4 giugno 2018

L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello - Oliver Sacks {Recensione no-spoiler}

Buongiorno a tutti lettori!

Bentornati sul blog. Oggi vi parlo di una lettura un po' diversa dalle altre, una raccolta di microsaggi, che però possono essere considerati anche racconti, a tema medico. Ne ho sentito parlare in lungo e in largo, ma non mi ero mai decisa a leggerla perché sono abituata ai romanzi e in più avevo paura di non comprendere bene l'argomento, nonostante tutto il mio percorso di studi sia stato di tipo scientifico. L'autore di questo libro è stato un importante neurologo e Adelphi ha pubblicato da poco la sua ultima opera. Insomma avete capito, sto parlando di Oliver Sacks e del suo famosissimo L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello. 

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Titolo: L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello
Autore: Oliver Sacks
Editore: Adelphi
Data pubblicazione: 1985
Pagine: 287

Un titolo che sa catalizzare l'attenzione, L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello, derivante da uno dei tanti microsaggi contenuti in questa raccolta, il quale racconta di un uomo che non riesce più a distinguere persone, oggetti, figure, nella loro interezza e quindi si ritrova proprio a scambiare sua moglie per un cappello, tirandole la testa per poterselo infilare! E pensate che si tratta di una storia reale e che queste sono solo una quindicina di pagine delle quasi 300 che occupano il libro.

Tanti microsaggi quindi, ma non fatevi spaventare da questa parola: non sono assolutamente testi accademici, che mirano ad insegnarvi termini tecnici o a darvi lezioni di neurologia. Tutt'altro. Io direi che sono più dei microsaggi/racconti, perché la loro caratteristica principale è quella di essere alla portata di tutti ed estremamente godibili. Sacks ha la capacità di raccontare storie a sfondo medico con la semplicità con cui racconterebbe cosa ha mangiato a colazione, probabilmente perché la neurologia fa talmente parte di lui da non risultargli difficile spiegarla limpidamente, rendendo i propri testi accessibili a tutti. Non a caso egli è stato a lungo Professore in una prestigiosissima università: la Columbia!!

Qualche termine tecnico c'è, è inevitabile, ma niente che possa rendere pesante o difficoltosa l'esperienza di lettura.

Ma di cosa parlano questi racconti? Sono a tema neurologico, come ho detto, e ognuno di essi ha al centro un paziente (qualche volta più d'uno). Un paziente singolare, che si è distinto per la sua particolare patologia o magari per il suo unico modo di reagire ad essa, e che quindi si è guadagnato un posto nello scrigno dei ricordi (e anche nel cuore) di Sacks. Ci sono varie sezioni nel libro, che raggruppano tali pazienti a seconda della tipologia del loro disturbo, ma la cosa fondamentale secondo me, e che mi ha stupita di più, è che l'autore pone sempre in risalto l'unicità di ogni singolo malato, inteso come persona.
Le stesse patologie possono manifestarsi in individui talmente diversi da necessitare cure diverse, esami diversi, accortezze diverse.

Con Sacks la semplice medicina non basta più. I manuali teorici, che descrivono malattie, sintomi e cure non sono sufficienti nella realtà varia e vastissima che ci circonda. Ogni individuo deve essere considerato nella sua unicità, con le sue caratteristiche fisiche ma anche comportamentali, con le sue passioni, i suoi desideri, le sue esperienze, il suo passato.
In tutto il libro Sacks non smette mai di dirlo, e quando lo fa si percepisce tutto il suo amore per la scienza e per la medicina, che si riversa nell'amore per i suoi pazienti. Egli riesce a cogliere i dettagli necessari che fanno la differenza nella cura, nel percorso di guarigione, perché riesce a vedere tali pazienti come le persone uniche che sono.

Descrivendo i casi clinici con cui ha avuto a che fare, Sacks descrive la meraviglia del mondo.
E proprio per questo motivo non è raro che, nel raccontare, l'autore utilizzi nei confronti dei malati un tono affettuso, o ironico, a volte triste.
Ci sono malattie di cui Sacks riesce a cogliere il lato positivo e altre che suscitano la sua compassione.

Come dicevo, il libro è diviso in diverse parti, quattro per la precisione; ve ne do qui un brevissimo accenno:

In Perdite l'autore parla di persone affette da deficit di alcune funzionalità neurologiche. Hanno delle mancanze quindi, e devono imparare a farvi fronte.
In questa parte, spesso, è come se Sacks riuscisse a intravedere l'aspetto affascinante della malattia. Pur rimanendo consapevole dello stato fisico ed emotivo del paziente e dei disagi (e delle sofferenze) che una patologia porta con sé, egli ci mostra che se vogliamo possiamo vedere il bicchiere mezzo pieno invece che mezzo vuoto.
Un deficit può portare il corpo a reagire, cercando di compensarlo con un surplus, con una capacità più sviluppata rispetto al resto degli uomini.

Come i ciechi che si orientano con l'udito. Come un uomo che trasforma ogni gesto in una melodia, perché solo così può comprenderlo.

In Eccessi vengono trattati pazienti che hanno invece il problema opposto. In questo caso essi hanno quindi un approccio diverso: stavolta la malattia è seducente, perché porta a provare una sensazione di benessere, di pienezza, di totale capacità.

Ci sono coloro che non vogliono guarire del tutto, perché la patologia apporta dei miglioramenti nel loro carattere (ad esempio li rende più spigliati e più ironici), e poi ci sono persone in cui la patologia è talmente avanzata da diventare essi stessi l'incarnazione della loro malattia.

In Trasporti si prendono in considerazione disturbi più difficilmente identificabili, che riguardano alterazioni nella percezione, nell'immaginazione e nel sogno. Visioni ad esempio, causate da stimolazioni del cervello.
Esse spesso, più che patologie, vengono considerate come qualcosa di diverso, profetico a volte, riguardante la psicologia più che la medicina.
C'è chi ricorda vividamente immagini e esperienze perdute dell'infanzia, c'è chi ricorda fatti orribili che la mente aveva dimenticato. Per alcuni è una pace per altri un incubo.

Questo è il mio capitolo preferito, perché è il più umano, quello che attinge di più alle emozioni, e al contempo il più misterioso. Dà un'idea di quanto siamo complicati, di quanto comprendere appieno la mente e il cervello umani sia difficile, praticamente impossibile. A volte sembra quasi di avere a che fare con qualcosa di magico.

Nell'ultima sezione, Il mondo dei semplici, Sacks si occupa di coloro che hanno un modo diverso di vedere il mondo e relazionarvisi, come ad esempio gli autistici. In essi è pressoché inesistente il pensiero astratto, mentre prevale quello concreto. A loro l'autore si approccia in modo ancora diverso, mostrando quanto possano essere interessanti e quanto sia importante cercare di comprenderli.

Spero che questo breve sguardo ai temi affrontati da Sacks vi abbia trasmesso la capacità di fascinazione che questo libro ha.
Per quanto mi riguarda, ritengo che gli autori come Oliver Sacks siano importanti, perché permettono di vedere la scienza per quello che è: una disciplina affascinante ma soprattutto fondamentale per la vita.

Rendersi conto di quanto l'autore avesse a cuore i suoi malati, di come riuscisse a vederli per quello che erano e non come semplici casi clinici, e di conseguenza di come spesso (anche se non sempre) riuscisse ad aiutarli, è un'esperienza che riempie di meraviglia e scalda il cuore.

VOTO: 🌞🌞🌞🌞
4

Come avrete capito, vi consiglio davvero questo titolo e spero che possa affascinare anche voi. Io l'ho letto in maniera piuttosto frammentaria, intervallando tra una sezione e l'altra altre letture. Potete fare come me o leggerlo tutto di seguito, è un libro che si presta ad entrambi gli approcci.

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Se invece lo avete già letto, fatemi sapere il vostro parere!

Vi mando un bacione,
Silvia 💘

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