30 aprile 2018

La confessione di Roman Markin - Anthony Marra {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti lettori,

bentornati sul blog! Oggi vi parlo di un libro che ho deciso di leggere a scatola chiusa: lo vidi nel catalogo Feltrinelli con una breve descrizione e mi attirò subito. A volte mi manca scegliere letture di getto, senza stare a pensare a recensioni, pareri di altre persone e via dicendo. Probabilmente infatti molti di voi non conosceranno questo titolo, ma quello che posso dirvi è che stavolta ho fatto centro: ve lo consiglio davvero. Ecco la recensione de La confessione di Roman Markin di Anthony Marra.

La confessione di Roman Markin - Anthony Marra Recensione no-spoiler Felice con un libro

Titolo: La confessione di Roman Markin
Autore: Anthony Marra
Editore: Frassinelli
Data pubblicazione: 2016
Pagine: 310

Nella Russia di Stalin, a Roman Markin è stato assegnato l'incarico di censore: deve cancellare da foto e dipinti tutti coloro che sono stati dichiarati nemici del regime. Ogni giorno egli si trova ad eliminare centinaia e centinaia di volti, inizialmente con una semplice macchia d'inchiostro, poi modificando intere porzioni di opere d'arte, in modo da far scomparire la figura del traditore ed inglobarla nel paesaggio. Roman, che aveva studiato per realizzare il sogno di diventare un pittore, è bravissimo nel suo lavoro, ma ha un segreto: in ogni quadro che modifica egli aggiunge una figura sullo sfondo, mescolata al resto dell'opera. È l'immagine di suo fratello, condannato e ucciso proprio dal regime staliniano.
Quello di Roman Markin è un atto sovversivo, una rivolta silenziosa, ma anche un modo per conservare il legame con tutto quello che ha perso, con la sua umanità.

Tra i vari quadri su cui Roman pone la sua firma invisibile, ce n'è uno del famoso pittore Zacharov, che raffigura un paesaggio ceceno. Noi seguiamo il destino di questo dipinto tra passato e futuro, lo vediamo cambiare e assumere significati diversi, e guardiamo così lo svolgersi della storia russa e le sue conseguenze da un prospettiva diversa.

Forse avrete già capito che la struttura narrativa di questo libro è molto particolare. La vicenda di Roman Markin che vi ho accennato sopra è solamente il punto di partenza di tantissime altre storie, diversissime tra loro sia per ambientazione, che per periodo storico, che per stile narrativo. Si parte dal 1937, per poi passare in un colpo solo al 2013 e in seguito tornare al 2000 e poi al 1990 e così via.
Si potrebbe accostare questo libro ad una raccolta di racconti, ma in realtà non è proprio così: ogni capitolo, estrapolato dal romanzo, potrebbe essere considerato un racconto a se stante, ma all'interno dell'opera essi sono tutti collegati da un filo invisibile che i personaggi non vedono, la cui conoscenza è prerogativa del lettore. Non solo inoltre ci sono continui salti temporali e spaziali tra un capitolo e l'altro, ma anche all'interno dei capitoli stessi.
La confessione di Roman Markin è uno dei libri più frammentati che io abbia mai letto: Anthony Marra non si preoccupa di confondere il lettore, egli vuole mostrare la varietà dei gesti, dei comportamenti, dei destini delle persone, vuole mostrare le conseguenze della storia sull'umanità e quanto diversamente ognuno si trova a farvi fronte. È un romanzo che fa girare la testa: passato, presente, futuro, persone ricche, persone povere, persone condannate e persone impaurite, vecchi, giovani, bambini, uomini, donne, soldati, artisti, città inquinate, campi di sterminio e campi sterminati.
Ne La confessione di Roman Markin c'è un concentrato di vita impressionante. Marra ci mostra il cosiddetto effetto farfalla: quello che succede ad un capo del mondo, può avere conseguenze al capo opposto.

Vi confesso che in alcuni momenti non è facile seguire il filo, che ci sono capitoli e personaggi più riusciti di altri, ma comunque nel complesso il romanzo è estremamente originale e ben riuscito.

Il capitolo iniziale che fa da incipit al libro è uno dei più belli che io abbia mai letto, una storia da brividi che dà l'idea di quale sarà l'impronta principale del romanzo: la rappresentazione del dolore, delle ingiustizie, delle assurde conseguenze della storia. La Seconda Guerra Mondiale è un po' il fulcro di tutto, Marra ci fa vedere quello che ha provocato e facendolo critica aspramente una grossa fetta della storia russa.

Un autore che è stata una scoperta per me, perché non mi aspettavo una tale capacità di introspezione, di farci entrare nella mente di persone problematiche e tutt'altro che positive e farci provare empatia per loro.

Questa è la testimonianza che ogni tanto fa bene leggere qualche titolo meno conosciuto che, semplicemente a pelle, ispira. Si potrebbero scoprire delle perle.

VOTO: 🌞🌞🌞🌞
4

Se pensate che possa piacervi, vi consiglio di recuperare questo romanzo. So che è difficile fidarsi quando si ha davanti un libro poco conosciuto e quindi poco chiacchierato, ma se vi andrà di farlo fatemelo sapere e ne discuteremo insieme.

Se volete acquistare La confessione di Roman Markin potete farlo su Amazon al seguente link, così facendo riceverò una piccola commissione dal sito, che mi aiuterà a portare avanti il blog (per voi tutto rimarrà uguale). Grazie infinite!




Spero che la recensione vi sia piaciuta,
come sempre vi mando un bacione,

Silvia 💙

23 aprile 2018

L'Avversario - Emmanuel Carrère {Recensione no-spoiler}

"Ho pensato che scrivere questa storia non poteva essere altro che un crimine o una preghiera."

Buongiorno a tutti lettori,

bentornati sul blog. Oggi vi do un consiglio spassionato: quello di leggere il libro di cui sto per parlarvi. Con questo titolo mi sono approcciata per la prima volta ad Emmanuel Carrère, autore molto famoso ed elogiato, ma non sapevo bene cosa aspettarmi soprattutto perché L'Avversario non è un romanzo ma anzi un'opera di non fiction, e io non sono per niente esperta del settore. Che dire, è stata un'esperienza dolorosa ma bellissima.
Come mi sono sentita dopo averlo finito? Sotto shock, persa, senza parole.

l'aversario emmanuel carrère recensione no spoiler felice con un libro

Titolo: L'Avversario
Autore: Emmanuel Carrère
Editore: Adelphi
Data pubblicazione: 2000/2013
Pagine: 169

È difficile parlare di un libro come L'Avversario di Emmanuel Carrère, perché tratta di un argomento talmente spinoso, talmente disturbante, che fa paura anche solo pensare di esprimere un giudizio in proposito.
Vi ho già accennato che questa è un'opera di non fiction, e infatti essa racconta la storia di Jean-Claude Romand, un uomo in apparenza normale, che un giorno del 1993 ha ucciso moglie, figli e genitori e successivamente ha tentato di suicidarsi.
Immagino sia chiaro adesso il motivo per cui mi si chiude lo stomaco anche solo a scrivere queste righe.

Dopo il terribile fatto, il vaso di Pandora di Romand è stato scoperchiato: si è scoperto che da quasi vent'anni mentiva su tutto. Jean-Claude non si è mai laureato in medicina e non ha mai svolto la professione di medico. Diciotto anni di bugie. Diciotto anni. E poi, d'improvviso, la pazzia.

Carrère è stato ossessionato da questo caso e ha deciso di scriverci un libro; per farlo è entrato in contatto con Romand stesso, attraverso delle lettere ed assistendo poi in prima persona al processo.
Le sue motivazioni le lascio direttamente alle sue parole:

"Anche se avessi condotto un'inchiesta per conto mio, anche se fossi riuscito ad aggirare il segreto istruttorio, avrei portato alla luce soltanto dei fatti. I particolari delle appropriazioni indebite di Romand, il modo in cui, un anno dopo l'altro, aveva organizzato la sua doppia vita, il ruolo svolto da Tizio o da Caio, erano tutte cose che avrei saputo al momento opportuno, ma non mi avrebbero rivelato nulla di quanto mi premeva davvero sapere, che cosa gli passasse per la testa durante le giornate in cui gli altri lo credevano in ufficio, giornate che non trascorreva, come si era ipotizzato inizialmente, trafficando armi o segreti industriali, ma camminando nei boschi.
A questa domanda, capace di spingermi a cominciare un libro, non potevano rispondere né i testimoni, né il giudice istruttore, né le perizie psichiatriche, ma solo Romand, visto che era vivo, e nessun altro. Finalmente, dopo aver tergiversato per sei mesi, gli ho spedito una lettera presso il suo avvocato. È stata la lettera più difficile che abbia scritto in vita mia."

L'autore ci accompagna quindi nella storia, nella vita di Romand, nella vita di un assassino; e la cosa sorprendente è che lo fa quasi con delicatezza. Carrère non si arrabbia, non esagera, non si fa dominare dal racconto, ma anzi è lui stesso che riesce a dominarlo.
Prende il grande, enorme punto interrogativo che è la vita di Romand, e ce la fa scivolare davanti agli occhi. In maniera estremamente lineare ci mostra gli eventi, ma soprattutto i pensieri e le idee che hanno portato alla tragedia. Emmanuel ha provato ad entrare nella mente di Jean-Claude (e secondo me ci è riuscito) e ce la ha, in parte, spiegata.
Un atto rischioso, per tanti motivi: immaginatevi il senso di colpa nel contattare un uomo che ha commesso un pluriomicidio, immaginatevi la paura nel provare a capirlo, a penetrare i suoi pensieri. Come si fa a rimanere imparziali di fronte a ciò? E sarebbe giusto rimanere imparziali??
Carrère riesce, non so come, a mantenere una posizione nebulosa. Non giudica mai direttamente. Non accusa, ne giustifica. Eppure alla fine del libro la sua posizione, a parer mio, è più che chiara.

La capacità narrativa dell'autore è indubbia: egli analizza in questo libro ciò che appare inspiegabile, i processi psicologici, i pensieri che si agitavano nella mente di un uomo deviato. Carrère coglie l'essenziale di tutta la vicenda.
Ma con il suo libro risponde a tutte le domande? Ovviamente no.
Ci sono questioni che non possono trovare risposta.

A parte la sua magistrale chiarezza narrativa, c'è un'altra cosa che mi ha molto colpito di questa lettura: la capacità di tenere il lettore incollato alle pagine senza diventare mai troppo pesante.
Staccarsene sembra quasi impossibile, è come se la morsa che stringe lo stomaco mentre si legge, ci tenesse al contempo fermi lì, a leggere appunto.
Ma come è possibile che un libro che racconta una vicenda tanto terribile, scorra via veloce, senza pause? Perché è una storia scioccante. Talmente assurda che in alcuni momenti si perde quasi la coscienza del fatto che sia una storia vera. Reale. Le domande che sorgono in testa sono milioni, e iniziano sempre nello stesso modo: perché??
Perché Romand ha iniziato a mentire? Perché per diciotto anni ha continuato? Perché nessuno lo ha scoperto?
Come cavolo è possibile che nessuno lo abbia scoperto????
È un delirio, leggere questo libro è un delirio. È devastante, e deprimente, e straniante. E lascia un po' in uno stato catatonico, incapaci di pensare, e con la voglia di urlare.
A me sono venuti spesso i brividi, e ce l'ho pure scritta sopra, sulla pagina, la parola brividi.

L'avversario è una di quelle letture che spinge alla riflessione fino allo sfinimento, fino a quando è possibile, perché accettare impassibili che cose tanto brutte possano accadere nel mondo non ci si addice.
E quindi vogliamo trovare una spiegazione, una minima, piccola spiegazione che possa farci dire: ok, ho ancora speranza nell'umanità. E quindi cerchiamo, cerchiamo, ci affanniamo insieme a Carrère.
Ma alla fine, una spiegazione c'è?

VOTO: 🌞🌞🌞🌞🌞
 5

Ogni libro che stimola una riflessione può cambiarci in positivo, quindi questo direi che è proprio un must read. Bravissimo Carrère, spero che abbia trovato la sua pace e che la questione Romand sia per lui chiusa per sempre.

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Vi mando come sempre un bacione,
Silvia 💘

16 aprile 2018

Il tempo dell'attesa - Elizabeth Jane Howard {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti lettori,

bentornati sul blog! Oggi c'è una recensione speciale, che testimonia la parte positiva dei social e la bellissima community di lettori che si è creata: una recensione doppia! Ebbene sì, io e Annamaria del blog La contessa rampante abbiamo legato molto e abbiamo deciso di leggere un libro insieme: il secondo volume della saga dei Cazalet. Se non sapete di cosa sto parlando, andate a leggere la recensione del primo libro (che ho amato!) qui. In ogni caso potete tranquillamente leggere anche questo articolo perché eviterò ogni spoiler importante! Eccovi quindi la recensione de Gli anni dell'attesa di Elizabeth Jane Howard.


Titolo: Il tempo dell'attesa
Autore: Elizabeth Jane Howard
Editore: Fazi
Data pubblicazione: 1991 / 2016
Pagine: 624


La saga dei Cazalet ha spopolato in questi ultimi anni e forse già sapete che si tratta di una saga familiare che racconta la vita e le abitudini di un'ampia famiglia inglese della prima metà del '900, composta da uomini, donne e bambini di un po' tutte le età. 
La caratteristica migliore di questi libri forse è proprio la coralità della narrazione, che spazia continuamente tra punti di vista diversi e crea nel lettore un senso di familiarità e di coinvolgimento nelle vicende e nei problemi dei personaggi.
All'inizio di questo secondo volume infatti, come mi aspettavo, sono stata catapultata totalmente nella storia: nonostante siano passati mesi dalla lettura del capitolo precedente, non ho avuto bisogno di riadeguarmi ai nomi dei numerosi protagonisti e alle loro storie; è stato un po' come tornare in un luogo perfettamente conosciuto, come quando si torna a casa dopo aver passato molto tempo lontani.

Ma, c'è un ma. Dopo l'iniziale sensazione di immediato comfort infatti qualcosa cambia: siamo nel 1939, e scoppia la Seconda Guerra Mondiale. Le conseguenze, ovviamente, non tardano ad arrivare.
Si inizia a percepire un'atmosfera di gelo e ansia che non è per niente tipica della famiglia Cazalet: tutti hanno bisogno di fare qualcosa, alcune donne vogliono arruolarsi come infermiere, alcuni uomini come soldati, qualcuno si dichiara pacifista e vorrebbe agire contro il conflitto, altri non danno la giusta importanza alla situazione. La guerra entra prepotentemente nella vita dei Cazalet, e stravolge la loro quotidianità.
Ciononostante, essa rimane allo stesso tempo sullo sfondo: non si narrano le battaglie o le difficoltà affrontate da coloro che si sono effettivamente arruolati, non si parla della vita vera nella guerra; purtroppo noi rimaniamo a casa, insieme alle donne e ai più piccoli.

E dico purtroppo perché in questo modo la nostra visione della vita dei protagonisti rimane parziale: l'attenzione di tutto il libro continua ad essere rivolta alla famiglia nella villa di campagna, Home Place, o nei pressi di Londra. Quello che succede all'esterno, la Storia, lo viviamo solo attraverso notizie sussurrate o lette nei giornali, aerei militari che volano, bombardamenti nelle vicinanze.. E soprattutto attraverso le diverse abitudini che i Cazalet devono adottare: le loro giornate diventano ripetitive, tutti si trovano costretti a tanti lavori diversi, rammendare, cucinare, raccogliere legna, per far fronte alle mancanze dovute alla guerra. La noia e la monotonia, la situazione di stallo, si percepiscono moltissimo. C'è un senso di impotenza e di tristezza che aleggia nella famiglia e che si impadronisce anche del lettore.

È quindi inevitabile che la lettura sia più lenta rispetto a quella del primo libro, e anche meno avvincente.
Non c'è più la spensieratezza e la freschezza che avevo amato ne Gli anni della leggerezza, e il fatto è che non ci sono neanche emozioni forti, combattimenti, adrenalina.
Sicuramente la Howard non scherza quando sceglie i titoli dei suoi romanzi: questo secondo volume è un libro di transizione, di attesa di qualcos'altro.

Nonostante questa sia la mia visione generale del romanzo, non pensiate che non mi sia piaciuto!
C'è innanzitutto una bella novità in questo secondo volume: in alcuni capitoli viene meno la narrazione corale ed essi si concentrano su singoli personaggi. Questo permette di approfondire la conoscenza di molti membri della famiglia e di entrare in sintonia con loro.

Ad esempio ho adorato Clary, che è stata per me una rivelazione. Attraverso di lei l'autrice parla dell'ipocrisia di alcuni adulti, che credono sia meglio tenere lontani i più piccoli dalla conoscenza di eventi tragici, parla della guerra e di quanto sia terribile, parla di vecchiaia e morte. Clary diventa portatrice di tutti i messaggi più importanti di questa storia: quanto sia fondamentale la speranza in una situazione del genere, quanto possano aiutare l'amicizia e il perdono, ma allo stesso tempo anche quanto sia necessario essere diretti e onesti, evitando falsi buonismi e inutili menzogne. Clary è speciale perché non si vergogna di quello che prova e lo ammette, anche se è un sentimento negativo.
Per di più ama scrivere, e ho avuto la sensazione che la Howard abbia espresso la sua personale opinione sulla scrittura attraverso Clary: pagine meravigliose che ogni lettore amerà.

Ci sono anche tanti altri personaggi che maturano ed evolvono: Zoe, nonostante sia alquanto odiosa in alcuni momenti, inizia a trasformarsi e a crescere pian piano, diventando sempre più adulta; Polly inizia a capire la vita vera e, pur mantenendo la sua infinita dolcezza, a fare qualcosa per migliorare; Louise si trova a vivere l'adolescenza e le prime relazioni, e a scoprire il valore dell'amicizia.

I colpi di scena non mancano: c'è chi partorisce, chi subisce una perdita, chi rimane devastato dalla guerra, chi deve affrontare la malattia. I temi del libro sono troppi per essere elencati qui, ma sappiate che Elizabeth Jane Howard è sempre bravissima a presentare la vita in tutte le sue sfumature e i suoi personaggi sono sempre talmente umani da apparire reali, in carne ed ossa. Nessuno dei Cazalet infatti è perfetto, anzi.

Leggendo questo libro ho provato pietà per chi forse non se la meriterebbe, ho provato dolore per chi soffre, ho provato speranza per chi sembra aver trovato il suo personale modo di essere felice.

VOTO: 🌞🌞🌞e mezzo
3.5

Insomma ragazzi, se vi è piaciuto il primo volume, continuate assolutamente con il secondo sapendo che sarà di transizione, necessario al successivo svolgersi della storia. Mi aspetto un terzo libro con i fiocchi!
Se invece non avete mai letto i Cazalet, io ve li consiglio assolutamente.

Ma, cari lettori, prima di finire questo articolo c'è una sorpresina! Io e Annamaria abbiamo pensato di fare un botta e risposta per confrontarci un po' e darvi un'idea delle nostre opinioni. Trovate qui sotto la prima parte, mentre per la seconda potete andare sul blog di Anna.

"Botta e risposta" con Annamaria del blog La contessa Rampante

Ti aspetti che il terzo volume sia migliore del secondo?
A: Lo spero vivamente.
S: Sì, spero in una narrazione più vivace, che affronti maggiormente il tema della guerra.

Qual è il tuo personaggio femminile preferito?
A: Il mio personaggio femminile preferito è Clary.
S: Clary, anche se se la gioca con Polly, che era la mia preferita nel primo volume.

Descrivi i seguenti personaggi con un solo aggettivo:
A: Polly - insicura;   Sybil - mansueta;   Louise - ambiziosa.
S: Polly - dolce;   Sybil - dignitosa;   Louise - superficiale.

Edward, Archie, Christopher: chi sposi, chi baci, chi butti via?
A: Sposo Archie, bacio Christopher, butto via ASSOLUTAMENTE Edward.
S: Sposo Christopher, bacio Archie e butto via Edward (ciao Edwarddd!).

Rachel, Sybil, Louise: chi sposi, chi baci, chi butti via?
A: Sposo Rachel, bacio Sybil e butto via Louise.
S: Sposo Sybil, bacio Rachel, butto via Louise.

Qual è il tuo capitolo preferito?
A: Quello di Clary, Maggio-Giugno 1940.
S: Anche per me Clary Maggio-Giugno '40, narrato in gran parte in forma di lettere, e il seguente, Polly 1940.



Spero che l'idea vi sia piaciuta e mi raccomando, andate a leggere la seconda parte del Botta e Risposta e la recensione di Anna sul suo blog ⇒ QUI.

Leggere insieme è stato bellissimo e come forse noterete ci siamo anche trovate d'accordo praticamente su tutto. 💕

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Vi mando un bacione,
Silvia💓

9 aprile 2018

Il giardino segreto - Frances Hodgson Burnett {Recensione no-spoiler}

Buongiorno lettori!

Oggi è veramente un buongiorno: sono davvero felice di essere tornata sul blog dopo la pausa obbligata e soprattutto di farvi la recensione di una lettura che ho amato. Perché Il giardino segreto di F. H. Burnett è un libro che trasmette speranza, positività e ottimismo, non si può non adorarlo. Un libro che consiglio veramente a tutti, perché dà un insegnamento e permette vedere il mondo da un prospettiva più bella. Quindi anche se siete un po' giù e volete risollevarvi il morale, questo romanzo è quello giusto per voi.

Ecco la mia recensione.

Il giardino segreto Burnett recensione felice con un libro

Titolo: Il giardino segreto
Autore: Frances Hodgson Burnett
Data pubblicazione: 1911
Pagine: 229

La storia de Il giardino segreto racconta di una bambina, Mary, che vive in India insieme a due genitori poco presenti, che non vogliono averla intorno e non le forniscono né affetto né educazione. Mary cresce insieme alla sua balia, circondata da servitori che assecondano ogni suo desiderio e capriccio, e così ben presto diventa una bambina antipatica, viziata e dispotica, che non conosce l’amore né il divertimento, una bambina sempre arrabbiata alla quale non piace nessuno. Quando però scoppia il colera, Mary si ritrova improvvisamente orfana e sola, e viene mandata a vivere con un nobile zio, il quale possiede un enorme castello in mezzo alla brughiera dello Yoskshire. Inizia così per la piccola protagonista la vita a Misselthwaite Manor, che si rivelerà tutt’altro che noiosa. Mary infatti scopre che, da qualche parte in mezzo agli immensi prati che circondano il castello, è nascosto un giardino segreto chiuso ormai da dieci anni, nel quale è proibito entrare. Spinta da un’incessante curiosità, Mary inizia, giorno dopo giorno, ad indagare in lungo e in largo, decisa a trovare il misterioso giardino. Ma questo non è l’unico segreto del grande castello: capita a volte infatti, che Mary senta il pianto di qualcuno provenire da una delle tante stanze del maniero, ma ogni volta che prova a parlarne nessuno sembra darle ascolto.

Mano a mano che la lettura prosegue sono sempre di più le domande che nascono spontanee: Dov’è il giardino segreto? Perché nessuno può entrarci da tanto tempo? Chi è che piange dentro il castello? Una delle caratteristiche che spiccano di più di questo libro infatti è la grandissima curiosità che suscita nel lettore. La prima parte in particolare, si legge tutta d’un fiato, spinti dalla voglia di scoprire i misteri della storia.

Ovviamente tutte le domande troveranno una risposta nel corso della lettura, e sorprendentemente anche abbastanza in fretta! Sarà quindi proprio in quel momento, quando tutti i misteri verranno a galla, che la storia prenderà una piega diversa.

Quasi fin da subito infatti, si nota che i segreti di Misselthwaite Manor non sono la tematica principale del libro, essi sono invece lo sfondo di una storia più profonda e, a parer mio bellissima: la storia di una ragazzina dispotica e scorbutica (e persino bruttina) che, spinta dalla curiosità e anche da una giovane e gentile cameriera, inizia a passare le sue giornate all’aria aperta, circondata da un mondo completamente diverso da quello a cui era abituata. Grazie a Martha e al contatto con la natura vediamo in Mary una trasformazione lenta ma radicale, sia dal punto di vista fisico che da quello caratteriale, e soprattutto vediamo una bambina più felice e spensierata. E il lettore cresce e matura insieme a lei e si sente invaso dalla stessa felicità che anche lei prova.

Il giardino segreto è un romanzo che sa rendere felici, ed è per questo che l'ho amato così tanto. Ma non solo: ho apprezzato tantissimo anche il modo in cui vengono descritti gli ambienti intorno alla villa; i giardini, la brughiera, gli animali, la famiglia della cameriera Martha superaffollata ma piena di amore.

Il mondo descritto dalla Burnett è un mondo bellissimo, le sue meraviglie traspaiono da ogni pagina e non solo, è una natura che giova allo spirito e anche alla salute. Ed è veramente così la parte bella del mondo, solo che non ce ne rendiamo conto, troppo presi a essere arrabbiati e scorbutici, come la Mary delle prime pagine. Questo libro aiuta a vedere le meraviglie della nostra Terra, e io sono rimasta completamente rapita e affascinata, rendendomi conto di quante cose si danno per scontate, di quanta bellezza abbiamo attorno a noi che non degniamo nemmeno di uno sguardo, di quanto sia importante stare in contatto con il mondo reale, con il cielo, il sole, l’erba.
Provate ad uscire fuori, in una di queste giornate luminose, a chiudere gli occhi e respirare l'aria attorno a voi. Quella è la sensazione che Il giardino segreto vi lascerà addosso.

(C’è una parte di un capitolo, raccontata dal punto di vista di un pettirosso, che mi ha emozionata un sacco!)

Insomma lettori, date un'occasione a questo libro perché mette davvero allegria. È una storia di grande impatto, adatta  a tutti: è un libro da far leggere agli studenti, ai figli, e sicuramente da rileggere anche da adulti.

Vi sembrerà quasi che l'autrice vi parli attraverso le sue pagine per dirvi: siate gentili, ottimisti e positivi nella vita, così sarà più bella.
A me questo messaggio ha trasmesso una grande forza e nonostante siano passati mesi da quando ho concluso la (ri)lettura, ancora ci ripenso e cerco di metterlo in pratica. Spero che leggiate questo libro e che proverete a farlo anche voi.

VOTO: 🌞🌞🌞🌞🌞
5

"Uno degli aspetti più curiosi della nostra vita è che solo di tanto in tanto ci capita la certezza di vivere a lungo, molto a lungo, forse addirittura per sempre. Succede, a volte, quando ci alziamo all’alba, e usciamo in quell’ora tenera e solenne, da soli. Allora alziamo lo sguardo in alto, verso il cielo pallido che si va colorando di rosa, finché ciò che scorgiamo a oriente quasi ci strappa un grido, e il cuore sembra arrestarsi dinanzi alla strana e immutabile maestà del sole che sorge: qualcosa che accade ogni mattino da migliaia e migliaia di anni… Allora, per qualche attimo, ci sembra che vivremo per sempre. Ci succede anche quando ci troviamo soli in un bosco, al tramonto, e la pace dorata, misteriosa e profonda che vi regna sembra ripeterci dolcemente qualcosa che non riusciamo a comprendere del tutto… Altre volte, invece è la quiete immensa del cielo notturno con il suo azzurro cupo popolato da milioni di stelle a comunicarci tale certezza; oppure l’eco di una musica lontana; o ancora, lo sguardo che qualcuno ha negli occhi."

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Un bacione grande,
Silvia 💖