11 dicembre 2017

Veronika decide di morire - Paulo Coelho {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti lettori,
bentornati sul blog! Mentre leggete sono a Tenerife, a fare una piccola vacanza, anche se un po' studio anche qua. Avevo bisogno di staccare, ultimamente ho avuto delle giornate troppo piene! Mi sono infatti dedicata a letture abbastanza brevi, come quella che vi recensisco oggi: Veronika decide di morire di Paulo Coelho. Libro che volevo leggere da secoli e che mi aspettava dall'anno scorso sullo scaffale. Se avete bisogno di una ricarica di ottimismo e positività, leggetelo anche voi!

Veronika decide di morire Paulo Coelho recensione felice con un libro

Titolo: Veronika decide di morire
Autore: Paulo Coelho
Editore: Bompiani
Data pubblicazione: 1998
Pagine: 186

Veronika è una ragazza slovena di 24 anni e l'11 Novembre del 1997 decide che ne ha abbastanza della sua vita monotona e sempre uguale. Le sembra di aver vissuto già tutto quello che potrebbe vivere. Così, ingurgita una quantità esagerata di sonniferi e aspetta la morte.
Qualcosa però va storto e Veronika si risveglia a Villete, un ospedale psichiatrico, dove scopre che il suo cuore è stato danneggiato dal tentato suicidio e che le rimangono solo una manciata di giorni da vivere. Giorni che dovrà trascorrere lì, insieme ad altri pazienti, ognuno con il proprio passato alle spalle, ognuno con qualcosa da insegnare e da imparare.

Quello di Veronika a Villete sarà un viaggio che la porterà a comprendere finalmente sé stessa, a rivalutare la propria vita e a capire che può esserci un equilibrio tra follia e normalità.

Quando ho iniziato a leggere questo libro sapevo che sarebbe stata una lettura molto positiva e motivante, quello che mi spaventava era la possibilità che scadesse nel banale, con frasi fatte e insegnamenti tanto facili da scrivere ma un po' più complessi da mettere in pratica. Invece così non è stato.
La trama non è delle più originali e gli eventi principali li avevo facilmente previsti da sola, ma quello che rende bello questo romanzo non è il filo principale del racconto, ma anzi le piccole scene che si susseguono e che, anche prese singolarmente contengono messaggi diversi ma tutti importanti.
Tali scene non riguardano solo Veronika, ma anche gli altri personaggi, i quali diventano così protagonisti della storia insieme a lei.
Mi è piaciuto molto questo fatto, perché permette di vivere tante esperienze da prospettive diverse. I punti di vista infatti cambiano nei vari capitoli, a seconda di quale storia si andrà a raccontare.
C'è la storia del Dottor Igor; quella di Mari, tormentata dagli attacchi di panico; quella di Eduard, affetto da schizofrenia; e così via.

Questo fa sì che il lettore abbia molta più possibilità di immedesimarsi in qualche passo del libro.

Ho già detto che questo è un romanzo positivo e ottimista: a differenza di altre letture recenti che ho affrontato, qui Coelho guarda il lato positivo della follia. Siamo di fronte a persone estraniate, incomprese, che non hanno fatto del male a nessuno ma semplicemente sono state invase dal peso del mondo.
Rappresentando la vita nell'ospedale psichiatrico l'autore ci mostra come queste persone sappiano essere diverse in maniera buona, infrangendo regole inutili imposte dal giudizio della società, abbracciando una maggiore libertà ed esprimendo se stessi al 100%.

Coelho riversa in questa storia la sua esperienza: lui stesso è stato ricoverato per ben tre volte in un ospedale psichiatrico perché considerato diverso in quanto artista. E in una di queste occasioni è stato anche sottoposto ad elettroshock.

E proprio l'autore appare brevemente nel romanzo, spiegandoci il collegamento tra la sua storia e quella di Veronika.

Avendone avuto un'esperienza diretta, Coelho rappresenta fedelmente le condizioni degli ospedali psichiatrici; l'angoscia di trovarsi in un luogo del genere per alcuni, il conforto di essere in un mondo diverso, separato da quello reale, per altri; le amicizie tra i pazienti e i rapporti di questi ultimi con i medici.

Coelho critica il modo in cui queste strutture erano gestite e alcune procedure mediche che vi erano praticate, ma soprattutto sfata il mito secondo il quale i pazienti sono dei pazzi da evitare. La società giudica, rifiuta comportamenti ritenuti folli che in realtà folli non sono e vive seguendo uno schema ripetuto e sempre uguale, Coelho se ne prende gioco e mostra come si possa guarire con un po' di aiuto e anche come la vita, con un po' di follia, possa essere meravigliosa.

Ho apprezzato molto questo romanzo perché con parole semplici comunica speranza e voglia di reagire, di vivere per quello che si è. Credo sia un libro adatto a qualsiasi età, alle persone che hanno bisogno di una spinta in più di ottimismo ma anche a quelle che giudicano o additano gli altri come diversi con troppa facilità.

VOTO: 🌞🌞🌞🌞
4

In moltissimi mi avete consigliato di leggere anche "Undici minuti" quindi lo farò :)

Voi avete letto questo libro? Vi piace Coelho?

Vi mando un bacione,
Silvia 💕

4 dicembre 2017

Mattatoio n.5 - Kurt Vonnegut {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti lettori,
bentornati sul blog! Dicembre è arrivato, e insieme a lui il freddo polare.. Perfetta situazione per letto, copertine e libri tutto il giorno!
Il libro di cui vi parlo oggi era da moltissimo tempo nella mia wishlist, e lo scorso mese sono riuscita ad acquistarlo da Libraccio. Non ho perso tempo e me lo sono già letto; devo dire che mi è piaciuto davvero molto. È un libro profondo e molto toccante e l'autore deve essere un mezzo mago visto che riesce anche a far sorridere!! Sto parlando di Mattatoio n.5 di Kurt Vonnegut.

Mattatoio n.5 Kurt Vonnegut Recensione felice con un libro

Titolo: Mattatoio n.5
Autore: Kurt Vonnegut
Editore: Feltrinelli
Data pubblicazione: 1968/2003
Pagine: 196

Mattatoio n. 5 è la storia di Billy Pilgrim, un uomo americano con una capacità straordinaria: quella di viaggiare nel tempo. L'inconveniente è che, purtroppo, Billy non è in grado di decidere dove e quando compiere i suoi viaggi temporali, e balza quindi da un'epoca all'altra e anche da un pianeta all'altro apparentemente senza una logica.
Un momento si trova in Germania, durante la Seconda Guerra Mondiale, e il momento dopo è un famoso oculista che sta visitando un paziente nel suo studio. Un attimo è in luna di miele con la moglie e quello dopo è su un pianeta alieno, esposto in uno zoo come esemplare della razza umana.

Siamo di fronte quindi ad un libro di fantascienza, sì, ma non come ve lo aspettereste.
La fantascienza qui ha uno scopo preciso, è il mezzo di cui l'autore si serve per parlare di un argomento che altrimenti sarebbe troppo doloroso: la guerra.

Mattatoio n. 5 è un libro sulla guerra. Ed è la guerra l'argomento dell' 80% del romanzo, in particolare la Seconda Guerra Mondiale e il bombardamento di Dresda.

Vonnegut ha assistito in prima persona alla distruzione della città, mentre era prigioniero dei tedeschi in un mattatoio. Una volta uscito all'aria aperta, ciò che era rimasto era una distesa di cadaveri e macerie.
L'unico modo in cui l'autore è riuscito a raccontare la propria esperienza, è stato attraverso questa storia, in cui dolore e umorismo si mescolano insieme, cercando di esprimere l'inesprimibile orrore dell'evento.

Prima di raccontare la storia di Billy, Vonnegut dedica un capitolo a se stesso, parlando un po' della sua vita, del perché abbia deciso di scrivere questo libro e di come sia riuscito a farlo.
Vuole che il suo messaggio sia chiaro fin da subito: è la condanna totale della guerra, di chi l'ha voluta e la vorrebbe ancora, di chi ha lavorato per costruire armi, di chi guarda le foto di ragazzini di 17 e 18 anni arruolati per combattere e gioisce. Per questo motivo il sottotitolo del romanzo è "la crociata dei bambini".

Dresda dopo il bombardamento del Febbraio 1945

Raccontando la storia di Billy, l'autore utilizza uno stile diretto e semplice. Tante frasi brevi, continui segni di interpunzione.
Paragrafi e capitoli interi scorrono via veloci, mentre leggiamo le avventure di un giovane un po' debole e impacciato, del tutto inadatto alla guerra, che a soli 17 anni si ritrova prigioniero dal nemico, e con la sua goffaggine suscita l'ilarità dei personaggi e del lettore.
Nonostante l'assurdità di alcune scene, non c'è niente di esagerato, niente che non possa essere accaduto davvero; si percepisce la concretezza della storia, persino nelle parti ambientate sul pianeta alieno Tralfamadore, c'è sempre la sensazione che l'autore stia comunicando delle importanti verità.
Il racconto è piuttosto tranquillo, senza colpi di scena né eventi sorprendenti, ma la curiosità è mantenuta sempre alta grazie ai continui salti temporali, che spezzano la narrazione e cambiano improvvisamente scenario.
Potete quindi scordarvi la noia.

La cosa che mi ha colpito di più però è che in tutto il testo si sente moltissimo la presenza dell'autore. Tra le varie storie, le varie epoche e i vari momenti narrati, ci sono dei dettagli che si ricollegano tra loro, che creano una trama invisibile che corre in tutto il romanzo e attraverso la quale Vonnegut comunica qualcosa al lettore. Simboli e significati metaforici sono nascosti un po' dappertutto.

Incredibilmente mi sono spesso ritrovata a sorridere di fronte a queste situazioni. E anche in altre occasioni perché, come ho già anticipato, l'autore è un genio e riesce ad inserire anche una vena di umorismo nel racconto, che comunque non da fastidio, e non intacca la serietà dell'argomento.

Mescolata alle risate, la sensazione che però predomina in tutta la lettura è la tristezza. La malinconia e il rimpianto di non poter cambiare il passato. Sapere che ciò che leggiamo è accaduto davvero, rende più consapevoli e fa provare quel senso di peso sul cuore che le tragedie sanno suscitare.

Mattatoio n. 5 mi ha fatto venire i brividi, nel vero senso della parola.

Se siete sensibili riguardo all'argomento non preoccupatevi, Vonnegut è riuscito benissimo nel suo scopo e ha scritto una storia toccante ma mai pesante.

Kurt Vonnegut durante il servizio militare

Sono molto felice di aver scoperto un autore geniale, che mostra la sua umanità con orgoglio e ha il coraggio di condannare azioni umane che di umano hanno ben poco.

VOTO: 🌞🌞🌞🌞 e mezzo
4,5

Quindi, come sempre quando mi piace un libro, avanti con i consigli di altri romanzi dell'autore!
Voi avete letto questo libro? Vi è piaciuto?

Io ve lo consiglio caldamente.

Un bacione,
Silvia 💓

27 novembre 2017

Assassinio sull'Orient Express - Agatha Christie {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti lettori,
bentornati sul blog! Chi ha fatto spese per il black friday?? A me è sembrato un po' deludente..
Oggi vi parlo di un libro che ho in casa da circa 10 anni, ovvero dalla prima volta in cui l'ho letto; andavo ancora alle medie e chiaramente non ricordavo assolutamente niente della trama, ho pensato quindi che fosse il momento giusto per rileggermelo, visto che tra pochi giorni uscirà il film al cinema.
Si tratta di un tipo di libro che non leggo molto spesso: un giallo. Ma non un giallo come gli altri, perché stiamo parlando della regina di questo genere: Agatha Christie. Ecco a voi quindi la recensione di Assassinio sull'Orient Express.


Titolo: Assassinio sull'Orient Express
Autore: Agatha Christie
Editore: Mondadori
Data pubblicazione: 1934/1995
Pagine: 252

Hercule Poirot è appena arrivato ad Istanbul quando riceve un telegramma che lo costringe a ripartire subito per Londra; prenota così un posto in un vagone-letto dell'Orient Express. Il treno, nonostante sia inverno, è completamente pieno e i passeggeri sono dei più disparati: una principessa russa, un colonnello inglese, un conte ungherese con la moglie, una svedese, un ricco americano e tanti altri.
Durante il viaggio, una notte, uno dei passeggeri viene brutalmente ucciso nel suo scompartimento.
Il treno però è fermo a Belgrado, bloccato dalla neve, sulla quale non ci sono impronte.
Nessuno è scappato, quindi l'assassino deve essere sul treno, tra i presenti.
Poirot avrà un bel po' di indagini da fare, visto che gli indizi sembrano contraddirsi fra loro...

Assassinio sull'Orient Express è il primo ed unico libro che ho letto della Christie, e devo dire che mi è piaciuto più di quello che mi aspettavo.

La storia e lo stile di scrittura sono molto coinvolgenti, per svariate ragioni: ovviamente la curiosità del lettore è ai massimi livelli, così come la suspense, perché c'è un killer da scovare e una storia da ricostruire.
Questo però è abbastanza scontato quando si parla di libri gialli ben scritti.
Quello che invece mi ha piacevolmente sorpresa è l'equilibrio fra i vari elementi del racconto. 
Mi spiego meglio: l'autrice riesce a bilanciare perfettamente le informazioni da fornire al lettore, indizi, fatti accaduti, descrizioni, intuizioni di Poirot, dialoghi fra i personaggi e così via.
Non ci sono momenti clou nei quali si ha una grande rivelazione, o si capisce improvvisamente tutto. Così come non ci sono momenti "morti": ogni singolo capitolo è utile ai fini della storia e contiene indizi che stimolano il lettore a scervellarsi, a capire e a collegare i tanti fili del racconto. Ma queste informazioni, che leggendo riceviamo, non sono mai troppe, perché altrimenti capiremmo ogni cosa subito, né troppo poche, perché altrimenti perderemmo la speranza di riuscire effettivamente a scoprire l'assassino da soli.

Quello che ne risulta è un enorme coinvolgimento del lettore, che viene guidato piano piano attraverso la storia, permettendogli così di scoprirne una parte alla volta.. fino alla spiegazione finale.

Vi dico solo che io ho letto tutto il libro con taccuino e penna alla mano, cercando di incastrare i vari pezzi del puzzle alla meglio.
In pratica si è attivata la mia modalità detective.

Personalmente, sono riuscita a capire l'accaduto solo nel penultimo capitolo.. ma comunque prima della fine! Quindi sono molto soddisfatta.

Siamo lontani dallo stile di un Simenon, che indaga l'animo umano e scrive gialli che non sono gialli, ma viaggi all'interno della mente e del cuore.
Agatha Christie al contrario vuole semplicemente risvegliare il nostro istinto investigativo, il nostro acume.
Assassinio sull'Orient Express è un giallo puro e ritengo sia perfetto per il suo scopo: intrattenere e coinvolgere.

Senza contare il fatto che leggere questo tipo di libri è un ottimo esercizio per la mente!

VOTO: 🌞🌞🌞🌞
4

E voi amate la Christie? Avete letto questo libro?

In trepidante attesa dell'uscita del film il 30 Novembre, che andrò sicuramente a vedere, anche perché c'è Johnny Depp, vi mando un bacione

Silvia 💘

20 novembre 2017

Nudi e crudi - Alan Bennett {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti lettori,

bentornati sul blog! Oggi recensione super veloce di un libriccino che mi è piaciuto un sacco: Nudi e crudi di Alan Bennett. Dovete sapere che è molto difficile che io trovi libri divertenti che mi piacciono, in quanto molto raramente riescono a farmi ridere. Questa cosa mi ha sempre rattristata un po' perché, a parte poche eccezioni (come Douglas Adams), non riuscivo a trovare letture adatte quando avevo voglia di farmi qualche risata.
Poi ho scoperto Bennett.
Adesso ho trovato il perfetto esempio di ironia che piace a me! E sono felice perché ho un sacco di libriccini da recuperare.
In realtà il mio primo approccio all'autore è stato attraverso Audible, e ve ne parlerò presto sul blog, oggi invece vi recensisco Nudi e Crudi, che è il suo primo brevissimo romanzo (o forse meglio racconto? Non so) che ho effettivamente letto.


Titolo: Nudi e crudi
Autore: Alan Bennett
Editore: Adelphi
Data pubblicazione: 1996/2001
Pagine: 95

Nudi e crudi ci catapulta in una situazione decisamente stramba, ovvero nella vita dei coniugi Ransome, subito dopo che essi hanno subìto un furto.
Un furto però molto originale, in quanto i ladri si sono portati via tutto.
Tutto ciò che poteva essere preso è stato preso: oggetti, mobili, quadri, tappeti, lampadari.
Tutto, eccetto le pareti e i pochi apparecchi sanitari del bagno.

Perché lo hanno fatto? E come hanno fatto?
Chi è stato?

Alan Bennett risponde a tutte queste domande e a molto altro, in 95 pagine esilaranti, da leggere tutte d'un fiato.

Quello che mi ha stupito di più però è l'enorme quantità di spunti di riflessione presenti in questa breve storia.

Il furto diventa metafora di rottura, cambiamento; è quell'avvenimento che spezza improvvisamente la vita monotona e sempre uguale di due esseri umani e la trasforma.

Ma i coniugi Ransome hanno due personalità completamente diverse e diverse quindi sono le reazioni di fronte al fatto.
Da una parte l'accettazione e la scoperta di nuove realtà: Mrs Ransome si rende conto di avere un'opportunità unica di cambiare vita, di migliorarsi.
Un avvenimento negativo viene così trasformato in una possibilità di crescita e di evoluzione.
Dall'altro lato invece c'è Mr Ransome, con l'ostinazione e la tenacia di ripristinare la propria routine, di ritornare nella comfort zone tanto piacevole e priva di rischi.

La vita dei due coniugi però sembra destinata a non tornare più la stessa, perché l'equilibrio precario della loro esistenza è stato interrotto, e adesso uno dei due sta cambiando, scoprendo il mondo attorno a se.

Attraverso una storia divertente Alan Bennett ci fa riflettere su tante questioni importanti.

È sbagliato rifugiarsi nella propria comfort zone? 
Creare una situazione nella quale sappiamo gestire tutto alla perfezione ma che non ci rende veramente felici è giusto perché così facendo evitiamo i cambiamenti che ci fanno tanto paura? Oppure è terribile perché significa accontentarsi di qualcosa che non ci soddisfa appieno?

E perché le persone hanno paura di cambiare? 
Perché, spesso, aspettano un evento limite (come il furto in questo caso), per prendere il coraggio di fare qualcosa?

Alan Bennett ci dice la sua, implicitamente. I signori Ransome infatti andranno incontro a destini molto diversi..

Quanta riflessione in sole 95 pagine! Non doveva essere un libro divertente?

Vi garantisco che lo è! Non mancano le avventure e la suspense, condite da una buona dose di risate.

Leggere Alan Bennett è come conversare con qualcuno che sa come farlo, qualcuno con una grossa capacità comunicativa, che racconta senza l'intento di far ridere, e proprio per questo motivo scatena le risate del pubblico.
Ogni tanto, nel mezzo del racconto, con nonchalance, arriva improvvisamente una scena estremamente ironica, e il lettore, concentrato ad ascoltare, non può fare a meno di ridere.

Ho amato moltissimo Nudi e crudi, perché è stato davvero un piacere leggerlo e riflettere su argomenti un po' spinosi, col sorriso sulle labbra.

Alan Bennett è ufficialmente lo scrittore che devo consultare quando ho voglia di risate.

VOTO: 🌞🌞🌞🌞 e mezzo
4,5

Non fatevelo scappare lettori, provate anche voi a leggerlo, non ve ne pentirete.

Ancora col sorriso,
vi mando un grosso bacio,

Silvia 💖

13 novembre 2017

Dimentica il mio nome - Zerocalcare {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti lettori,
bentornati sul blog! Oggi parliamo di un genere diverso dal solito: quello dei fumetti. Come vi ho già detto in altre occasioni, non ho una grande esperienza sull'argomento, però qualche mese fa mi sono avvicinata un pochino a questo mondo grazie ad un autore che mi ha conquistata fin dalla prima lettura: Zerocalcare.
Qui infatti potete trovare la recensione di Un polpo alla gola, che mi ha permesso di scoprirlo e che mi ha fatta innamorare.
Mi ero ripromessa di recuperare pian piano gli altri titoli, chiedendo consiglio anche a voi, e così sto facendo: ad Ottobre infatti, ho letto Dimentica il mio nome.
Sì, lo so che avevo detto che sarei andata in ordine cronologico, ma ormai ho definitivamente abbandonato le speranze: Zerocalcare è troppo richiesto e in biblioteca è difficilissimo riuscire a trovare un suo fumetto disponibile!
Comunque dicevamo: Dimentica il mio nome. Zerocalcare non si smentisce e mi è piaciuto molto, ma vi dirò una cosa: si è rivelato abbastanza diverso da quello che mi aspettavo.

Dimentica il mio nome Zerocalcare recensione felice con un libro

Titolo: Dimentica il mio nome
Autore: Zerocalcare
Editore: Bao Publishing
Data pubblicazione: 2014
Pagine: 236

Dimentica il mio nome, nelle sue prime pagine, racconta un evento molto triste nella vita del protagonista Zero: la morte di sua nonna.
Da questo episodio si delinea la storia di tutto il fumetto, che è quella, appunto, di Mamie, la nonna di origini francesi con un passato molto misterioso. Un passato che sta per ripresentarsi, portando con se infiniti ricordi..

Quando ho iniziato a leggere questo libro, non avevo idea della sua trama, quindi potete facilmente comprendere come mai si sia rivelata una lettura diversa da quella che mi aspettavo.
Se Un polpo alla gola mi aveva conquistata con la sua spensieratezza e ironia, Dimentica il mio nome mi ha spiazzata e commossa.

Zerocalcare apre questo suo fumetto parlando di lutto, del dolore di una perdita.
E lo fa anche con ironia, sì, ma un'ironia delicata, che rispetta la sensibilità del lettore, che fa sorridere e commuove al tempo stesso.

 

Con le sue battute e le sue gaffe, Zero ci parla di qualcosa di importante: della paura della morte e del disagio che essa suscita nelle persone. E ancora una volta, ci racconta la verità: che va bene soffrire e sentirsi spaesati, che quel senso di impotenza è normale, che la morte fa paura a tutti, anche se nessuno lo ammette.

Ed è impossibile non sentirsi in empatia con Zero, impossibile non sentirsi confortati dalle sue parole.
Ho ritrovato quindi, in questo fumetto, quello che più mi piace di Zerocalcare: la sua sincerità senza filtri, la sua capacità di farti sentire meno solo, di farti realizzare che siamo tutti imperfetti, e che va bene così.
Ma ho trovato anche una profondità maggiore, e un tocco di tristezza e malinconia che non mi aspettavo, e che accompagnano tutta la lettura.

Non pensate comunque, che il fumetto sia tutto qui, anzi, questo è solo l'inizio della storia.
Anche stavolta infatti c'è un grande mistero da risolvere, che ruota attorno alla vita di Mamie e alle avventure che ha vissuto.

Attraverso i suoi ricordi, Zero cerca di ricostruire la storia di sua nonna, dall'infanzia in avanti, ma si rende conto che ci sono dei vuoti, delle informazioni mancanti. Inizia così ad indagare per riempire questi buchi e scoprire le origini della sua famiglia.

Zerocalcare, mescolando elementi autobiografici e non, ci parla dell'importanza e della potenza dei ricordi, ci mostra che ciò che conta non è il nome di una persona, ma la sua identità, intesa come identità interiore, come l'insieme di ciò che ha vissuto, delle persone che ha conosciuto, delle idee che ha difeso e dei pensieri che ha tenuto per se. Tutti hanno una storia da raccontare, tutti hanno un segreto da svelare.
Nel raccontarci tutto questo, attraverso la storia di Mamie, l'autore fa uso del soprannaturale, che stavolta è molto più presente e contribuisce a creare suspense e mistero.



Sarete conquistati da Mamie, dalla sua vita e dalle sue idee, dal suo coraggio e dalla sua dolcezza. 

Un'ultima cosa che ho notato in questo libro, sono le tavole, che a parer mio sono molto belle e più d'impatto rispetto a quelle di Un polpo alla gola.

Bravo Zerocalcare.

VOTO: 🌞🌞🌞🌞
4

Quattro stelline non perché non mi sia piaciuto, ma semplicemente perché avevo voglia di ridere e mi sono ritrovata a commuovermi! E, unico piccolo appunto che posso fare, forse avrei preferito meno elementi fantasy nella trama.

Penso comunque che sia un bellissimo fumetto e sono ancora convintissima di leggermeli tutti!

Quale titolo mi consigliate stavolta?

Un bacione,
Silvia 💗

6 novembre 2017

Lizzie - Shirley Jackson {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti lettori

e bentornati sul blog! Halloween è passato e ora tutti sono già pronti a pensare al Natale, ma se anche voi come me amate le atmosfere un po' gotiche e misteriose tipiche del periodo Halloweenesco e dell'autunno, allora sarete contenti di sapere che anche la recensione di oggi è un po' a tema, e perfetta per il periodo. Sto per parlarvi infatti di Lizzie di Shirley Jackson, la regina delle storie tetre e inquietanti.
Dopo Abbiamo sempre vissuto nel castello (Recensione qui), posso confermare che quest'autrice mi piace e mi affascina davvero tanto, contro ogni mia aspettativa.
Bando alle ciance ed ecco la Recensione.

Lizzie Shirley Jackson Recensione no spoiler felice con un libro

Titolo: Lizzie
Autore: Shirley Jackson
Editore: Adelphi
Data pubblicazione: 1954 / 2014
Pagine: 318

RECENSIONE

Elizabeth Richmond è una giovane ragazza di ventitré anni, assai anonima e apatica: vive con sua zia ma le parla solo lo stretto necessario e lavora in un museo, dove però nessuno la conosce sul serio. Pare che Lizzie sia interessata semplicemente a sopravvivere più che a vivere davvero.
C'è però qualcosa che la disturba continuamente: forte mal di testa, mal di schiena, confusione. Questi sintomi nascondono una verità sconcertante e inquietante: dentro Elizabeth si agitano varie personalità, ognuna con le sue proprie caratteristiche, e tutte stanno cercando di uscire...

Lizzie è stato il primo grande romanzo sulle personalità multiple, io ho deciso di leggerlo perché questo argomento mi interessava molto ed effettivamente non ne sono rimasta delusa anzi, durante la lettura ho provato un giusto mix tra fascinazione ed inquietudine.

Il tema viene trattato su più livelli:
Innanzitutto dal punto di vista clinico e quindi come malattia vera e propria, con i suoi sintomi e una terapia da seguire.
Una parte della storia è narrata infatti dal Dottor Wright, personaggio molto importante in quanto è lui che si occupa appunto della malattia di Elizabeth, sua paziente, e della sua guarigione.
È attraverso le sue parole che seguiamo lo sviluppo degli eventi e che riusciamo a comprendere bene, mano a mano che anche il dottore ne prende coscienza, il disturbo di fronte al quale ci troviamo.

Victor Wright quindi ci racconta la storia in modo preciso e meticoloso, rendendoci partecipi delle sue riflessioni. Anche se, a volte, si interrompe per rivolgersi al lettore, con interventi non troppo simpatici; i quali però testimoniano il suo forte coinvolgimento nel destino di Lizzie.

Il comportamento di Elizabeth e i suoi mutamenti vengono però raccontati anche sotto un altro punto di vista: quello degli effetti che il disturbo della personalità multipla ha sulle persone esterne.
Vediamo il turbamento dei conoscenti della protagonista, ignari del problema; i sentimenti contrastanti di una zia, che fa di tutto per capire e risolvere la situazione; le strane reazioni di sconosciuti incontrati per caso.
Ci rendiamo così conto del grande scompiglio, del caos che un problema del genere può creare.

Infine, a raccontare è anche Elizabeth stessa, più o meno.
È grazie a questa parte della storia che comprendiamo fino in fondo cosa significhi avere un io disgregato, spezzato in tante personalità, ognuna delle quali si sente viva e vorrebbe conquistare il controllo sul proprio corpo per riuscire effettivamente ad essere una persona.
Questa è sicuramente la parte più confusionaria del libro, il racconto diventa quasi un flusso di coscienza e lascia spesso spazio alla follia, al delirio.
Ma è anche forse la parte più fondamentale, che permette di avere il quadro completo della situazione.

La cosa che mi ha sorpresa di più, è che attraverso questo tipo di narrazione, la Jackson riesce a far cambiare totalmente opinione al lettore nel corso del racconto, i ruoli di vittima e carnefice si mescolano e si invertono più volte e niente è come sembra all'inizio.

Questa è una delle caratteristiche tipiche dello stile dell'autrice: l'ambiguità, l'incertezza che rimane attaccata al lettore fino alla fine della storia e anche oltre.
Alla fine del libro avevo dei sentimenti completamente diversi rispetto a quelli iniziali, per ogni singolo personaggio.

Nonostante l'alternarsi delle narrazioni e degli stili comunque, io ho trovato la lettura molto scorrevole e mai noiosa (a differenza di alcune opinioni che ho sentito in giro).
Forse complice anche il fatto che c'è comunque un mistero attorno al quale ruotano tutti gli eventi:
Da cosa è stato causato questo spezzettamento della personalità di Elizabeth??
Come al solito, la Jackson dissemina indizi qua e là, nascosti in mezzo a una narrazione relativamente tranquilla e pacata. Nessun colpo di scena eclatante, nessuna scena spaventosa, semplicemente perché non ne ha bisogno.
La storia di Lizzie mi è rimasta addosso, esattamente come l'altro suo romanzo, anche se stavolta l'ho trovata meno inquietante e più affascinante.

C'è anche un'altra cosa che mi ha sorpresa moltissimo di questo libro: niente è scontato.
Io tendo sempre a fare mille pensieri sulle storie che leggo, a immaginare cosa succederà e come andrà a finire. In questo caso no. Non c'è una singola cosa che avrei potuto prevedere, e questo ha reso la mia esperienza di lettura quasi diversa dalle altre, perché da ogni pagina che giravo non sapevo cosa aspettarmi. È stata una continua sorpresa.
Insomma Lizzie è stata una lettura affascinante in primis, ma anche emozionante, eccitante e sorprendente.

Credo di essermi dilungata abbastanza. Ho amato questo libro, si vede?

Forse in molti non saranno d'accordo, ma a me è piaciuto persino di più di Abbiamo sempre vissuto nel castello.
Quindi rischio e ve lo consiglio, perché secondo me se lo merita.

VOTO: 🌞🌞🌞🌞 e mezzo
4,5

Adesso non vedo l'ora di leggere L'incubo di Hill House, ma prima devo dedicarmi a qualche lettura un po' più allegra sennò tra pazzia e disturbi della personalità rischio di ammattire anche io 😜

Voi avete letto Lizzie? Vi piace la Jackson?

Un bacione,
Silvia 💜

30 ottobre 2017

Follia - Patrick McGrath {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti e bentornati sul blog!
Halloween è alle porte lettori. 🎃 È una festa che mi ha sempre affascinata tantissimo, con le sue atmosfere cupe e spettrali, con i fantasmi e le streghe, e i gatti neri. Ogni anno mi dispiaccio un po' del fatto che in Italia non venga festeggiata granchè, ma pazienza; quest'anno ho deciso di festeggiare a modo mio, con delle letture che mi sembravano adatte al periodo. E quindi oggi, vi porto con me in un manicomio e vi parlo di Follia di Patrick McGrath

Follia Patrick McGrath Recensione no-spoiler felice con un libro

Titolo: Follia
Autore: Patrick McGrath
Editore: Adelphi
Data pubblicazione: 1998
Pagine: 294

RECENSIONE

Siamo in Inghilterra, nei pressi di Londra, in un manicomio criminale vittoriano e a parlarci è uno degli psichiatri che ci lavorano: il dottor Peter Cleave.
La storia inizia con l'arrivo del nuovo vice direttore del manicomio, Max, insieme alla moglie Stella e al figlio Charlie, che si stabiliscono in una grande casa accanto alla clinica.

Nonostante il manicomio assomigli ad un carcere, alcuni pazienti godono di una semi libertà che permette loro di svolgere lavori manuali anche all'esterno dell'edificio. Uno di questi è Edgar Stark: un artista, uno scultore, con un sorriso sardonico continuamente stampato in faccia.
Edgar non sembra assolutamente pazzo, da nessun punto di vista, ad eccezione del fatto che, beh, ha commesso uxoricidio, uccidendo sua moglie.
Edgar lavora alla ristrutturazione della serra della nuova casa del vice direttore e conosce così Stella. Travolti dalla passione i due diventano amanti.
Amanti però circondati da psichiatri, da persone che interpretano il comportamento, gli sguardi, le parole, i movimenti.
Sarà una storia con non poche conseguenze.

Il dottor Cleave ci racconta tutto, dall'inizio alla fine, cercando di mantenere un punto di vista medico, analizzando la psicologia di tutte le persone coinvolte e tentando di spiegarci la loro follia...

È molto difficile fare una recensione di questo romanzo perché, affinché ve lo godiate appieno, non posso dirvi praticamente niente, a parte l'accenno di trama che già vi ho dato. Vi parlerò quindi principalmente della mia personale esperienza di lettura.

Come avrete capito, Follia è un romanzo psicologico, che indaga la mente malata dei personaggi che lo popolano. Il narratore ci racconta i fatti con un tono apparentemente distaccato, clinico.
Ma questo non rende la lettura meno incalzante e appassionante, anzi. Io mi sono ritrovata a divorare pagina dopo pagina, spinta dalla curiosità di sapere e capire tutto.

Fin dalle prime pagine sono stata catapultata nella storia, ho percepito le atmosfere sinistre del manicomio, la tensione dei pazienti costantemente sorvegliati e studiati, in ogni loro movimento, in ogni loro parola.
Durante le descrizioni delle sedute psichiatriche, ho visto la concentrazione di un dottore, bramoso di decifrare la persona davanti a sé, di leggerla come un libro aperto.

Leggendo sono entrata anche io a far parte del gioco psicologico del romanzo: ho provato a interpretare i comportamenti dei personaggi, a carpire i loro pensieri e a prevedere le loro azioni future.
A volte ci sono riuscita, ma molto più spesso no.
Com'è possibile capire cosa passa nella mente di un uomo? Com'è possibile dare una spiegazione alla follia?

La spiegazione non c'è.

Tra colpi di scena e momenti di riflessione, Patrick McGrath ci mostra cos'è la follia.
Ce la fa vedere, toccare, sentire.
La follia può essere travolgente, tragica, eccitante, devastante. Proprio come questo libro.

Sono stata rapita e affascinata dal modo in cui l’autore rappresenta la mentalità deviata dei suoi personaggi, il tormento di Stella ed Edgar, la loro passione, i tentativi di dominare qualcosa di troppo grande.

Un bravissimo autore e un romanzo bellissimo e disturbante. 
Disturbante quanto la verità che ne emerge, prima piano piano e poi con forza nell'ultima, ultimissima frase del libro.

VOTO: 🌞🌞🌞🌞
4

Quattro stelline e sono pronta a leggere anche qualcos'altro di questo scrittore, quindi avanti con i consigli!

E voi avete letto Follia? Che ne pensate?

Un bacione,
Silvia 🎃🎃

23 ottobre 2017

Molto forte, incredibilmente vicino - Jonathan Safran Foer {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti lettori,

bentornati sul blog! Come va il vostro Ottobre? Il mio è più pieno e impegnativo di quello che pensavo!
Come tutti i lunedì, oggi c'è una nuova recensione che vi attende, di un libro che mi aspettava sullo scaffale da troppo tempo: Molto forte, incredibilmente vicino di Jonathan Safran Foer.
Un libro da divorare, commovente ed emozionante, ma mai con pesantezza.

Molto forte incredibilmente vicino jonathan safran foer recensione felice con un libro

Titolo: Molto forte, incredibilmente vicino
Autore: Jonathan Safran Foer
Editore: Guanda
Data pubblicazione: 2007
Pagine: 381

RECENSIONE

Il protagonista, Oskar, è un bambino di nove anni con un tragico evento alle spalle: suo padre è morto nell'attacco terroristico alle Torri Gemelle dell'11 Settembre 2001.

È passato un po' di tempo da quel brutto giorno, ma è evidente che Oskar non ha ancora superato il trauma: fa ricerche, si informa, cercando di capire come possa essere successo, come sia possibile che gli abbiano portato via il suo papà.

Un giorno, nel vecchio studio di suo padre, Oskar trova un vaso, e dentro il vaso una busta con la scritta "Black", contenente una chiave.
Fin dal primo momento in cui la vede, il protagonista decide che scoprire cosa apre quella chiave sarà la sua missione.

Inizia così un viaggio, quello di un bambino alla ricerca di indizi, informazioni, di tutte le persone che hanno cognome Black, che possano aiutarlo nel suo scopo.

Molto forte, incredibilmente vicino è stata per me una lettura forte. Forte perché forse sono troppo sensibile riguardo all'argomento trattato, ovvero l'11 Settembre.
Ho i brividi ogni volta che ci penso e li ho anche adesso mentre scrivo. È più forte di me.
Attraverso la lettura veniamo a contatto con un bambino in lutto, con il suo dolore, vediamo i suoi rapporti con una nonna che ha perso il figlio e con la mamma che ha perso il marito. Vediamo quanto possano essere dolorosi ma anche dolci i ricordi e quanto sia difficile ricominciare.

Ma questo libro è stato per me anche sorprendente, perché non è mai troppo pesante. E così mi sono ritrovata a divorarlo, pagina dopo pagina.
Quello su cui la storia si focalizza è infatti il mistero che ruota attorno alla chiave, che fa sì che il lettore sia sempre più curioso, man mano che i fili della narrazione si intrecciano fra loro.

A raccontare è Oskar stesso e ha uno stile tutto suo nel farlo: frasi brevi e concise, continui segni di interpunzione, un linguaggio veloce che in alcuni momenti si trasforma in un vero e proprio flusso di coscienza.
Oskar è un chiacchierone e un bambino con una curiosità oltre le righe, vuole sapere tutto e ogni giorno si diverte ad inventare cose.
Ma è anche molto divertente, e perciò mi sono ritrovata spesso a sorridere, di fronte ad una battuta inaspettata.

Vi affezionerete tantissimo a lui, al suo modo di essere, alla sua innocenza e alla sua tenerezza. E chiaramente non potrete far altro che avere un peso sul cuore, mentre pensate a questo bambino e a quello che gli è stato tolto; mentre lo vedete impegnarsi, mentire, correre rischi anche, per portare a termine la sua missione.
Il viaggio di Oskar è un modo tutto suo per sentirsi vicino a suo padre, scoprire cosa significhino la chiave e la scritta è per lui un traguardo importante da raggiungere per chiudere un capitolo della sua vita e riuscire ad andare avanti.

Ed è proprio per questo che ciò che conta alla fine è proprio il viaggio, la ricerca, e non la meta finale.

Non per questo però il lettore sarà meno curioso di scoprire come andrà a finire.
La chiave infatti non è l'unico mistero della storia e Oskar non è l'unico narratore: ci sono dei capitoli, sparsi qua e là, scritti da qualcun'altro; altri personaggi legati in qualche modo al bambino, ma la cui identità inizialmente non è chiara.

Sono capitoli diversi, con uno stile tutto loro, che inizialmente possono confondere le idee del lettore, ma che poi piano piano iniziano ad assumere un senso e a delineare una nuova storia, parallela a quella di Oskar e altrettanto toccante.
Senza però lo stile innocente e divertente del protagonista, questi capitoli sono, a parer mio, non solo più enigmatici, ma più tristi, più pesanti.

Alla fine comunque la verità viene a galla, le varie parti si collegano tra loro e quello che ne risulta è un'unica storia, infinitamente commovente.

C'è un altro aspetto di questo libro che lo rende speciale: la sua originalità. Non solo nello stile di scrittura, che ricalca i pensieri e i sentimenti dei narratori, ma proprio la struttura stessa del libro. Ci sono molte pagine speciali: immagini o fotografie che hanno a che fare con la storia, ma anche pagine bianche, o con una sola scritta, e così via, sempre collegate ovviamente a ciò che si sta raccontando.
Questo aspetto del libro lo rende ancora più scorrevole, e permette di immedesimarsi maggiormente nella storia.

Inutile dire che è un libro che, se avete voglia di commuovervi quanto più possibile, vi consiglio.

VOTO: 🌞🌞🌞🌞-
4-

Perché quattro meno allora?
Non so, forse perché i capitoli di Oskar li ho preferiti a quelli degli altri narratori, e in certi momenti mi pareva che ci fosse un po' troppa carne sul fuoco. Era davvero necessaria tutta la storia parallela?? Non ne sono molto convinta.
O forse perché c'è comunque qualcosa che rimane in sospeso: in un certo senso mi aspettavo qualcosa in più dal finale.
Forse semplicemente, come ho già detto, l'argomento trattato mi ha resa un po' distaccata, per evitare di stare troppo male.
Mi sono commossa tanto, ma non ci sono entrata fino in fondo.

E voi lo avete letto? Lo avete amato? Sono curiosa di scoprire le vostre opinioni

Un bacione,
Silvia 💕

19 ottobre 2017

I miti greci raccontati in forma epistolare dalle donne che li hanno vissuti: Epiche, amiche e innamorate di Chiara Bernocchi {Anteprima}

Buongiorno a tutti lettori,
l'articolo di oggi è un po' a sorpresa e molto speciale, farò infatti una recensione un po' diversa dal solito perché vi parlerò di un libro di un'autrice emergente: Chiara Bernocchi.

Il libro in questione non è ancora stato pubblicato, perché deve prima raggiungere le 200 copie prenotate (dopo vi spiegherò perché); quando Chiara mi ha proposto di leggerlo in anteprima e mi ha mandato la sinossi, ho deciso di accettare perché mi incuriosiva e mi ispirava tantissimo e, fortunatamente, ci avevo visto giusto! Questo romanzo mi è piaciuto davvero tanto e se siete appassionati di Epica piacerà sicuramente anche a voi.

Il libro e la recensione

Il titolo è "Epiche, amiche e innamorate" ed è una rivisitazione dei miti greci, raccontati in forma epistolare dalle donne che li hanno vissuti.
Dafne, Calipso, Andromaca, Atena e tante altre si scrivono lunghe lettere e si confidano a vicenda, raccontando le proprie pene d'amore ed elargendo consigli.
Mi è piaciuta moltissimo quest'idea di dar voce alle figure femminili della mitologia greca e soprattutto il fatto che vengano presentate tutte come amiche, ognuna partecipe del dolore dell'altra e pronta ad aiutare, anche quando il destino ha fatto sì che appartenessero a popoli nemici.

"Nessuno ha bisogno di un’altra persona per sentirsi interamente felice! Hai forse bisogno di un altro paio di occhi per vedere? Di due piedi in più per camminare? Di un secondo cuore per vivere?"

Leggendo una lettera dopo l'altra, ci rendiamo conto che il tema fondamentale del romanzo è l'amore, in tutte le sue sfumature, belle e brutte: l'amore tradito, l'amore coniugale, l'amore offeso, l'amore filiale anche. Esplorare, attraverso il racconto di ninfe e dee, questo sentimento tanto complicato, è stata un'esperienza nuova e originale.
Ma c'è anche un'altra importante cosa che emerge da questo testo: la forza e la tenacia di cui una donna è capace.


"Siamo femmine per loro e sebbene in tanti millantino di possederne parecchie, pochi possono vantarsi di amare una Donna."

Mi sono divertita e appassionata a leggere questo romanzo, mi è sempre piaciuta l'Epica e adesso mi è anche tornata la voglia di leggerne un po'!

Un'altra cosa che mi è piaciuta molto è il linguaggio adottato nelle lettere, che riprende l'Epica greca utilizzando termini poetici e latinismi, ma che è comunque moderno e molto scorrevole.

"Aneliamo a un respiro che non conosca il trascorrere della clessidra, ma la verità è che proprio entro il nostro limite maggiore si cela la felicità. È la consapevolezza che disponiamo di un numero finito di anni che ci porta a scegliere quale via intraprendere per essere felici."

Il romanzo è molto breve ed essendo diviso in lettere può essere letto anche nei momenti di pausa tra un impegno e l'altro, come ho fatto io. 

(In realtà, nella parte in cui a scrivere è Andromaca, sono stata trascinata completamente dalla storia e mi sono scordata di ciò che dovevo fare, continuando a leggere! Ops...)

La casa editrice e come prenotare il romanzo

Come avrete sicuramente notato, negli ultimi anni si è molto diffuso il crowdfunding, ovvero una pratica di raccoglimento di fondi online, tramite brevi somme versate da coloro che sono interessati a sostenere un determinato progetto.
Nel nostro caso parliamo, ovviamente, di libri e in particolare di Bookabook, una casa editrice innovativa che, dopo una prima selezione, pubblica i libri che raggiungono le 200 copie prenotate. In questo modo è il pubblico stesso a operare una cernita e a scegliere quali sono le opere più interessanti e meritevoli per i lettori.

Chiara ha deciso di affidarsi a questa casa editrice e spera di raggiungere il suo obiettivo. Ovviamente, avendo apprezzato molto il suo libro, spero anche io che riesca a pubblicarlo.

Bando alla ciance e passiamo alla spiegazione di come prenotare effettivamente la vostra copia.

questo link trovate la sinossi e avete la possibilità di prenotare sia il formato cartaceo che quello digitale, che otterrete in caso di pubblicazione non appena la revisione sarà completa. In caso invece non fossero raggiunte le 200 copie i soldi vi verranno ovviamente restituiti.

Spero di avervi incuriositi!
Vi mando come sempre un bacione,

Silvia 💘

16 ottobre 2017

Wonder - R.J. Palacio {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti ragazzi e bentornati sul blog,
dopo il bellissimo libro di Simone De Beauvoir, che vi ho recensito la settimana scorsa (Qui), avevo bisogno di una lettura più leggera e mi sono detta: perché non un libro per ragazzi? Ho deciso quindi di dedicarmi a Wonder di R.J. Palacio, che è diventato un bestseller internazionale e del quale uscirà il film a Dicembre. Se avete voglia di una lettura tenera e divertente o cercate un libro da far leggere ai vostri figli/nipoti/cugini e adatto a tutte le età, allora questo è quello che fa per voi!


Titolo: Wonder
Autore: R.J. Palacio
Editore: Giunti
Data pubblicazione: 05/2013
Pagine: 278

RECENSIONE

August, detto anche Auggie, è un ragazzino un po' sfortunato: è nato con una grave deformazione facciale e nonostante i numerosi interventi che ha dovuto subire, la situazione estetica non è migliorata. La faccia di Auggie spaventa gli altri bambini e mette a disagio gli adulti.
August però, da un altro punto di vista, è anche un ragazzino fortunato: perché ha una famiglia che lo ama moltissimo e che lo ha protetto per dieci anni, facendolo studiare a casa ed evitando così gli inconvenienti che il suo aspetto avrebbe potuto creare.

Adesso però stanno per iniziare le medie e Auggie dovrà mettere piede per la prima volta in una vera scuola pubblica, e ciò significa tantissimi bambini da conoscere e un sacco di persone da incontrare.. Come se la caverà?

Wonder è un libro molto dolce, uno di quei libri che è giusto leggere, perché insegna ad essere gentili e la gentilezza, al giorno d'oggi, non è mai troppa.
Vediamo il mondo attraverso gli occhi di vari bambini e ragazzi: August, sua sorella Via, la sua amica Summer e così via. I capitoli portano il nome di chi racconterà quel pezzo di storia.

Ci sono tante cose che mi sono piaciute in questo libro, in primo luogo il protagonista: August è davvero speciale, è simpatico e divertente e coglie spesso l'occasione per scherzare su tutto, persino sul suo aspetto. Questo rende la lettura piacevole e scorrevole e fa sì che Auggie non appaia mai come una vittima.
Credo che questa sia una cosa fondamentale: August è un bambino esattamente come tutti gli altri, pensa e agisce come tutti gli altri, solo che ha una faccia un po' diversa.
Questo lui lo sa e sa anche l'effetto che ha sulle persone: si accorge di ogni occhiata, di ogni sguardo impaurito o sorpreso, ma capisce che ciò non è indice di cattiveria ma solo il riflesso incondizionato di chi non è abituato a vedere qualcosa di inusuale.

Inoltre è estremamente intelligente e buono, ama incondizionatamente la sua famiglia e i suoi amici, e ben presto, attraverso questa storia, ci insegna che l'aspetto esteriore non conta affatto, quando si è belli dentro.
Un concetto scontato? Non credo.
Voi come reagireste di fronte a un bimbo come August?

Chiaramente il mondo non è solo rose e fiori, anzi, il protagonista non è esente da cattiverie e scherzi di poco gusto, e lo vedremo affrontare situazioni molto brutte e lottare per riuscire a conquistarsi il suo posto nel mondo.

In Wonder quindi si coniugano bene tra loro scene molto divertenti e scene emozionanti e commoventi, potrete ritrovarvi a sorridere così come a versare qualche lacrima.

Un'altra cosa particolare di questo libro è il fatto che ad esso è abbinata una playlist musicale. Ebbene sì, in fondo al volume sono elencate una serie di canzoni da ascoltare durante la lettura, quando vengono nominate, per rendere l'esperienza ancora più coinvolgente. Io l'ho fatto e mi è piaciuta molto l'idea!

Insomma, i temi affrontati in questa lettura sono dei più svariati: amicizia, bullismo, diversità, solidarietà, amore.
Penso che i messaggi che l'autrice vuole trasmettere arrivino forti e chiari, e che Wonder sia un ottimo libro per ragazzi.

VOTO: 🌞🌞🌞🌞
4

In attesa di vedere il film, vi consiglio questa lettura e vi ricordo che
"Quando ti viene data la possibilità di scegliere se avere ragione o essere gentile, scegli di essere gentile"
Un bacione,
Silvia 💗 

9 ottobre 2017

Memorie d'una ragazza perbene - Simone De Beauvoir {Recensione no-spoiler}

"Un pomeriggio, al Lussemburgo, una ragazza grande, in tailleur verde mela, faceva saltare dei bambini alla corda; aveva le guance rosee, un riso scintillante e tenero. La sera, dichiarai a mia sorella:- Io lo so che cos'è l'amore! - Avevo davvero intravisto qualcosa. Mio padre, mia madre, mia sorella: quelli che amavo mi appartenevano. Presentii per la prima volta che può accadere di sentirsi toccare nel profondo da un raggio che viene dal di fuori."

Buongiorno a tutti lettori e bentornati!
Finalmente sono una studentessa libera dalla sessione autunnale, e quindi sono molto contenta di tornare alla carica nella lettura e qui sul blog.
Oggi vi parlo di uno dei libri più belli che io abbia mai letto e, cosa ultrasorprendente, non è un romanzo bensì un'autobiografia: Memorie d'una ragazza perbene di Simone De Beauvoir. Ebbene sì, dopo questo libro e dopo Open di Agassi, mi sono ufficialmente convertita alle biografie!! Non si smette mai di stupirsi.. Ovviamente dovete assolutamente dedicarvi anche voi a questa lettura, che secondo me è imprescindibile. Spero di convincervi con la mia recensione, anche se non esistono parole che possano rendere l'idea dell'immensità di questo libro.

memorie d'una ragazza per bene simone de beauvoir recensione felice con un libro

Titolo: Memorie d'una ragazza perbene
Autore: Simone De Beauvoir
Editore: Einaudi
Data pubblicazione: 1958
Pagine: 368

RECENSIONE

Memorie d'una ragazza perbene è l'autobiografia di Simone De Beauvoir, una donna che è diventata per me fonte d'ispirazione. 

Già dopo le prime pagine sono rimasta ammaliata dal suo stile di scrittura, che è ricercato e raffinato, ma soprattutto evocativo
Simone riesce a piegare le parole al suo volere, a comporre le frasi in modo che esprimano e trasmettano esattamente quello che sta raccontando.
Quello che dice, lo si sente e lo si vede. 
Durante la lettura ho visto Parigi e la sua frenesia, ho fatto passeggiate nei parchi, ho ammirato la natura della campagna francese, ho chiacchierato con i giovani intellettuali del '900, ho provato gioia, inquietudine, sorpresa, insieme alla protagonista. Ogni singola parola è riempita del suo significato e collocata esattamente nel suo contesto. Molte di esse sono ormai desuete e sono spesso andata a cercarle sul dizionario.
Credo di non aver mai incontrato nessun autore che avesse una capacità di linguaggio pari a quella di questa autrice.

Ovviamente non è soltanto come si esprime ma anche quello che esprime ad essere speciale. 
In quest'opera Simone racconta la sua vita, da quando era una piccoletta di pochi anni fino all'incirca alla fine dei suoi studi scolastici, ovvero fino all'inizio dell'età adulta. 
Leggendo, ho conosciuto una bambina adorabile, immersa nella sua infanzia felice fatta di ottimismo e serenità, capace a soli 5 anni di pensieri seri e profondi sulla verità, sul bene e sul male, sulla morte e sul mondo. Una bambina vivace che non si accontenta di giocare e divertirsi, ma che vuole conoscere e imparare.
Simone è curiosa di tutto, vuole sapere quante più cose possibili ed esplorare il grande mondo che la circonda.
Più avanti nella lettura ho invece conosciuto una ragazza adolescente che prende coscienza della società e dell'ambiente attorno a sé, che difende le proprie opinioni e decide di rifiutare le etichette e le arretrate usanze che ancora persistono in alcuni aspetti della vita.

Ci sono delle parti del libro, nelle quali in Simone ho visto molto di me stessa: nel suo impegno negli studi, nella sua determinazione a finirli, nelle sue speranze e nei suoi timori verso un futuro incerto, nel bisogno di amore.
Quello che però mi ha colpito più di ogni altra cosa, è il suo modo di pensare.
I pensieri di Simone De Beauvoir, il modo in cui lei vede il mondo, sono poesia. Sono stata completamente rapita dalla sua capacità di analizzare se stessa, dal modo in cui lotta per prendere coscienza di se, e capire esattamente chi è e dove vuole arrivare, qual è il suo scopo e chi è che vuole al suo fianco.

Simone è stata una donna estremamente intelligente, una donna che ha fatto della propria cultura, conquistata con impegno e dedizione, un'arma per plasmare le proprie idee e costruirsi una vita ricca, circondata da persone che non solo la apprezzavano, ma la stimavano.
È stata una donna capace di distinguersi, e scrivendo questo libro, ha deciso di lasciare la sua impronta nel mondo.

In Memorie d'una ragazza perbene ci racconta le sue speranze, i suoi progetti, i suoi momenti bui, ci racconta l'amicizia, l'amore, la religione, i legami familiari, il suo rapporto con la filosofia e con l'arte, compresa la scrittura. E ci lascia anche una testimonianza delle abitudini e delle idee della Francia della prima metà del '900.

Quest'opera è alta letteratura. È poesia in prosa, ed è in assoluto il libro più sottolineato nella mia libreria.

VOTO: 🌞🌞🌞🌞🌞
5

Assolutamente cinque stelline per questo piccolo gioiello, ve lo straconsiglio, avvisandovi che non è una lettura leggera, ci vuole concentrazione ma vi garantisco che a me non è mai pesato leggerlo, anzi, a fine giornata, dopo ore di studio, perdermi nel mondo di Simone era proprio quello che ci voleva! 

Voglio recuperare anche il resto della sua autobiografia, e anche qualche romanzo quindi se avete letto altro di suo fatemi sapere!

Vi mando un bacio grande,
Silvia 💘


2 ottobre 2017

Orfanzia - Athos Zontini {Recensione}

Buongiorno a tutti ragazzi e bentornati sul blog!

Con la recensione di oggi si conclude il Gran Premio delle lettrici di Elle, nel quale ho fatto da giurata. E direi che si conclude nel modo più strano possibile, perché il libro di cui vi parlo rimane per me un punto interrogativo. Non ho ancora ben chiaro se mi sia piaciuto o no, propendo comunque per il sì quindi vi consiglio di leggere questa veloce recensione, per vedere se Orfanzia di Athos Zontini vi può ispirare!

Orfanzia Athos Zontini Recensione felice con un libro

Titolo: Orfanzia
Autore: Athos Zontini
Editore: Bompiani
Data pubblicazione: 09/2016
Pagine: 222

RECENSIONE

Orfanzia è uno dei libri più strani che io abbia mai letto: ci troviamo di fro­nte ad un bambino se­nza nome, che vive nel terrore di essere divorato dai genito­ri e per questo spin­ge se stesso ad odia­rli e a rifiutare il cibo, convinto che sia l’unico modo per sopravvivere.

Sua madre e suo padre sono preoccupati ed infelici, la situa­zione crea grosse te­nsioni che li portano a litigare spesso e a peggiorare ulteriormente il clima familiare. Essi tenta­no invano di trovare un espediente per far mangiare il figli­o, ma lo fanno in un modo che a tratti risulta inquietante: il padre è quasi ind­ifferente e severo e sembra arrivare ad odiare il suo bambin­o, mentre la madre risulta spesso troppo apprensiva eppure non abbastanza attenta da cogliere dettag­li importanti, come il fatto che suo fig­lio vomita di propos­ito dopo ogni pasto.

La storia di questo strano bambino si snoda seguendo il trascorrere delle stagioni, primavera, estate, autunno e inverno, che corrispondono alle 4 sezioni in cui è diviso il libro. Ognuna di queste parti è diversa dall'altra perché caratterizzata da un cambiamento, che modifica la vita del protagonista sempre di più. Fino ad arrivare al culmine della storia, il finale, nel quale tutto viene ribaltato e sconvolto, lasciando non solo tutte le domande in sospeso, ma creandone delle nuove.

Ho pensato molto a questo romanzo, una volta conclusa la lettura. Orfanzia non è sicuramente un libro comune, può risultare difficile da leggere e compre­ndere, ma allo stesso tempo riesce a cat­turare l’attenzione del lettore come poc­hi altri autori sanno fare.

È una favola nera, disseminata di episodi e dettagli macabri e disturbanti, una storia in cui non esiste un personaggio da amare e che per questo lascia spiazzati.

Nonostante la sensaz­ione di fastidio e di inquietudine che si percepisce duran­te la lettura, lo st­ile di scrittura crea una suspense che porta a divorare le pagine e i brevi capi­toli uno dopo l’altr­o.

Dove vuole andare a parare l'autore?

Secondo me non è chiaro.

È una condanna all'eccessiva apprensione dei genitori, al loro tentativo di plasmare i figli a loro piacimento? Oppure è una dimostrazione che il male esiste in tutti, anche nei bambini?
È un elogio al cibo e alla robustezza, oppure alla violenza?

Le doman­de nate durante la lettura rimangono sen­za risposta, tutto può essere interpreta­to in tanti modi div­ersi.

Sono rimasta davvero molto scombussolata da questo libro e il finale non ha aiutato a fare chiarezza (anche se mi è piaciuto), inoltre non è stato molto piacevole leggere alc­une scene brutali sparse nella storia. Ma nonostante ciò, sento comunque che questa lettura ha un grande fascino.

Forse a volte l’importante non è la risposta che un rom­anzo dà, quanto le domande che fa nascere dentro.

VOTO: ?????

Alla fine ho deciso di non dare un voto, perché oscillo tra le due e le quattro stelline quindi ci rinuncio!
Non so bene cosa possiate aver dedotto da questa stramba recensione 😂
Se vi ho messo curiosità e decidete di leggerlo, mi raccomando, fatemelo sapere.. che intavoliamo una discussione!

Intanto vi mando un bacione,
Silvia 💓

25 settembre 2017

Open - Andre Agassi {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti ragazzi, bentornati sul blog!!

Finalmente è arrivato il momento di parlare di QUEL libro, il libro che non avrei mai pensato di leggere nè tantomeno di comprare, perché non mi piace lo sport, e non mi piacciono le biografie... e invece eccomi qua, a consigliare a TUTTI quanti, l'autobiografia di uno dei più famosi tennisti nel mondo: Open di Andre Agassi. Credetemi, perdersela è un peccato!

Open Andre Agassi Recensione no spoiler felice con un libro

Titolo: Open
Autore: Andre Agassi
Editore: Einaudi
Data pubblicazione: 2009
Pagine: 493

RECENSIONE

Questa volta cari lettori non posso accennarvi la trama del libro, perché la trama non c'è.
In Open è raccontata una vita, ed a raccontarcela è proprio colui che l'ha vissuta. Agassi riesce a trasformare il suo viaggio nel mondo in un'esperienza adrenalinica, emozionante, ma soprattutto intima. 
Andre riesce non solo a farci vivere le sue avventure, le sue vittorie e le sue sconfitte, ma ci fa entrare nella sua mente. Ci fa conoscere gioie e dolori, speranze e timori, svela le bugie che racconta agli altri e anche quelle che racconta a se stesso.

Ho pensato spesso a cosa possa aver significato per Agassi scrivere questo libro. Lui è un personaggio famoso, un campione acclamato e imitato in tutto il mondo, paparazzato dai giornalisti, lodato ma anche criticato dai media. Eppure ha deciso di mettersi a nudo scrivendo Open. Ha avuto fegato, e posso capire perché l'uscita di questo libro sia stata uno shock per moltissime persone; però, secondo me, più di ogni altra cosa, per Andre deve essere stato un sollievo.
È riuscito a prendere una grande matassa di fili intrecciati, fatti di azioni e pensieri, di un'intera esistenza umana e a sbrogliarli; e poi li ha messi su carta.

E credetemi se vi dico che leggerlo è stato un sollievo anche per me. È come se questo libro avesse aiutato anche me stessa a sbrogliare un po' dei miei pensieri.

In particolare mi ha aiutata moltissimo a ricordare i motivi per cui tutti i giorni lotto per i miei obiettivi, a rimboccarmi le maniche e a dare il meglio, anche se è faticoso.
Mi ha ricordato che stancarsi è giusto, che le soddisfazioni arriveranno, che ci saranno sempre delle persone pronte a dare supporto.
Mi ha ricordato che sbagliare è normale, ma che possiamo sempre tirarci su e ricominciare.

E quindi sì, non amo per nulla lo sport né le biografie, eppure sono qui a consigliare a TUTTI quanti di leggere Open.
Perché vi ritroverete per forza nelle sue pagine, penserete che la storia di questo tennista pluripremiato non è poi tanto diversa da quella di tutti noi e anzi, è in parte la nostra storia. È in parte anche la mia, nonostante la vita di Andre sia diversa e in apparenza lontanissima da quella di una normale studentessa.

Ho sottolineato praticamente metà libro, vi ho bombardati di citazioni a destra e a sinistra e adesso che è passato un po' di tempo, mi rendo conto che Open mi manca.
Mi sento come se conoscessi davvero Andre, e sento anche di stimarlo. Mi sono pure messa a guardare una sua partita di tennis!!!!
Non so come sia possibile, forse questo libro è speciale o forse ho semplicemente preso una botta in testa.

Fatto sta che non dovete lasciarvi scappare questa storia.

VOTO: 🌞🌞🌞🌞🌞
5

Ringrazio infinitamente Francesca per avermi convinta a comprare questo libro con le sue belle parole.
Lo rileggerò sicuramente più volte.
Un bacione,
Silvia 💓

22 settembre 2017

5 cose che: 5 libri che ho letto da piccola e mi hanno avvicinata alla lettura

Buongiorno a tutti lettori!

Buon venerdì e buon weekend!! Oggi articolo a sorpresa: ritorno, dopo secoli e secoli, con la rubrica 5 cose che, ideata dal blog Twins Books Lovers, che consiste nello stilare appunto una lista di 5 cose riguardanti uno specifico tema. (Qui il post di presentazione).


L'argomento di oggi è:

5 libri che ho letto da piccola e mi hanno avvicinata alla lettura.

Ditemi voi se non è un argomento bellissimo!! Quindi via ai ricordi, ed ecco la mia lista:


18 settembre 2017

Flatlandia - Edwin A. Abbott {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti e buon lunedì,
è arrivato oggi il momento di parlarvi di una lettura che ho fatto quest'estate e a cui tengo moltissimo. Fare questa recensione non è semplice per me: il libro di cui sto per parlarvi è geniale, e forse per molti è una lettura leggera e carina, ma per me c'è un mondo intero lì dentro. Ecco la mia esperienza di lettura con Flatlandia di Edwin A. Abbott.

Flatlandia Edwin Abbott recensione felice con un libro

Titolo: Flatlandia
Autore: Edwin A. Abbott
Editore: Einaudi
Data pubblicazione: 1884
Pagine: 133

RECENSIONE

Flatlandia è un mondo a due dimensioni, potete immaginarvelo come un infinito foglio di carta, e su di esso vivono linee, triangoli, quadrati, pentagoni, circoli e tante altre figure geometriche. A descriverci questo mondo e a raccontarci la sua storia è un quadrato, abitante appunto di Flatlandia.

Pensate che sia facile descrivere un mondo a due dimensioni? Sì? Beh forse, per noi che viviamo in tre dimensioni, è facile immaginarselo dall'altro. Ma provate a pensare di viverci dentro. Cosa vedreste? Come vi muovereste? Come riconoscereste, in un mondo piatto, un quadrato da un triangolo, se non potete vederli dall'alto?
Le risposte a tutte queste domande, e a molte altre, ce le da il nostro quadrato protagonista. Egli ci descrive con estrema chiarezza e semplicità, persino con dei disegnini, non solo tutti i problemi tecnici e prettamente geometrici della vita a Flatlandia, ma anche la cultura del popolo, le loro usanze e il loro pensiero, e la loro storia.

Vi faccio un esempio, per capire meglio: gli abitanti di Flatlandia sono divisi in classi sociali, in base alla loro forma geometrica. Distinte da tutti gli altri ci sono le donne, che sono delle linee. Esse sono spesso considerate inferiori ma sono anche pericolose, dato che sono molto appuntite...
Non voglio dirvi altro, questo è soltanto un minimo esempio di quello che la mente dell'autore e riuscita a creare in questo romanzo. Ci sono poi implicazioni sociali, storie di rivolte, descrizioni del clima e chi più ne ha più ne metta.

Ma non è finita qui. Ebbene sì, perché nella seconda parte del libro, il quadrato ci racconta una grande avventura che gli è capitato di vivere e che ha a che fare con una Sfera, proveniente dallo spazio a tre dimensioni: Spaziolandia. Ella è in visita a Flatlandia per comunicare al quadrato delle verità sconvolgenti. Il nostro protagonista ne vedrà delle belle.

Mi fermo qui, perché questo romanzo è tutto da scoprire.

Come avrete intuito, Flatlandia è una favola geometrica.
Immagino sia unica nel suo genere e io, non appena ne ho letto la trama, ho voluto subito averla nella mia libreria.
L'autore ha avuto non solo un'idea brillante ed originale, ma anche una grande immaginazione e soprattutto la capacità di combinare le sue idee con le leggi geometriche e matematiche.
In più, come se non bastasse, leggendo ci rendiamo conto che questa storia, fatta di lunghezze, spessori, angoli e linee, non è solo un esercizio narrativo fine a se stesso, ma è lo spunto per parlare di tanti argomenti importanti e sempre attuali: la visione delle donne nella società, l'importanza del fattore estetico, la chiusura mentale nei confronti del nuovo e del diverso, la genialità di alcuni vista come pazzia. 
Flatlandia è un inno all'immaginazione, un libro che sprona a credere nelle infinite possibilità dell'universo.

Non so se dalle mie parole traspare l'entusiasmo che ho nei confronti di questa lettura, in ogni caso c'è un motivo preciso per questo.
Io amo tutto ciò che è descritto in questo libro, perché amo la matematica e la geometria e il fatto che Abbott le usi per descrivere un mondo secondo me è bellissimo. So che questa passione è mooolto rara e quindi l'idea che l'autore riesca, almeno in parte, a mostrare il lato bello di queste materie scientifiche mi rende felice. Ho visto in giro tante recensioni positive anche da parte di persone che con la matematica non sono mai andate d'accordo, e penso che questa sia una grandissima vittoria.
Spero che,se qualcuno di voi leggerà Flatlandia, possa riconsiderare questi argomenti un pelettino più simpatici.

Comunque, io mi sono davvero divertita tantissimo a leggerlo ed è stata una lettura che ho fatto con il sorriso costante stampato in faccia. Quindi ve la consiglio davvero con il cuore e spero che possa piacere anche a voi.

VOTO: 🌞🌞🌞🌞🌞
5

Se nel corso della lettura di questa recensione vi è venuta spontanea la domanda:
Ma come! Sei fissata con i libri e ami la matematica?? Oppure:
Ma come! Ami la matematica ma sei fissata con i libri??
Sì raga, sono multitasking,
Un bacione

Silvia💗

11 settembre 2017

La morbidezza degli spigoli - Keith Stuart {Recensione}

Buongiorno a tutti ragazzi,
In questi giorni è arrivato il fresco un po' dappertutto e quello che mi consola è che posso leggere avvolgendomi nella mia amata copertina! Non troppo però perché ovviamente sono di nuovo sotto esame..Ci vuole pazienza!! Oggi qui sul blog vi parlo di un altro dei libri finalisti del Gran Premio delle Lettrici di Elle: La morbidezza degli spigoli di Keith Stuart. All'inizio non mi sembrava granché come lettura, ma invece andando avanti sono stata catturata dalla dolcezza della storia, che è semi-biografica.


la morbidezza degli spigoli keith stuart recensione felice con un libro

Titolo: La morbidezza degli spigoli
Autore: Keith Stuart
Editore: Corbaccio
Data pubblicazione: 2016
Pagine: 417

RECENSIONE

Alex, un giovane uomo sulla trentina, ci racconta il difficile periodo che sta attraversando: lui e sua moglie Jody hanno deciso di vivere in luoghi separati per un po' a causa dei continui litigi che li hanno allontanati. Uno dei motivi di tensione tra loro sembra essere Sam, il loro bambino. 
Sam è, a parer mio, il vero protagonista della storia, un piccoletto di 8 anni affetto da un lieve autismo: spesso non riesce a sostenere la realtà che lo circonda ed è invaso da crisi di pianto e urla, è molto emotivo e, quando sta bene, taciturno e riservato.

Inizialmente questo libro non mi convinceva, mi sembrava che Alex colpevolizzasse Sam, che fosse poco comprensivo nei suoi confronti e che facesse pochi sforzi per migliorare la situazione. In alcuni casi le reazioni del figlio erano semplicemente tipiche di un bambino di 8 anni, mentre invece il padre quasi rassegnato, imputava tutto all'autismo.

Piano piano invece Alex inizia a cambiare. Un giorno per caso padre e figlio si ritrovano a giocare ad un videogame in cui è possibile costruire qualsiasi cosa e vivere avventure di sopravvivenza contro vari mostri: Minecraft. Grazie a questo gioco Alex riesce a trovare finalmente un contatto con Sam, che è entusiasta del suo nuovo passatempo e non pensa ad altro. Pian piano Sam e suo padre si scambiano idee sul gioco, su cosa fare e come farlo, e tra una partita e l'altra iniziano a parlare veramente, di tutto. Alex inizia a capire che Sam è un bambino con le proprie idee e i propri sogni, solo con qualche difficoltà ad esprimerli.

Dal momento in cui si verifica questo cambiamento il libro mi è piaciuto molto di più, ho visto un padre animato da un amore vero per il proprio figlio, e un bambino dolcissimo e coraggiosissimo nell'affrontare le difficoltà che la sua condizione gli pone davanti.

C'è comunque qualcosina che non mi ha convinta a livello di storia, troppe situazioni particolari concentrate insieme: un tragico evento del passato che ancora oggi influenza la vita di Alex, una sorella e una madre particolari, una situazione lavorativa in crisi e anche la separazione dalla moglie. Problemi plausibili, ma che tutti insieme forse sono troppo e rischiano di divagare dal tema principale: Sam.

Nonostante questo comunque la cosa fondamentale è una: mi sono affezionata moltissimo a Sam leggendo. E non ho potuto fare a meno di emozionarmi e sorridere molte volte.
Sono felice che questo libro trasmetta un messaggio importantissimo, che tutti dovremmo tenere bene a mente: quando abbiamo a che fare con una persona autistica, sta a noi fare il possibile per aiutarla a superare le sue barriere, per farla sentire accettata e scoprire che ha tanto da dare e da condividere.

E quindi sì, alla fine questo libro mi è piaciuto. Non posso dare un voto molto alto perché sono un po' pignola, ma se l'argomento vi interessa e avete voglia di un po' di dolcezza e tenerezza, beh, ve lo consiglio.

Se amate anche i videogame poi, allora fa proprio per voi! Io non sono molto ferrata, ma devo dire che le descrizioni delle avventure virtuali di padre e figlio non mi hanno mai annoiata e anzi, danno un tocco di originalità al libro.

A fine lettura ho scoperto che l'esperienza narrata è in parte autobiografica: l'autore ha un figlio autistico e probabilmente ha dovuto lui stesso affrontare un percorso di presa di coscienza, così come il protagonista del libro. Penso che questo aspetto si veda, che nella seconda parte della storia traspaia l'amore dell'autore per il figlio.

VOTO: 🌞🌞🌞
3

Come vi sembra questo libro? Avete letto mai qualcosa del genere?

Vi mando un bacio come sempre,
Silvia 💗

4 settembre 2017

Abbiamo sempre vissuto nel castello - Shirley Jackson {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti lettori e bentornati sul blog!

Avete presente quelle letture che una volta terminate vi lasciano perplessi, ma che poi nei giorni successivi vi ritornano sempre in mente, lasciandovi addosso una sensazione strana? Ecco, il libro che vi recensisco oggi per me è stata una di quelle letture: Abbiamo sempre vissuto nel castello di Shirley Jackson.



Titolo: Abbiamo sempre vissuto nel castello
Autore: Shirley Jackson
Editore: Adelphi
Data pubblicazione: 1962/2009
Pagine: 182

RECENSIONE


"Merricat, disse Connie, tè e biscotti: presto, vieni.
Fossi matta, sorellina, se ci vengo m'avveleni.
Merricat, disse Connie, non è ora di dormire?
In eterno, al cimitero, sottoterra giù a marcire!"
 
Mary Katherine Blackwood è una ragazza di diciotto anni che vive in una grande villa vicino al paese, insieme alla sorella Constance e allo zio Julian. Visti dall'esterno potrebbero sembrare una normale famiglia, ma così non è.
Tutti gli altri membri dei Blackwood infatti sono morti avvelenati, proprio in quella casa. La tragedia ha portato grosse conseguenze nella vita dei tre superstiti ma, nonostante questo, essi sono riusciti a stabilire una routine quotidiana che li rende abbastanza felici. Mary pero sente che qualcosa sta per succedere, un cambiamento sta per sconvolgere la loro routine e questo non le piace per niente..

Abbiamo sempre vissuto nel castello è un racconto gotico dai toni cupi, che riesce ad entrare sotto pelle piano piano, senza che il lettore se ne accorga.

Stephen King dedica L'incendiaria all'autrice, scrivendo: "A Shirley Jackson, che non ha mai avuto bisogno di alzare la voce".

Ed è proprio così. L'autrice non si avvale di colpi di scena o immagini paurose, ma anzi quasi tutto il libro è il racconto della quotidianità di Mary Katherine, insieme alla sorella e allo zio.
All'inizio sembra quasi che questa descrizione sia un'introduzione a qualcos'altro che deve accadere, c'è un senso di attesa che si instaura nel lettore e che lo rende avido di sapere e di divorare le pagine.
Ben presto però ci accorgiamo che quello che conta è nascosto nel racconto stesso della quotidianità dei protagonisti. Ci rendiamo conto che c'è qualcosa di strano, di sbagliato, nella vita delle due sorelle, e anche in Mary stessa. È lei infatti a narrare la storia, e la sua visione è distorta, disturbata. Non sappiamo se quello che racconta è attendibile o meno. È reale? È tutto nella sua testa? Chi è il buono e chi è il cattivo?

Riti, superstizioni, idee malsane compaiono in continuazione, dettagli macabri sono disseminati in tutto il romanzo, buttati lì come fossero cose normalissime, assieme alle poche informazioni sulla tragica serata. Quella in cui sono morti tutti gli altri Blackwood.

"Il martedì e il venerdì andavo in paese, e il giovedì, giornata in cui i miei poteri erano al massimo, salivo nella grande soffitta e mi mettevo i loro vestiti."

Ci sono dei momenti "clou" in cui effettivamente cose importanti accadono, ma la maggior parte della lettura è quasi statica. Definirei questo romanzo un thriller/horror psicologico.
Con uno stile tranquillo ed elegante Shirley Jackson riesce a instillare un senso di inquietudine persistente, quasi una sensazione di fastidio a volte. Io ce li ho ancora addosso, a distanza di giorni dalla fine del libro.

Come ci riesce?

Tanti temi vengono trattati in questo romanzo: l'odio (dei paesani verso i protagonisti), l'amore (tra le due sorelle), la solitudine e l'isolamento, ma soprattutto l'autrice ci mostra come il male sia nascosto ovunque, soprattutto nella mente degli uomini. Ed è questo che irretisce e sconvolge.

Durante la lettura non avevo realizzato il potere di questo romanzo, è stato soltanto dopo averlo finito che mi sono resa conto della bravura dell'autrice, grazie alle sensazioni che mi ha lasciato, in sole 170 pagine.

È un romanzo ipnotico.
Shirley Jackson vi stregherà e non vi lascerà più andare.

VOTO: 🌞🌞🌞🌞
4

Romanzo straconsigliato a tutti gli amanti del genere ma perfetto anche per coloro che vogliono avvicinarvisi per la prima volta.

Chi altri di voi lo ha letto? Io sono già pronta a comprare L'incubo di Hill House, magari per Halloween 😁

Vi mando un bacione e mi raccomando, fate sempre attenzione a ciò che mangiate.

Silvia 💜