7 agosto 2017

Io non mi chiamo Miriam - Majgull Axelsson {Recensione no-spoiler}

"Ho pensato spesso a lei."
"A chi? A chi hai pensato spesso?"
"A Miriam. La persona di cui ho vissuto la vita."

Buongiorno a tutti lettori,
buon lunedi e, spero, buone vacanze!
Oggi vi parlo di un romanzo che ho letto grazie ad Elle Magazine: forse qualcuno di voi già sa che sono una delle giurate del Gran Premio delle Lettrici di Elle, e che quindi devo recensire e votare alcuni dei libri in concorso.
Vi avevo già parlato di un libro che mi è piaciuto molto, L'incantesimo delle civette di Amedeo La Mattina (qui). Oggi invece vi parlo di un altro di essi, quello che forse fino ad ora mi ispirava di più: Io non mi chiamo Miriam di Majgull Axelsson, un romanzo bello cicciotto sviluppato in verticale, come tutti quelli della casa editrice Iperborea. Sono molto felice di aver avuto la possibilità di leggerlo perché ne ho sentito molto parlare. Ecco quello che penso.

Io non mi chiamo Miriam Majgull Axelsson recensione Felice con un libro

Titolo: Io non mi chiamo Miriam
Autore: Majgull Axelsson
Editore: Iperborea
Data pubblicazione: Settembre 2016
Pagine: 539

RECENSIONE

Miriam è un'anziana nonna che vive in Svezia insieme alla sua famiglia, tutti sanno che ha un passato buio: è una delle sopravvissute ai campi di concentramento in cui furono deportate migliaia di persone durante la seconda guerra mondiale. Quello che nessuno sa però è che Miriam non è ebrea come tutti credono, ma è una rom, e il suo vero nome è Malika. Durante la deportazione, mentre era nei campi, per sopravvivere Malika si è ritrovata a fingersi un'altra persona: l'ebrea Miriam. Da quel momento non ha più smesso di indossare la sua maschera. Neanche dopo la liberazione, neanche dopo il matrimonio o dopo la nascita della sua nipotina. Adesso però, trascorsi 60 anni di bugie, durante il suo ottantacinquesimo compleanno, si lascia sfuggire una frase pericolosa: "Io non mi chiamo Miriam". E da questo momento, il passato sembrerà impossibile da nascondere.

Ci sono molti motivi per cui consiglierei questo romanzo: innanzitutto perché un argomento molto forte come quello dei campi di concentramento è trattato in modo molto delicato. La narrazione è un continuo alternarsi tra passato e presente e questo fa sì che la parte più cruda, quella riguardante la deportazione, sia sempre intervallata da momenti più leggeri e anche sereni. Il libro quindi non diventa mai pesante e anzi, risulta scorrevole.

Mi è piaciuto molto anche il tocco di originalità che l'autrice ha deciso di dare alla storia, scegliendo di raccontare le vicende di una ragazza rom, piuttosto che ebrea. L'identità della protagonista è un elemento fondamentale nella storia, ed è evidente che la Axelsson volesse mettere in luce quanta poca considerazione sia data ai rom, rispetto agli altri popoli. 
Questa cosa mi ha fatto molto riflettere: anche i rom sono stati deportati nonostante fossero una minoranza, eppure quasi nessuno ne parla e soprattutto, ancora oggi, sono loro quelli più discriminati.
Malika è una ragazza intelligente e forte, eppure non riesce a fermare il dolore di fronte all'odio degli altri verso il suo popolo.

La prima parte del libro è più che altro un'introduzione alla vita della Miriam ormai anziana, l'orrore della guerra e dei campi emerge in poche frasi e pochi gesti: qualche incubo, qualche pensiero a parenti ormai scomparsi, la paura dei pastori tedeschi.
Vediamo una nonna forte, una nonna che si è costruita una vita piena, una nonna amata e ancora in piena salute. Mi è piaciuta questa vecchietta che ce l'ha fatta, questa nonna che si è riscattata, che ha messo da parte gli orrori che ha vissuto e con coraggio e determinazione si è costruita un bel futuro. Mi è piaciuto questo riscatto e questa luce di speranza nel romanzo.

Dopo la prima parte, andando avanti, il racconto della deportazione è sempre più dettagliato: prima brevi ricordi sparsi e poi veri e propri resoconti delle giornate ad Auschwitz e a Ravensbruck.
La Miriam anziana che ricorda e racconta però, è sempre molto restia a farlo, ha paura del passato e vuole tenerlo lontano, per assicurarsi di non andare in pezzi. Questo distacco e questa continua repressione dei ricordi e delle emozioni riguardanti il suo passato, è comprensibile, ma dal punto di vista narrativo ha tenuto un po' distaccata anche me come lettrice. Nonostante alcune parti siano molto emozionanti, per la maggior parte del tempo non sono riuscita ad immedesimarmi con la protagonista e ad entrare nella storia, forse complici anche i continui flashback.

Tutto il libro comunque è molto interessante, ho imparato tante cose nuove e la scrittrice è stata molto brava a romanzare fatti realmente accaduti. È anche vero che molte delle cose narrate già le conoscevo: ho visitato un campo di concentramento e quindi ero preparata agli argomenti descritti e ritengo che, nonostante la Axelsson sia bravissima, in alcuni punti si percepisca che non ha vissuto l'esperienza sulla propria pelle.

Sicuramente consiglio Io non mi chiamo Miriam a tutti coloro che sono interessati all'argomento! Secondo me c'è margine di miglioramento ma è comunque un bel libro.

VOTO: 🌞🌞🌞e mezzo
3,5

E voi avete letto questo romanzo? Cosa ne pensate? Cos'altro mi consigliate del catalogo Iperborea?
Vi mando un bacione dalla spiaggia,

Silvia 💕

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