21 agosto 2017

Prendiluna - Stefano Benni {Recensione no-spoiler}

Ciao a tutti ragazzi e bentornati sul blog!
Ferragosto è passato e io ho già il terrore all'idea che stiano per finire le vacanze... meglio non pensarci!
Oggi recensione un po' diversa dal solito, perché la lettura di cui vi parlo non è andata come pensavo. Beh, direi che può capitare. Ecco quello che penso di Prendiluna di Stefano Benni.


Titolo: Prendiluna
Autore: Stefano Benni
Editore: Feltrinelli
Data pubblicazione: Maggio 2017
Pagine: 212

RECENSIONE

Prendiluna è un'anziana maestra in pensione, proprietaria di tanti bei mici. Una sera, le appare all'improvviso il fantasma di Ariel, un vecchio gatto morto da tempo, che le comunica una cosa straordinaria: per evitare l'Apocalisse, lei, Prendiluna, dovrà trovare dieci persone giuste a cui affidare i suoi dieci mici, in modo da convincere il Diobono che sulla Terra esiste ancora il bene. Avrà otto giorni di tempo, altrimenti tutto finirà.
Contemporaneamente altre due persone vengono a conoscenza della missione: Dolcino e Michele, due ex alunni che adesso sono pazienti di una clinica per matti. Michele, che dichiara di essere un arcangelo, e Dolcino, vogliono trovare Prendiluna in modo da parlare con il Diobono e punirlo per tutte le brutte cose che esistono nel mondo, ma dovranno scappare dalla clinica ed affrontare tante avventure per farlo.

Prendiluna, i dieci mici, Dolcino e Michele, non sono gli unici personaggi che incontriamo nel romanzo e anzi, ce ne sono moltissimi altri, alcuni realistici altri assurdi fino all'inverosimile. Allo stesso modo, anche le avventure che vengono raccontate, sono assai strambe e fuori dal comune.

Prendiluna è una sorta di fiaba per adulti, che assomiglia alla descrizione di un enorme sogno intricato e assurdo.

Mi aspettavo molto da questo romanzo e le premesse c'erano tutte, avevo voglia di un libro che facesse ridere e, in più, amo i mici, quindi pensavo di andare sul sicuro..Invece sono rimasta delusa. Questo libro non mi è rimasto per niente dentro, purtroppo. Probabilmente andrò controcorrente, forse c'è qualche sfumatura o intenzione dell'autore che non ho colto, forse non era il momento adatto per leggerlo o forse semplicemente Benni non fa per me. Vi racconto di seguito quello che non mi ha convinta.

Ho trovato questo libro estremamente cinico, troppo. In tutta la lettura ci sono continue critiche alla società moderna e soprattutto alla dilagante tecnologia del nostro periodo, che in parte condivido anche, ma che sono davvero troppe e soprattutto esagerate all'inverosimile. I personaggi sono tutti infelici e spesso in brutte situazioni, il mondo dipinto da Benni sembra un totale caos in cui è inutile impegnarsi perché raggiungere i propri obiettivi è quasi impossibile. Qualche volta mi sono ritrovata a sorridere ma per la maggior parte del tempo ne ho ricavato un forte senso di nostalgia e di tristezza. Niente spensieratezza, solo rammarico.

Tutto questo è collegato anche alla seconda cosa che non mi ha convinta: il romanzo non mi ha fatta ridere. Tutto il libro è un susseguirsi di scenette che pensavo sarebbero state divertenti ma che invece non mi hanno soddisfatta. Il tipo di umorismo usato non fa per me, mi ha ricordato un po' Zelig, o anche Scary Movie (solo che questo libro non è la parodia di un altro). Ecco, se amate uno dei due, probabilmente questo libro vi farà ridere.
Un sacco di battute sul sesso, anche un pochino volgari (non è un libro da leggere a bambini piccoli, mi raccomando 😂) e scontate. Al massimo ne ho ricavato qualche risata a denti stretti.

Il finale poi è stato un macello. Forse perché ormai ero delusa, o perché stavo per finire la lettura e pensavo già alla prossima, non ho prestato molta attenzione e l'ho trovato molto confusionario. Era tutto un sogno? Era tutto reale? Un misto delle due? Boh, non l'ho capito. Però potrebbe benissimo essere colpa mia.

Insomma ragazzi, stavolta ho fatto cilecca.
Devo ammettere che quando si parla di libri (ma anche programmi TV) che fanno ridere, sono molto selettiva, quindi ci sta che il mio parere sia un po' fuori dagli schemi.

Insomma, qualche pagina l'ho trovata carina, alcuni spunti di riflessione ci sono, ma nel complesso mi ritrovo a dare un voto abbastanza basso.

VOTO: 🌞🌞 e mezzo
2,5

Prima di lasciarvi però voglio raccontarvi un aneddoto, una cosa che mi è successa leggendo questo libro. Ad un certo punto Benni parla dei sogni Matrioska, quelli in cui sogni di svegliarti anche se in realtà stai ancora dormendo. Ecco, la sera stessa, dopo aver letto quel paragrafo..ho sognato di svegliarmi!! Poi provavo ad accendere la luce e ovviamente, come succede sempre, non si accendeva..
Quando mi sono effettivamente svegliata ho dato tutta la colpa al libro di questa esperienza poco carina! 😂

Ragazzi la recensione di oggi è finita, mi dispiace di non avervi proposto nessun consiglio libroso a questo giro ma penso che sia giusto scrivere sia le opinioni positive che quelle negative.

Voi avete letto questo libro? Vi è piaciuto?? Sono molto curiosa di sentire pareri diversi dal mio.

Un bacione

Silvia 💘

14 agosto 2017

La sostanza del male - Luca D'Andrea {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti lettori,
buon lunedì e bentornati sul blog!
La recensione di oggi mi rende molto felice, perché mi permette di raccontarvi, e consigliarvi, un libro che non avrei mai pensato potesse piacermi: La sostanza del male di Luca D'Andrea.
Anche questa lettura l'ho fatta grazie ad Elle Magazine, per il concorso del Gran Premio delle Lettrici di Elle. Stavolta hanno fatto proprio centro, perché, con grande sorpresa, vi assicuro che questo libro è grandioso.
Continuate a leggere per scoprire tante belle cose e farvi convincere.

La sostanza del male Luca D'Andrea recensione felice con un libro

Titolo: La sostanza del male
Autore: Luca D'Andrea
Editore: Einaudi
Data pubblicazione: Giugno 2016
Pagine: 449

RECENSIONE

Jeremiah Salinger è un autore televisivo di New York, marito di una bella italiana di nome Annelise e padre di una piccola peperina di nome Clara. La famiglia decide di andare a vivere per qualche tempo a Siebenhoch, un paesino di montagna in Sud Tirolo dove Annelise è nata e cresciuta.
Salinger è un cacciatore di storie, ama il suo lavoro ed è estremamente curioso di scoprire, analizzare e farsi raccontare tutto ciò che ritiene interessante ed adatto ad un programma tv. È per questo motivo che il protagonista si ritrova a vivere una traumatica esperienza tra le montagne, e in seguito, mentre ancora cerca di riprendersi dal trauma, si ritrova ad origliare per caso una conversazione. Viene così a conoscenza di uno dei più grandi segreti del paese: il massacro del Bletterbach. Tre persone sono morte orribilmente in una delle profondissime gole che lo compongono. Jeremiah non può ignorare il fascino che questa storia ha su di lui, e ben presto, verrà trascinato dalla smania di scoprire la verità e si renderà conto che Siebenhoch non è il tranquillo paesino che appare...

Questo libro è stata per me un'enorme sorpresa: non sono mai stata una grande lettrice di gialli, né tantomeno di thriller, quindi quando ho visto questo romanzo pensavo sarebbe stata più una lettura di dovere che di piacere.. Poi però ho deciso che mi sarei fidata della casa editrice, che io adoro, e me lo sono portata in vacanza qualche giorno. Risultato? Divorato in meno di tre giorni. 450 pagine lette tutte d'un fiato.

Non si può fare altrimenti ve lo garantisco: se lo iniziate, poi ne vorrete sapere di più, sempre di più. 

Questa storia mi ha sorpresa tantissimo perché è sì il racconto incalzante e ricco di suspense di una terribile strage, della quale si cerca di individuare il colpevole o capire il movente, in un crescendo di ansia ed eccitazione, mano a mano che i tasselli del puzzle vengono a galla. Ma non è soltanto questo.
È anche la storia di un uomo con una passione, una passione che si tramuta in ossessione. 
C'è quindi il Jeremiah di casa, marito premuroso e padre amorevole, e poi c'è il Jeremiah a caccia della verità. E così il libro diventa qualcosa di più di un semplice thriller: è un lungo cammino attraverso la mente e l'animo del protagonista, diviso da due amori diversi ma essenziali. L'autore mette a nudo tutto del suo personaggio: il suo amore e le sue bugie, la sua intelligenza e la sua impulsività. 

Luca D'Andrea ci racconta cosa significa essere ossessionati da qualcosa ed esserne consapevoli. E lo fa con uno stile trascinante. Una prima persona colloquiale, persino ironica a volte (riesce a strappare diverse risate) catturerà la vostra attenzione sin dalla prima pagina. 
Il protagonista ci descrive attraverso i suoi occhi la meraviglia del paesaggio montano, la stima e l'ammirazione per gli uomini del Soccorso Alpino che salvano vite ogni giorno, l'eccitazione di fronte alla possibilità di un nuovo programma televisivo, la paura quando qualcosa va storto durante una delle sue escursioni.
Ma soprattutto Salinger ci confida tutti i suoi segreti, le idee, i sogni, gli incubi, le speranze. Tutto quello che non dice nella realtà noi lo sappiamo, e così lo prendiamo a cuore, ci ritroviamo a voler bene a questo personaggio e veniamo anche trascinati un po' dentro la sua ossessione: scoprire il colpevole.

Dopo pagine e pagine che volano via senza nessuna fatica, arriviamo ad un finale sorprendente, anche se con qualche cliché, e non possiamo che essere soddisfatti finalmente di fronte alla verità.

Soddisfatti ma anche tristi perchè l'avventura è finita.

Veramente una bellissima sorpresa. Intrigante, coinvolgente, in parte divertente e commovente. Persino interessante tutta la parte riguardante la cittadina di Siebenoch e le usanze del luogo, per non parlare della descrizione del Bletterbach, meraviglia!!

Si vede che sono entusiasta?? 😜

Leggere questo libro sotto l'ombrellone è stato bellissimo, spero che non troppe persone abbiano notato le facce che facevo durante la lettura!! 😂


VOTO: 🌞🌞🌞🌞 e mezzo
4,5

Spero di avervi trasmesso il mio amore per questo libro e spero di avervi convinti a leggerlo, perchè ne vale davvero tanto la pena!
Ci sono riuscita?? Come vi sembra??

Vi mando un grande bacione

Silvia 💘

7 agosto 2017

Io non mi chiamo Miriam - Majgull Axelsson {Recensione no-spoiler}

"Ho pensato spesso a lei."
"A chi? A chi hai pensato spesso?"
"A Miriam. La persona di cui ho vissuto la vita."

Buongiorno a tutti lettori,
buon lunedi e, spero, buone vacanze!
Oggi vi parlo di un romanzo che ho letto grazie ad Elle Magazine: forse qualcuno di voi già sa che sono una delle giurate del Gran Premio delle Lettrici di Elle, e che quindi devo recensire e votare alcuni dei libri in concorso.
Vi avevo già parlato di un libro che mi è piaciuto molto, L'incantesimo delle civette di Amedeo La Mattina (qui). Oggi invece vi parlo di un altro di essi, quello che forse fino ad ora mi ispirava di più: Io non mi chiamo Miriam di Majgull Axelsson, un romanzo bello cicciotto sviluppato in verticale, come tutti quelli della casa editrice Iperborea. Sono molto felice di aver avuto la possibilità di leggerlo perché ne ho sentito molto parlare. Ecco quello che penso.

Io non mi chiamo Miriam Majgull Axelsson recensione Felice con un libro

Titolo: Io non mi chiamo Miriam
Autore: Majgull Axelsson
Editore: Iperborea
Data pubblicazione: Settembre 2016
Pagine: 539

RECENSIONE

Miriam è un'anziana nonna che vive in Svezia insieme alla sua famiglia, tutti sanno che ha un passato buio: è una delle sopravvissute ai campi di concentramento in cui furono deportate migliaia di persone durante la seconda guerra mondiale. Quello che nessuno sa però è che Miriam non è ebrea come tutti credono, ma è una rom, e il suo vero nome è Malika. Durante la deportazione, mentre era nei campi, per sopravvivere Malika si è ritrovata a fingersi un'altra persona: l'ebrea Miriam. Da quel momento non ha più smesso di indossare la sua maschera. Neanche dopo la liberazione, neanche dopo il matrimonio o dopo la nascita della sua nipotina. Adesso però, trascorsi 60 anni di bugie, durante il suo ottantacinquesimo compleanno, si lascia sfuggire una frase pericolosa: "Io non mi chiamo Miriam". E da questo momento, il passato sembrerà impossibile da nascondere.

Ci sono molti motivi per cui consiglierei questo romanzo: innanzitutto perché un argomento molto forte come quello dei campi di concentramento è trattato in modo molto delicato. La narrazione è un continuo alternarsi tra passato e presente e questo fa sì che la parte più cruda, quella riguardante la deportazione, sia sempre intervallata da momenti più leggeri e anche sereni. Il libro quindi non diventa mai pesante e anzi, risulta scorrevole.

Mi è piaciuto molto anche il tocco di originalità che l'autrice ha deciso di dare alla storia, scegliendo di raccontare le vicende di una ragazza rom, piuttosto che ebrea. L'identità della protagonista è un elemento fondamentale nella storia, ed è evidente che la Axelsson volesse mettere in luce quanta poca considerazione sia data ai rom, rispetto agli altri popoli. 
Questa cosa mi ha fatto molto riflettere: anche i rom sono stati deportati nonostante fossero una minoranza, eppure quasi nessuno ne parla e soprattutto, ancora oggi, sono loro quelli più discriminati.
Malika è una ragazza intelligente e forte, eppure non riesce a fermare il dolore di fronte all'odio degli altri verso il suo popolo.

La prima parte del libro è più che altro un'introduzione alla vita della Miriam ormai anziana, l'orrore della guerra e dei campi emerge in poche frasi e pochi gesti: qualche incubo, qualche pensiero a parenti ormai scomparsi, la paura dei pastori tedeschi.
Vediamo una nonna forte, una nonna che si è costruita una vita piena, una nonna amata e ancora in piena salute. Mi è piaciuta questa vecchietta che ce l'ha fatta, questa nonna che si è riscattata, che ha messo da parte gli orrori che ha vissuto e con coraggio e determinazione si è costruita un bel futuro. Mi è piaciuto questo riscatto e questa luce di speranza nel romanzo.

Dopo la prima parte, andando avanti, il racconto della deportazione è sempre più dettagliato: prima brevi ricordi sparsi e poi veri e propri resoconti delle giornate ad Auschwitz e a Ravensbruck.
La Miriam anziana che ricorda e racconta però, è sempre molto restia a farlo, ha paura del passato e vuole tenerlo lontano, per assicurarsi di non andare in pezzi. Questo distacco e questa continua repressione dei ricordi e delle emozioni riguardanti il suo passato, è comprensibile, ma dal punto di vista narrativo ha tenuto un po' distaccata anche me come lettrice. Nonostante alcune parti siano molto emozionanti, per la maggior parte del tempo non sono riuscita ad immedesimarmi con la protagonista e ad entrare nella storia, forse complici anche i continui flashback.

Tutto il libro comunque è molto interessante, ho imparato tante cose nuove e la scrittrice è stata molto brava a romanzare fatti realmente accaduti. È anche vero che molte delle cose narrate già le conoscevo: ho visitato un campo di concentramento e quindi ero preparata agli argomenti descritti e ritengo che, nonostante la Axelsson sia bravissima, in alcuni punti si percepisca che non ha vissuto l'esperienza sulla propria pelle.

Sicuramente consiglio Io non mi chiamo Miriam a tutti coloro che sono interessati all'argomento! Secondo me c'è margine di miglioramento ma è comunque un bel libro.

VOTO: 🌞🌞🌞e mezzo
3,5

E voi avete letto questo romanzo? Cosa ne pensate? Cos'altro mi consigliate del catalogo Iperborea?
Vi mando un bacione dalla spiaggia,

Silvia 💕