23 aprile 2018

L'Avversario - Emmanuel Carrère {Recensione no-spoiler}

"Ho pensato che scrivere questa storia non poteva essere altro che un crimine o una preghiera."

Buongiorno a tutti lettori,

bentornati sul blog. Oggi vi do un consiglio spassionato: quello di leggere il libro di cui sto per parlarvi. Con questo titolo mi sono approcciata per la prima volta ad Emmanuel Carrère, autore molto famoso ed elogiato, ma non sapevo bene cosa aspettarmi soprattutto perché L'Avversario non è un romanzo ma anzi un'opera di non fiction, e io non sono per niente esperta del settore. Che dire, è stata un'esperienza dolorosa ma bellissima.
Come mi sono sentita dopo averlo finito? Sotto shock, persa, senza parole.

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Titolo: L'Avversario
Autore: Emmanuel Carrère
Editore: Adelphi
Data pubblicazione: 2000/2013
Pagine: 169

È difficile parlare di un libro come L'Avversario di Emmanuel Carrère, perché tratta di un argomento talmente spinoso, talmente disturbante, che fa paura anche solo pensare di esprimere un giudizio in proposito.
Vi ho già accennato che questa è un'opera di non fiction, e infatti essa racconta la storia di Jean-Claude Romand, un uomo in apparenza normale, che un giorno del 1993 ha ucciso moglie, figli e genitori e successivamente ha tentato di suicidarsi.
Immagino sia chiaro adesso il motivo per cui mi si chiude lo stomaco anche solo a scrivere queste righe.

Dopo il terribile fatto, il vaso di Pandora di Romand è stato scoperchiato: si è scoperto che da quasi vent'anni mentiva su tutto. Jean-Claude non si è mai laureato in medicina e non ha mai svolto la professione di medico. Diciotto anni di bugie. Diciotto anni. E poi, d'improvviso, la pazzia.

Carrère è stato ossessionato da questo caso e ha deciso di scriverci un libro; per farlo è entrato in contatto con Romand stesso, attraverso delle lettere ed assistendo poi in prima persona al processo.
Le sue motivazioni le lascio direttamente alle sue parole:

"Anche se avessi condotto un'inchiesta per conto mio, anche se fossi riuscito ad aggirare il segreto istruttorio, avrei portato alla luce soltanto dei fatti. I particolari delle appropriazioni indebite di Romand, il modo in cui, un anno dopo l'altro, aveva organizzato la sua doppia vita, il ruolo svolto da Tizio o da Caio, erano tutte cose che avrei saputo al momento opportuno, ma non mi avrebbero rivelato nulla di quanto mi premeva davvero sapere, che cosa gli passasse per la testa durante le giornate in cui gli altri lo credevano in ufficio, giornate che non trascorreva, come si era ipotizzato inizialmente, trafficando armi o segreti industriali, ma camminando nei boschi.
A questa domanda, capace di spingermi a cominciare un libro, non potevano rispondere né i testimoni, né il giudice istruttore, né le perizie psichiatriche, ma solo Romand, visto che era vivo, e nessun altro. Finalmente, dopo aver tergiversato per sei mesi, gli ho spedito una lettera presso il suo avvocato. È stata la lettera più difficile che abbia scritto in vita mia."

L'autore ci accompagna quindi nella storia, nella vita di Romand, nella vita di un assassino; e la cosa sorprendente è che lo fa quasi con delicatezza. Carrère non si arrabbia, non esagera, non si fa dominare dal racconto, ma anzi è lui stesso che riesce a dominarlo.
Prende il grande, enorme punto interrogativo che è la vita di Romand, e ce la fa scivolare davanti agli occhi. In maniera estremamente lineare ci mostra gli eventi, ma soprattutto i pensieri e le idee che hanno portato alla tragedia. Emmanuel ha provato ad entrare nella mente di Jean-Claude (e secondo me ci è riuscito) e ce la ha, in parte, spiegata.
Un atto rischioso, per tanti motivi: immaginatevi il senso di colpa nel contattare un uomo che ha commesso un pluriomicidio, immaginatevi la paura nel provare a capirlo, a penetrare i suoi pensieri. Come si fa a rimanere imparziali di fronte a ciò? E sarebbe giusto rimanere imparziali??
Carrère riesce, non so come, a mantenere una posizione nebulosa. Non giudica mai direttamente. Non accusa, ne giustifica. Eppure alla fine del libro la sua posizione, a parer mio, è più che chiara.

La capacità narrativa dell'autore è indubbia: egli analizza in questo libro ciò che appare inspiegabile, i processi psicologici, i pensieri che si agitavano nella mente di un uomo deviato. Carrère coglie l'essenziale di tutta la vicenda.
Ma con il suo libro risponde a tutte le domande? Ovviamente no.
Ci sono questioni che non possono trovare risposta.

A parte la sua magistrale chiarezza narrativa, c'è un'altra cosa che mi ha molto colpito di questa lettura: la capacità di tenere il lettore incollato alle pagine senza diventare mai troppo pesante.
Staccarsene sembra quasi impossibile, è come se la morsa che stringe lo stomaco mentre si legge, ci tenesse al contempo fermi lì, a leggere appunto.
Ma come è possibile che un libro che racconta una vicenda tanto terribile, scorra via veloce, senza pause? Perché è una storia scioccante. Talmente assurda che in alcuni momenti si perde quasi la coscienza del fatto che sia una storia vera. Reale. Le domande che sorgono in testa sono milioni, e iniziano sempre nello stesso modo: perché??
Perché Romand ha iniziato a mentire? Perché per diciotto anni ha continuato? Perché nessuno lo ha scoperto?
Come cavolo è possibile che nessuno lo abbia scoperto????
È un delirio, leggere questo libro è un delirio. È devastante, e deprimente, e straniante. E lascia un po' in uno stato catatonico, incapaci di pensare, e con la voglia di urlare.
A me sono venuti spesso i brividi, e ce l'ho pure scritta sopra, sulla pagina, la parola brividi.

L'avversario è una di quelle letture che spinge alla riflessione fino allo sfinimento, fino a quando è possibile, perché accettare impassibili che cose tanto brutte possano accadere nel mondo non ci si addice.
E quindi vogliamo trovare una spiegazione, una minima, piccola spiegazione che possa farci dire: ok, ho ancora speranza nell'umanità. E quindi cerchiamo, cerchiamo, ci affanniamo insieme a Carrère.
Ma alla fine, una spiegazione c'è?

VOTO: 🌞🌞🌞🌞🌞
 5

Ogni libro che stimola una riflessione può cambiarci in positivo, quindi questo direi che è proprio un must read. Bravissimo Carrère, spero che abbia trovato la sua pace e che la questione Romand sia per lui chiusa per sempre.

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Vi mando come sempre un bacione,
Silvia 💘

2 commenti:

  1. Ho sempre letto e sentito parlare di questo libro ma non mi aveva mai ispirato. In realtà non avevo nemmeno idea di che cosa trattasse, quindi ti ringrazio per questo post, perché solo adesso so che è un libro che potrebbe interessarmi tantissimo. E dire che non l'avevo mai considerato.

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    1. Sono molto felice di leggere questo tuo commento!!! Anche a me è capitato tante volte di snobbare un titolo e poi scoprire che era interessantissimo! :D Se lo dovessi leggere fammi assolutamente sapere se ti piace, è sempre un piacere enorme sapere che qualcuno accetta i miei consigli :* Un bacione

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