela particolarmente difficile quando si rende conto che ci sono tanti Pietr: persone molto diverse fra loro ma con una cosa in comune, l'aspetto del Lettone.
A Maigret non rimane altro da fare che cercare di scoprire chi è il vero malvivente e cercare di acciuffarlo, ma ben presto si accorgerà di essere entrato in una spirale di omicidi molto pericolosa.

Pietr il lettone è il primo libro di Simenon in cui compare il famoso commissario Maigret, che quindi viene descritto e presentato al lettore: un omone imponente, autoritario e in apparenza impassibile. Si vede già in questo primo romanzo che egli ama il suo lavoro ed è sempre pronto all'azione, anche se richiede un sacrificio. È quasi impossibile non farselo piacere subito, soprattutto perché Simenon ci mostra più volte come sotto la sua facciata si nasconda molto di più.

A differenza de La camera azzurra, che è difficile classificare in un genere, Pietr il lettone è più inquadrabile: è un romanzo per lo più noir, con un po' del giallo.
Sappiamo fin da subito chi è il ricercato, e gran parte della storia è occupata semplicemente da inseguimenti e appostamenti da parte di Maigret. Non ci sono molti indizi da collegare o indagini da compiere, la trama si sviluppa da sola, con diversi colpi di scena per lo più violenti.

Quello che secondo me rende il libro particolare è il fatto che, nonostante questo tipo di storia sia principalmente basata sull'azione, Simenon riesce a porre l'attenzione sui sentimenti dei personaggi. Questo è un tratto tipico dell'autore: indagare l'interiorità degli uomini.
Maigret non è quindi un semplice poliziotto che svolge il suo lavoro e cerca di capire la verità, ci sono vari momenti in cui la vicenda diventa per lui personale. Come ho già detto prima, l'austerità e la serietà del commissario sono una facciata, che nasconde un uomo come tanti, che soffre e prova emozioni. E queste ultime vengono mostrate ampiamente al lettore, che quindi è portato ad entrare in empatia con lui.

Il fatto però è che Simenon non si limita a Maigret. No. Ancora una volta l'autore scava nell'animo del colpevole, porta a galla le sue sensazioni, la sua anima.
E lo fa con maestria, tanto che si riesce quasi a comprendere e a provare compassione nei confronti del malvagio uomo che ci ritroviamo davanti.
Insieme al lettore, anche Maigret stesso dovrà fare i conti con i sentimenti del suo avversario, ed è molto interessante veder svilupparsi una sorta di conoscenza fra i due antagonisti.

È una cosa che succede spesso nella realtà, che un poliziotto che da tempo lavora a un caso e che ha avuto occasione di approcciarsi al colpevole numerose volte, alla fine entri quasi in confidenza con lui. Tant'è che è capitato che, dopo un arresto, il criminale ricevesse visite da parte del poliziotto che lo aveva arrestato.

In questo romanzo di Simenon, anche se non è proprio questo che accade, si osserva lo strano rapporto tra commissario e colpevole, una singolare ma in parte anche affascinante intimità.

Ho apprezzato moltissimo il fatto che Simenon, con questi elementi, abbia lasciato nel romanzo la sua riconoscibile impronta.
È un bel libro, anche avvincente, e lo consiglio, nonostante non raggiunga i livelli de La camera azzurra e sia molto più semplice.

Qualche difettuccio comunque l'ho trovato: all'inizio la lettura può risultare un po' confusionaria con tutti i possibili Pietr, i nomi dei personaggi, gli appostamenti, e via dicendo. Ma forse era proprio questo l'intento dell'autore: depistare il lettore.

VOTO: 🌞🌞🌞🌞 -
4-

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E voi avete mai letto uno dei romanzi su Maigret?
Vi piace Simenon? Se vi va di entrare a far parte del gruppo di lettura non esitate a scrivermi!

Vi mando come sempre un bacione,
Silvia 💘

22 gennaio 2018

Anna Karenina - Lev Tolstoj {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti lettori,

bentornati sul blog! Forse lo sapete già: il mio 2018 in fatto di letture è partito col botto. A fine Dicembre ho infatti iniziato a leggere Anna Karenina, uno dei libri più famosi del mondo, e anche dei più temuti perché come si sa è uno di quei mattoni russi che richiedono un po' di tempo per essere letti. Io l'ho concluso i primi di Gennaio e mi sentivo molto fiera di me! C'è da dire che scrivere una recensione su quest'opera è praticamente impossibile, e che non sono in grado di renderle giustizia. Però, nonostante il mio giudizio sia assolutamente superfluo, mi sembra giusto trascrivere i miei pensieri anche in questo caso. Quindi eccovi la mia opinione su Anna Karenina di Lev Tolstoj.

Anna karenina lev tolstoj recensione no spoiler felice con un libro

Titolo: Anna Karenina
Autore: Lev Tolstoj
Editore: ci sono moltissime edizioni diverse, e moltissimi traduttori diversi. La mia è Garzanti e il traduttore è Pietro Zveteremich
Data pubblicazione: 1877
Pagine: 830 / 950 

Anna Karenina è un romanzo ambientato nella seconda metà del 1800 in Russia. A differenza di quello che si potrebbe pensare dal titolo, Anna Karenina non ne è la protagonista assoluta: quest'opera di Tolstoj è davvero ampia, la narrazione abbraccia tantissimi personaggi diversi e si sofferma su ognuno di loro per permetterci di coglierne le abitudini di vita, il modo di pensare e agire. Anna Karenina diventa così un romanzo corale. 
Questa è forse la caratteristica chiave della lettura: l'autore è in grado di caratterizzare perfettamente personaggi completamente diversi, uomini e donne, adulti e bambini, nobili e contadini. Le descrizioni di Tolstoj li rendono veri, umani. E ciò è sorprendente, soprattutto pensando al periodo in cui il romanzo è stato scritto: l'autore rappresenta la società russa nel bene e nel male, mostra la disuguaglianza fra uomo e donna, la frequenza con cui si tradiva il coniuge, l'ipocrisia di alcune istituzioni, i favoritismi concessi ai nobili e via dicendo. Si parla molto anche di religione e di impegno politico.

In questo libro c'è tutta la realtà di quel tempo, non c'è traccia degli stereotipi, dei cliché. Anna Karenina potrebbe essere una storia vera. Forse è proprio per questo, per la volontà e la capacità di Tolstoj di rappresentare la realtà delle situazioni, che il suo romanzo è un pilastro della letteratura: fornisce un ritratto estremamente veritiero (e forse per quel tempo anche scandaloso) della società russa del periodo.

Ci sono comunque dei personaggi su cui la narrazione si sofferma più che su altri, in particolare i protagonisti sono due: Anna Karenina e Konstantin Lèvin.
Anna è la moglie di un importante ufficiale governativo, con il quale ha un figlio che ama con tutto il cuore. Essa è una donna vivace, ardita, passionale, e quando si innamora del conte Vrònskij non riesce a celarlo. I suoi sentimenti sono chiari a tutti e ben presto Anna farà una scelta coraggiosa e sconvolgente.
Lèvin invece è un giovane che vive in campagna, amministrando campi e terreni e tutti i contadini che vi lavorano. Egli è innamorato della giovane Kitty, ma lei non è convinta dell'uomo verso il quale rivolgere i suoi sentimenti e quindi il povero Lèvin dovrà far fronte ad un bel po' di pene d'amore.

L'amore è infatti uno dei temi fondamentali del romanzo, e viene analizzato in tutte le sue forme: quello improvviso del colpo di fulmine, l'amore carnale, passionale, l'amore puro che diventa quasi adorazione, l'amore infedele, quello geloso e infine anche l'amore ossessivo.

Altro tema fondamentale nel libro è la contrapposizione fra città e campagna: la narrazione si sposta fra questi due poli opposti, che vengono descritti a volte anche con minuzia di particolari. Mosca e San Pietroburgo sono i centri cittadini dove alberga l'alta società: Tolstoj ci racconta gli incontri politici, i passatempi nei club, le serate a teatro e i ricevimenti.
La campagna invece offre all'autore il pretesto per descrivere ampi paesaggi, il lavoro dei contadini, l'aratura dei campi, le battute di caccia nei boschi.

Io personalmente ho apprezzato molto quest'ampiezza della narrazione, comprese le descrizioni dell'ambiente e le digressioni sui numerosi personaggi che circondano Anna e Lèvin. Tolstoj inserisce le vicende dei protagonisti e di tutti gli altri in un contesto sociale perfettamente delineato, e diventa facile quindi immaginare la vita in Russia in quel periodo.

Così, quando l'autore arriva a descrivere in modo limpido i sentimenti e le idee dei suoi personaggi, è automatico entrare con loro in sintonia e capire le motivazioni delle loro azioni, dei loro gesti e dei loro pensieri. 
Questa è la caratteristica che mi ha sorpresa e affascinata di più: la capacità di Tolstoj di mettere a nudo l'animo umano, e non di uno, ma di tantissimi personaggi diversi. 
Non c'è un singolo personaggio che sia completamente positivo, e anzi ce ne sono alcuni che non lo sono affatto, eppure il lettore è portato a comprenderli tutti, perché i loro ragionamenti e desideri più intimi sono completamente esposti alla luce del sole dall'autore.
Io sono rimasta con addosso la sensazione di conoscerli tutti: Anna, Lèvin, Kitty, Stepan, Darja.

Come avrete capito, ho amato molto questo romanzo perché è vastissimo, non solo dal punto di vista fisico (perché sì, è decisamente lungo) ma anche da quello degli argomenti trattati, delle emozioni esplorate. Sono talmente tanti gli scorci di vita, le riflessioni, che è quasi impossibile non ritrovarsi in qualche scena, in qualche pensiero, in qualche sensazione di un personaggio.
Ed è per questo che è anche difficilissimo parlare di questo libro.

Qualcuno considera Anna Karenina, forse per le varie digressioni, un po' lento e pesante.
Per me non è stato così: mi aspettavo uno stile molto più ostico e sono rimasta piacevolmente colpita nello scoprire che le pagine scorrevano abbastanza velocemente. Tolstoj ha uno stile semplice, che fa spesso uso della ripetizione e non si serve mai di parole particolarmente inusuali.

Se cercate un romanzo ricco di azione e colpi di scena allora non è questo il momento di dedicarvi ad Anna Karenina. Ma se volete immergervi completamente nella Russia di fine 800, innamorarvi delle atmosfere che vi si respiravano, e conoscere tante storie speciali nella loro semplicità, allora non abbiate paura e buttatevi.

VOTO: 🌞🌞🌞🌞🌞
5

Spero di avervi dato almeno in parte l'idea del romanzo e magari di aver acceso in voi una scintilla di curiosità che vi porterà a leggerlo.
Io ve lo consiglio caldamente.

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Il papiro è finito, 
voi avete mai letto qualcosa di Tolstoj?

Vi mando un bacione,
Silvia 💓

15 gennaio 2018

The moneyman, la vera storia del fratello di Walt Disney {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti lettori,
bentornati sul blog! Qualche giorno fa mi sono fatta un bel giro nella biblioteca della mia città, nonchè uno dei miei luoghi preferiti in assoluto, e ho fatto scorta di graphic novel. Oggi ve ne recensisco una, che in realtà non avevo programmato di prendere, ma che mi chiamava dallo scaffale e alla fine mi ha convinta a portarla con me.
Sto parlando di The moneyman, la vera storia del fratello di Walt Disney di Alessio De Santa.


the moneyman recensione no spoiler felice con un libro

Titolo: The moneyman, la vera storia del fratello di Walt Disney
Autore: Alessio De Santa (con Filippo Zambello, Lorenzo Magalotti, Giulia Priori e Lavinia Pressato)
Editore: Tunué
Data pubblicazione: 10/2016
Pagine: 167

Come si intuisce dal sottotitolo, The moneyman racconta la vera storia dei fratelli Disney, e in particolare di Roy, il maggiore e meno conosciuto dei due.
Tutto ha inizio quando Roy incontra, in un hotel, una signora molto curiosa che gli chiede informazioni su Walt. Egli inizia così a raccontare la propria vita e quella del fratello, dall'infanzia fino alla vecchiaia.

Walt era un giovane con una passione trascinante per il disegno e la consapevolezza del suo talento lo rendeva sicuro di sé e del suo obiettivo, a volte era però un po' troppo intraprendente e allora c'era Roy pronto a farlo ragionare e a fargli percorrere la strada migliore.
Leggendo scopriamo come è stata fondata la Walt Disney Company e come sono nati i cartoni animati più famosi del mondo: Cenerentola, Biancaneve, Dumbo, e tutti gli altri. Attraverso tanti sacrifici, impegno e dedizione (e anche una certa dose di genialità) i Disney hanno raggiunto il cuore di migliaia di persone, insieme.

The moneyman è quindi una graphic novel davvero interessante, perché ci svela i retroscena, le vicende che stanno dietro al magico mondo che conosciamo.
Noi abbiamo visto i cartoni, decine di volte, vediamo i peluches nelle vetrine, andiamo a Disneyland... ma vi siete mai chiesti quanto lavoro, quanto amore e passione ci siano voluti per creare tutto questo?

Sono proprio l'amore e la passione i due elementi al centro di questa storia. A differenza di quello che si potrebbe pensare, i fratelli Disney non hanno vissuto nel successo e nella ricchezza, anzi, hanno lavorato e cercato di mantenersi fin quasi alla vecchiaia. Ce l'hanno fatta perché il loro lavoro era ciò che amavano.
Scegli un lavoro che ami e non lavorerai mai, si dice.

The moneyman manda un messaggio fortissimo sull'importanza di credere nei propri sogni, coltivare le proprie passioni e non arrendersi di fronte agli ostacoli. Ci sono varie situazioni spiacevoli che i due fratelli si ritrovano ad affrontare, ma con il sostegno reciproco e la determinazione riescono a farcela alla grande.

Tutto questo può sembrare banale, ma quello che il lettore ha davanti in questo caso è una storia vera. E ciò rende il messaggio ancora più potente e diretto.
Personalmente credo che questo fumetto fornisca una bella dose di energia positiva.
Walt e Roy erano due persone con una vita normalissima, come tutti. Se loro hanno realizzato i loro desideri, perché non dovremmo riuscirci anche noi?

Una storia di due uomini abbastanza comuni quindi, ma con una marcia in più. Perché quando si parla di Disney, automaticamente si crea un po' di magia nell'aria.

La storia dei fratelli Disney diventa straordinaria perché straordinario è quello che sono riusciti a creare. E noi lo sappiamo già, prima di iniziare a leggere: sappiamo che quei due uomini hanno rallegrato migliaia di bambini e genitori, sappiamo che senza di loro non esisterebbe Bambi, o Topolino, o Simba!
Come ve lo immaginate un mondo senza la Disney? Più triste.
È normale quindi che questa storia venga letta con piacere e partecipazione, perché sentiamo un po' di quella magia che il solo nome "Walt Disney" ci ricorda.
La lettura scorre via velocemente, e alla fine lascia decisamente appagati.

Una graphic novel quindi piacevolissima, con disegni a colori e ricchi di particolari.

Ho apprezzato molto anche l'appendice in fondo al volume, che spiega i vari studi che sono stati condotti dall'autore sui Disney, in modo da rappresentare una storia il più possibile corrispondente alla realtà. Obiettivo che secondo me è stato decisamente raggiunto.

VOTO: 🌞🌞🌞🌞
4

E voi amate la Disney? Qual è il vostro cartone preferito?
Vi incuriosisce questo libro?

Vi ricordo che sono affiliata ad Amazon e che se acquistate qualcosa attraverso i miei link il sito mi fornirà un compenso che può aiutarmi a portare nuovi contenuti sul blog. (Per voi non cambierà niente invece, eccetto il fatto che avrete per sempre la mia riconoscenza)

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Vi mando come sempre un bacione,
Silvia 💘

8 gennaio 2018

La casa in collina - Cesare Pavese {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti lettori,
bentornati sul blog! Oggi prima recensione del 2018! Di un libro che però ho letto nel 2017: La casa in collina di Cesare Pavese. Autore apprezzato moltissimo, che mi avete consigliato in tanti e che ancora non avevo avuto il piacere di leggere. Ho deciso di iniziare da questo libro invece che da La luna e i falò, perché volevo lasciare da parte quello che è considerato il suo maggiore capolavoro. Se cercate una riflessione sulla vita al tempo della Seconda Guerra Mondiale, questo romanzo può fare al caso vostro.

la casa in collina cesare pavese recensione no spoiler felice con un libro

Titolo: La casa in collina
Autore: Cesare Pavese
Editore: Einaudi
Data pubblicazione: 1948
Pagine: 123

Siamo a Torino negli anni della Seconda Guerra Mondiale e i bombardamenti costringono gran parte dei cittadini a rifugiarsi sulle colline intorno alla città. Tra questi c'è Corrado, professore, uomo solitario e riflessivo. Proprio sulle colline, una sera Corrado si imbatte in un gruppo di persone, amici che ballano e ridono. Tra di loro però c'è una ragazza, Cate, che è già stata legata al protagonista e che risveglia in lui moltissimi ricordi del passato e tante domande sul futuro. Ma la guerra non aspetta, e irrompe nella vita di tutti loro senza chiedere il permesso.

La casa in collina è un romanzo lento e riflessivo, che pone al centro della narrazione i pensieri del protagonista: il disagio di fronte alla situazione politica e alla coscienza della guerra; il dissidio interiore tra il desiderio di tranquillità e sicurezza e la consapevolezza che sarebbe giusto agire, fare qualcosa, ribellarsi.
Corrado è un protagonista apatico, che preferisce aspettare che sia la vita stessa a decidere per lui. È l'anti eroe, un uomo senza il coraggio di avere dei legami, di rischiare, adesso arreso di fronte alla guerra, in attesa che finisca.
Viene naturale contrapporlo a quei nuovi conoscenti, quel gruppo di amici che scherzano e cantano insieme, discutendo di politica e strategie. Ragazzi che amano la vita, e proprio per questo la rischiano con orgoglio.
È facile condannare e provare irritazione nei confronti di questo protagonista, immaturo, spaventato, immobile. E infatti più volte avrei voluto dargli uno scossone.

Non sono riuscita ad immedesimarmi in lui: troppo chiuso nei confronti del mondo esterno, troppo focalizzato sui propri pensieri e su se stesso.
Una cosa però è certa: il disagio di Corrado nei confronti della situazione politica è lo stesso che migliaia di persone hanno vissuto in quegli anni, e alcune domande del protagonista, il lettore se le pone insieme a lui.
Noi come agiremmo di fronte alla guerra?
Il dissidio di Corrado si manifesta pienamente nella contrapposizione tra città e collina, tema fondamentale in tutto il libro. Torino è il centro delle attività, della vita e dei rapporti sociali, è il luogo pericoloso in cui si rischia di esplodere sotto il peso di una bomba. La collina invece è un altro universo: quello di una vita tranquilla e sicura, basata sulle tradizioni genuine, immersa nella natura. È il rifugio di chi ha paura, di chi ama la solitudine. Ed è anche il luogo dell'infanzia di Corrado.

Le descrizioni quasi idilliache, i ricordi sognanti e i pensieri sulle colline, che affiorano in tutto il romanzo, sono intrisi di malinconia. La malinconia è il sentimento predominante in tutta la lettura e forse proprio per questo, nonostante la brevità, il libro ha bisogno del suo tempo per essere letto ed assimilato.

La casa in collina è stato il mio primo approccio a Pavese e, nonostante non sia riuscita a farmi piacere Corrado, ho apprezzato molto lo stile dell'autore: il linguaggio parlato tipico del periodo, in cui compaiono spesso anche termini dialettali, ormai completamente in disuso, fa sì che ci voglia una certa concentrazione per seguire il filo della narrazione, ma una volta abituatisi, è più facile immedesimarsi nella storia e figurarsi quelle colline tanto amate.

L'ultima pagina del romanzo, ovvero il culmine di tutte le precedenti, è una stupenda riflessione sulla guerra. Una di quelle citazioni che andrebbero trascritte e incorniciate.

Molti credono che La casa in collina sia un libro semi autobiografico, e lo credo anche io.
Gli avvenimenti che vi sono raccontati potrebbero essere riassunti in tre righe di testo, ma i pensieri e la visione del mondo del protagonista, conoscendo la vita di Pavese, mi sembrano molto in linea con la personalità dell'autore.

VOTO: 🌞🌞🌞 e mezzo
3,5

So che questo libro non è considerata l'opera migliore di Cesare Pavese, io ho già pronto in libreria La luna e i falò.
E voi amate questo autore? Cosa avete letto di suo?

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Vi mando un bacione,
Silvia 💕